A Roma, tra ottobre 2026 e febbraio 2027, Liminal Space – La Casa delle Arti Transmediali si trasforma in un crocevia di sperimentazioni che uniscono arte e tecnologia. Sei artisti e collettivi italiani lavorano fianco a fianco per esplorare come i dati influenzano la nostra percezione del reale. Installazioni, performance, ambienti audiovisivi: ogni forma espressiva diventa un modo per interrogare il ruolo delle immagini e delle mappe nella vita digitale di tutti i giorni. Al centro di tutto, la mappa non è più solo un disegno geografico, ma uno strumento capace di svelare le reti invisibili che legano informazioni e realtà.
Dal 5 ottobre 2026, Liminal Space apre le porte a sei residenze artistiche, organizzate da Re:humanism in collaborazione con due tra le più importanti accademie romane, NABA e RUFA. Ogni residenza dura una settimana e si conclude con due giornate di open studio: occasioni in cui il pubblico può entrare in contatto diretto con gli artisti e i loro lavori in corso. Il percorso di ricerca è partito da una fase formativa, svolta tra giugno e luglio 2026, che ha introdotto i partecipanti all’uso di intelligenza artificiale, dataset, performance digitali e ambienti immersivi.
Non si tratta solo di tecnologia: l’idea è capire come cambia la nostra esperienza del reale quando la realtà visiva viene filtrata e rielaborata da sistemi tecnologici. Le mappe, spesso viste come semplici rappresentazioni geografiche, diventano qui mappe concettuali, strumenti per decifrare dati biometrici, tracce digitali e archivi visivi in continuo mutamento. Alla base c’è un’indagine sulla percezione, attraverso strumenti artistici che traducono numeri e codici in ambienti sensoriali e narrativi.
Il progetto si apre con Tommaso Cherubini e Lorenzo Ciccarelli, che dal 5 all’11 ottobre presentano MEDIAMORPHOSIS. I due artisti riflettono sul passaggio dal sapere tradizionale a quello veicolato dai media digitali. Con un’installazione audiovisiva immersiva, archivi e visualizzazioni dinamiche, raccontano come i media non solo trasmettano informazioni, ma trasformino anche il modo in cui impariamo e percepiamo la conoscenza.
A novembre, dal 2 all’8, Giacomo Baccega presenta Circe’s Trick: Seeking Topographic Amnesia II, un progetto che pone al centro le immagini come doppio dispositivo: strumento per orientarsi e veicolo di oblio. Il richiamo al mito di Circe mette in luce la tensione tra memoria visiva e dimenticanza, attraverso video essay e installazioni interattive che invitano a riflettere sul potere delle immagini oggi.
Gabriele Barbagallo e Sofia Salerno, con Sguardi dal cielo , portano in scena una performance ambientale con drone. Questo vola sul confine sottile tra gioco e sorveglianza, esplorando la relazione instabile tra corpo, macchina e spazio. La loro mappatura in movimento sottolinea le nuove forme di controllo sociale e sorveglianza tecnologica.
A dicembre, dal 14 al 20, Livia Ribichini presenta Sensing Rome, un progetto che trasforma la città in una geografia personale. Camminando per Roma, raccoglie dati biometrici legati alle proprie emozioni e li traduce in una mappa dinamica e in installazioni luminose immersive. La sua opera unisce percezione corporea e spazio urbano, mostrando come la cartografia possa diventare esperienza emotiva e sensoriale diretta.
Nel gennaio 2027, dall’11 al 17, Lucrezia Della Balda propone Πρόθεσις, un concerto acusmatico e un’installazione scultorea in cui la voce è ricostruita con intelligenza artificiale. Il progetto immagina il ritorno della voce perduta della tragedia greca, creando un coro artificiale e androgino. Un lavoro che riflette su memoria, identità vocale e presenza corporea contaminata dalla macchina, in un dialogo stretto tra sound art e performance.
Martina Carbone chiude il ciclo dall’8 al 14 febbraio con Cartographies of Pre-Mediation, una performance che usa dati astronomici open source e elaborazioni in tempo reale per creare costellazioni dinamiche. La presenza del pubblico influisce sulle configurazioni luminose, mettendo in discussione l’apparente neutralità dei sistemi computazionali. La performance si confronta con la trasparenza dei dati e i modi in cui la visibilità è mediata da processi tecnologici complessi.
Media Cartographies rompe con l’idea tradizionale di mappa come semplice supporto cartografico e la trasforma in uno strumento per indagare i flussi e le stratificazioni che oggi definiscono la realtà percepita. Tra dati biometrici, mito, intelligenza artificiale e sistemi in tempo reale, il progetto anima uno spazio romano dedicato all’arte, capace di sfidare le coordinate classiche della rappresentazione e di farci riflettere sull’impatto delle tecnologie nella nostra esperienza quotidiana.
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