Nel 2026, Guido Guidi è tornato a Luzzara, piccolo centro della bassa reggiana, con la sua macchina fotografica in mano. Qui, lontano dal caos urbano, ha trovato uno scenario che pochi notano davvero: un paesaggio che cambia, una comunità che vive ai margini, sospesa tra tradizione e trasformazione. Guidi, maestro riconosciuto della fotografia italiana contemporanea, non si limita a osservare; racconta ciò che molti preferirebbero ignorare, restituendo a quei luoghi un’attenzione rara e preziosa. “A Luzzara” nasce così, dal silenzio di un territorio che parla, se solo lo si sa ascoltare.
Luzzara non è soltanto il set delle immagini di Guidi, ma il vero protagonista. Il progetto, realizzato fra novembre 2025 e giugno 2026 con l’aiuto di Silvia Camporesi e Michele Buda, prende forma grazie al sostegno della Fondazione Un Paese e al contributo del MiC con la Strategia Fotografia 2025. Qui non si tratta di nostalgia né di ricostruzioni facili. Guidi fa sua la lezione di Zavattini, abbracciando la “qualsiasià”, abbattendo gerarchie tra immagini e offrendo una lettura democratica del territorio, dove ogni dettaglio conta allo stesso modo.
Questa attenzione non vuole sottolineare mancanze o decadenze, ma esplorare trasformazioni, presenze e assenze in uno spazio spesso etichettato come periferico, ma che in realtà è un crocevia di memorie e cambiamenti sociali. La scelta di focalizzarsi su Luzzara affonda radici profonde nel percorso di Guidi, che da sempre ha dato voce alle “architetture dell’ordinario” e agli spazi di confine con un linguaggio unico.
Nato a Cesena nel 1941, Guidi si è formato allo IUAV di Venezia, tra maestri come Carlo Scarpa, Italo Zannier e Luigi Veronesi. Negli anni Settanta ha rivoluzionato la cultura visiva italiana, puntando sulla lentezza e la cura nel fotografare il paesaggio. Il suo metodo, basato sull’uso del grande formato, permette di cogliere ogni sfumatura del territorio e di raccontare l’anima delle periferie.
Il lavoro di Guidi si distingue per uno sguardo attento e rispettoso sull’ordinario, lontano dalla fotografia d’autore più spettacolare. L’esperienza con Linea di Confine a Rubiera ha influenzato generazioni di fotografi, anche grazie alla sua attività didattica nelle accademie di Ravenna e Venezia. Nel corso degli anni, la sua fotografia ha ricostruito una memoria visiva fatta non solo di monumenti, ma anche di case, muri e strade spesso ignorati, restituendo loro dignità.
Tornando a Luzzara, Guidi si inserisce in una tradizione che va da Eugène Atget a Walker Evans fino a Stephen Shore, tutti capaci di raccontare la realtà attraverso il quotidiano e i confini invisibili del paesaggio. Ma questa volta evita ogni idealizzazione. Le sue foto non sono cartoline da sogno, ma testimonianze di un “paese-fantasma”, un luogo dove il tempo lascia segni indelebili.
Dalle mura consumate dal vento e dalla pioggia, alle porte chiuse, agli interni in rovina, ogni immagine racconta i cambiamenti di una società in lenta trasformazione. Le figure umane, rare e isolate, sembrano viaggiatori temporanei in un paesaggio che sembra fermo ma è attraversato da un flusso continuo di scomparse e rinascite.
Il chiostro dell’ex Convento degli Agostiniani ha ospitato la prima presentazione pubblica del progetto, accompagnata dagli interventi di studiosi e curatori che hanno sottolineato come, per Guidi, la fotografia non sia una semplice lettura del mondo, ma un gesto di resistenza contro l’oblio.
“A Luzzara” non resterà un evento isolato. Il progetto apre la strada a un percorso di coinvolgimento culturale che vedrà protagonisti cittadini e scuole, con l’obiettivo di creare un dialogo tra passato e presente a livello locale. Venti stampe entreranno a far parte dell’Archivio Fotografico Unpaese, conservando così memoria e testimonianza di questo momento di cambiamento.
Il 2027 sarà un anno importante: è prevista una mostra temporanea di respiro internazionale al Nuovo Polo Museale di Luzzara e la pubblicazione di un volume monografico curato da MACK Books. Entrambe le iniziative metteranno in luce il territorio e la fotografia come strumenti per aprire un dibattito più ampio sulla provincia italiana oggi, invitando a guardare oltre l’apparenza per capire la complessità di spazi e comunità spesso dimenticati dai riflettori nazionali.
Nel Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, tra antiche mura e luce soffusa, quindici fotografi…
Verona si accende nell’ultima giornata di ArtVerona 2026. Musei, gallerie private e spazi indipendenti diventano…
Un segno sul foglio, rapido e deciso, racconta più di mille parole. Dal 21 al…
A Roma, dove il passato spesso scompare sotto strati di cemento e asfalto, capita qualcosa…
Nell’attesa febbrile di Hong Kong, una brocca in oro massiccio cattura tutti gli sguardi. Fu…
Nel cuore degli anni ’70 e ’80, i robot nei cartoni giapponesi non erano solo…