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Luca Rento a Venezia: la rivoluzionaria “pittura in movimento” dell’artista di Feltre in mostra esclusiva

Nel 1965 nasce a Feltre Luca Rento, un artista il cui nome fatica a farsi strada nel mare del web. Poche tracce: qualche nota sparsa, immagini sbiadite delle sue opere, ritratti che sembrano rimasti fermi nel tempo. Eppure, la sua carriera è lunga quasi quattro decenni, con tappe prestigiose – dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma al Palazzo Te di Mantova, fino al Mart di Rovereto e alla Prague Biennale. Questa invisibilità digitale rende la sua arte ancora più intrigante. Ora, a Venezia, alla Fondazione Querini Stampalia, la mostra “Prima che tutto svanisca” raccoglie venticinque anni del suo lavoro. Qui, non si tratta solo di guardare: si entra in un mondo fatto di silenzi, lentezza e dettagli che si rivelano solo a chi sa fermarsi davvero.

Venezia ospita venticinque anni di opere tra arte e sospensione

La mostra, curata da Alfredo Cramerotti, mette insieme una selezione che racconta bene il percorso di Rento dagli anni Novanta a oggi. Non è una semplice esposizione: è un invito a fermarsi, a rallentare il modo di vedere, quasi a mettere in pausa il tempo davanti a ogni immagine. Si incontrano opere esposte in musei di livello internazionale, testimonianza di una carriera intensa, ma che contrasta con la quasi totale assenza online dell’artista.

Negli spazi della Fondazione Querini Stampalia, il pubblico si confronta con video-installazioni che sembrano immagini ferme, ma che nascondono piccoli movimenti: un respiro appena percettibile, il tremolio di una fiamma, il lento dondolare di un fiore. Questi dettagli, invisibili a uno sguardo frettoloso, sono la chiave per capire la profondità del lavoro. Le opere sfuggono alla velocità del tempo digitale e scandiscono un ritmo tutto loro, lento e meditativo.

Tra pittura e video: immagini che si muovono piano

Le immagini di Luca Rento stanno a metà strada tra video e pittura. A prima vista sembrano fotografie, ma in realtà sono filmati con movimenti quasi impercettibili. Questo gioco di apparenze rende difficile capire di che cosa si tratti davvero, spostando il video verso una dimensione più pittorica.

Come dice il curatore Alfredo Cramerotti, si tratta di una “pittura alta con mezzi diversi”. Le opere portano con sé dettagli barocchi e nature morte, ricordi di un passato che si fa presente con un linguaggio moderno. Il contrasto tra immobilità e vita, tema eterno dell’arte, qui viene riscritto con strumenti contemporanei che catturano non solo l’immagine, ma anche un frammento di tempo e respiro.

### Memoria e vita nelle immagini: un ponte tra passato e presente

Il lavoro di Rento va oltre la tecnica. Richiama una tradizione antica, quella di conservare la vita attraverso l’immagine, che affonda le radici in epoche lontane. Nel 2024 questa idea resta centrale, soprattutto perché il video permette di fermare non solo un’istantanea, ma un movimento appena accennato.

Il critico André Bazin diceva che la rappresentazione visiva dà una sorta di immortalità simbolica, strappando l’effige al tempo che passa. Rento prende questo concetto e lo porta più in là, catturando respiri e movimenti lievi, quasi invisibili ma sempre presenti. Le sue immagini parlano continuamente della morte, con corpi fermi, oggetti legati al lutto e volti immobili. Ma anche quelle di vita – come quella di una donna incinta che si muove lentamente al tocco del figlio – sono avvolte da un’aura di mistero e incompletezza.

### Il teschio del nonno: il respiro fragile tra morte e memoria

Una delle opere più intense in mostra è la sequenza dedicata al teschio del nonno di Rento. Il corpo si riduce a ossa, chiaro segno della fine. Eppure, c’è un dettaglio che sfugge alla rigidità: accanto al teschio, una piccola fiamma vacilla, seguita da un movimento appena percepibile della telecamera.

Quel minimo tremolio ridà vita all’immagine, andando oltre l’idea di Bazin. Non si tratta di resuscitare il defunto, ma di prolungarne la presenza nell’immagine, mantenendo viva la memoria. La fiamma diventa così simbolo del legame sottile tra vita, morte e arte, un invito a riflettere sulla scomparsa e sulla forza dell’immagine contro il tempo.

Ogni opera di Luca Rento a Venezia nel 2024 non è solo un pezzo d’arte da ammirare, ma un’esperienza che sfida la staticità per raccontare la fragile continuità tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo.

Redazione

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