Nel 2024 si celebrano i 200 anni dalla nascita di Alberto Pasini, un pittore che ha saputo guardare all’Oriente con occhi diversi. Non un orientalista qualunque, ma un artista capace di raccontare il mondo arabo e mediorientale senza cadere nei soliti cliché. Mohamed Kenawi, regista egiziano, ha deciso di restituirgli quella freschezza con un documentario che lo mostra come un viaggiatore autentico, immerso nel suo tempo. Pasini non dipingeva solo ciò che immaginava o copiava; raccontava ciò che vedeva davvero. Il film, in arrivo in autunno, prenderà le mosse da Busseto, la sua città natale, per poi attraversare Parma, Milano e Roma, seguendo le tracce di un secolo di incontri e scambi culturali.
Da Busseto a Parigi: gli anni che formarono Pasini
Pietro Maria Alberto Pasini nacque nel 1826, ma la sua strada non fu mai semplice. Rimasto orfano di padre da piccolo, fu la madre a portarlo a Parma, dove conobbe l’arte grazie allo zio Antonio Pasini, pittore e collaboratore di Giovanni Bodoni. Qui si formò visivamente, frequentando l’Accademia di Belle Arti, specializzandosi nel paesaggio e apprendendo le tecniche della litografia sotto la guida di Paolo Toschi.
Tra il 1850 e il 1851 realizzò una serie di litografie dedicate ai castelli del Ducato di Parma e Piacenza, i suoi primi passi concreti nel rappresentare luoghi reali. La sua esperienza militare durante la prima guerra d’indipendenza italiana aggiunse un tassello importante alla sua vita, prima di spostarsi in città decisive come Torino, Ginevra e infine Parigi, immerso nel fermento artistico francese.
A Parigi, grazie ai consigli di Toschi, entrò nello studio di Henriquel Dupont, dove incontrò Eugène Cicéri, acquarellista e incisore, e poi si avvicinò all’atelier di Théodore Chassériau, che fu decisivo nel far nascere in lui un orientamento artistico più autentico. Quegli anni segnarono una svolta: Pasini non era più solo uno studente diligente, ma un artista pronto a trasformare le sue esperienze in opere originali.
L’Oriente vissuto: il viaggio che cambiò la sua arte
La primavera del 1855 segnò una tappa decisiva: grazie a Chassériau, Pasini fu scelto come disegnatore per una missione diplomatica francese in Persia, Turchia, Siria, Arabia ed Egitto. Un’opportunità unica per mettere il viaggio al centro del suo lavoro. Durante il viaggio realizzò una sessantina di schizzi e disegni, poi trasformati in dipinti di grande successo, apprezzati in Francia e in Italia.
La forza della sua arte sta proprio nell’esperienza diretta: Pasini non si limitò a immaginare un Oriente lontano, ma attraversò quei luoghi, osservò ogni dettaglio di architettura e vita quotidiana, ritrasse mercati, carovane, città e paesaggi con uno sguardo attento e rispettoso.
Questa concretezza è il segno distintivo della sua pittura orientalista. Non un’esotica decorazione fine a sé stessa, ma una testimonianza visiva di un mondo vissuto, capace di raccontare le dinamiche sociali e culturali di quei territori.
Oltre l’orientalismo: Pasini tra arte e racconto vero
Pasini non si accontentava di riprodurre immagini esotiche per soddisfare le fantasie occidentali. Il suo immaginario nasceva dalla conoscenza diretta dei luoghi. In un’epoca in cui fotografia e cinema erano ancora poco diffusi, la sua pittura era uno dei pochi mezzi per raccontare e far conoscere realtà lontane e complesse.
Il documentario di Kenawi mette in luce proprio questa qualità: “la capacità di Pasini di guardare senza cadere nei luoghi comuni.” Secondo il regista, quel contatto diretto con culture diverse è un monito anche per oggi: “conoscere l’altro passa attraverso l’incontro e la comprensione, basi essenziali per una società aperta.”
Le sue tele sono come un libro che racconta architetture imponenti, mercati vivaci, carovane in movimento, non solo come soggetti da dipingere, ma come pezzi di vita reale trasmessi con cuore e precisione.
Nel corso della sua carriera Pasini fu ampiamente riconosciuto: a Parigi vinse la Medaglia d’Onore per la pittura, ricevette dal sovrano persiano il titolo di Ufficiale dell’Ordine del Leone e del Sole, e in Italia fu decorato con l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Morì nel 1899 a Cavoretto, vicino a Torino, lasciando un patrimonio artistico oggi conservato in importanti collezioni.
Pasini oggi: il documentario di Kenawi e il dialogo con il presente
Il Festival Verdi 2026 dedica a Pasini un’attenzione particolare con il documentario Il Pittore d’Oriente, prodotto da BlackBoxMultiMedia LTD e Domino Film, con la direzione artistica dello storico dell’arte Paolo Serafini. Il film non è solo un omaggio, ma un dialogo che mette a confronto le opere di Pasini con i luoghi che attraversò in Italia, Francia, Egitto, Turchia e Iran.
Attraverso un montaggio che unisce dipinti ottocenteschi, materiali d’archivio, fotografie, ricostruzioni e interventi di studiosi, il documentario costruisce un ponte tra passato e presente, mostrando come quei territori siano oggi profondamente cambiati.
Kenawi ha sviluppato il progetto partendo da una ricerca sull’orientalismo negli archivi francesi, mettendo al centro l’opera di un artista capace di vedere e raccontare senza affidarsi all’immaginazione, dando corpo a spazi reali e vissuti.
Busseto e Parma: dove Pasini non è mai davvero andato via
La memoria di Pasini resta viva nella sua terra. A Busseto il documentario sarà presentato il 17 ottobre 2024 al Teatro Verdi, mentre il giorno dopo arriverà a Parma, nella Casa della Musica. In entrambi gli appuntamenti ci saranno incontri con il regista e lo storico dell’arte, con ingresso libero per chi vuole scoprire o riscoprire un artista che ha scritto una pagina unica nell’arte dell’Ottocento.
Le sue opere si trovano in musei importanti, dalle Gallerie d’Arte Moderna di Torino, Milano, Firenze e Roma, fino alla Galleria Nazionale di Parma e altre collezioni pubbliche e private. A Parma, un viale porta il suo nome, a testimonianza del legame profondo tra il suo viaggio artistico e il luogo d’origine.
La famiglia della studiosa Vittoria Botteri Cardoso, autrice di un fondamentale catalogo su Pasini, collabora oggi con la produzione del documentario, proseguendo uno studio critico solido e approfondito.
Il viaggio del documentario proseguirà a Milano il 3 novembre, a Palazzo di Brera, e si sta valutando una tappa a Roma nei prossimi mesi. Così, dalla provincia parmense al cuore delle grandi città italiane, Pasini continua a raccontare, con i suoi pennelli, un mondo in cui arte e realtà si intrecciano indissolubilmente.
