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Ibrahim Mahama a Napoli: Voyageur, l’installazione monumentale che trasforma piazza Municipio

Nel mezzo di piazza Municipio, a Napoli, si stagliano tre imbarcazioni di legno, imponenti e silenziose, alte fino a otto metri. “Voyageur” è il nome di questa installazione dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, inaugurata il 21 settembre e destinata a restare fino al novembre 2024. Non si tratta solo di una presenza scenica, ma di un monito che affonda le radici nella memoria e nello spazio urbano. Voluta con decisione dal sindaco Gaetano Manfredi e curata da Vincenzo Trione, l’opera si inserisce nel cuore di Napoli Contemporanea. Quel legno che si erge dal pavimento sembra raccontare storie di viaggio, di partenze forzate, di tragedie nel Mediterraneo. E non è un caso che stia proprio lì, a pochi passi dai resti del porto romano emersi durante gli scavi della metropolitana. Un dialogo tra passato e presente, tra arte e vita reale, che scuote la città e chi la attraversa.

Mahama cambia rotta: legno pulito e forme totemiche

Chi conosce Ibrahim Mahama sa che da anni lavora con materiali di recupero, soprattutto sacchi di juta, carichi di storie di fatica e ingiustizia. Con “Voyageur”, invece, l’artista si presenta in modo diverso, usando un legno levigato e impeccabile. Le tre barche non mostrano segni di usura, sembrano quasi totem immutabili, figure solenni che dominano la piazza. Questo cambio di materiale sorprende e spinge a pensare che non sia solo una scelta estetica, ma anche pratica: l’installazione deve resistere alle intemperie e a possibili atti vandalici.

Il legno così preservato mette sul tavolo una domanda importante: il monumento contemporaneo deve ancora essere un blocco eterno e inviolabile? Oppure si può pensare a forme che accettino il tempo che passa, la trasformazione, la fragilità? Si parla di post-monumento, di installazioni temporanee, di opere che cambiano con l’ambiente e la società. Però, nella realtà, l’arte pubblica ufficiale fatica ancora a staccarsi dall’idea del monumento intoccabile, un retaggio del Novecento.

Arte e migrazioni: il peso politico di Voyageur tra simboli e contraddizioni

“Voyageur” ha un forte significato politico: racconta senza giri di parole il dramma delle migrazioni e le vite spezzate in mare. Il sindaco Manfredi ha sottolineato l’importanza di portare in città un artista africano di primo piano, in linea con la sensibilità culturale napoletana verso il continente, ricordando anche collaborazioni passate con artisti come Enzo Avitabile. Ma questo simbolo potente si inserisce in un contesto urbano e politico tutt’altro che neutro.

Napoli vede infatti scontrarsi politiche di sicurezza e controllo sociale, con istituzioni spesso silenti di fronte a pratiche come l’apertura di Centri di Permanenza per il Rimpatrio a pochi chilometri o le ordinanze che creano “zone rosse”, isolando aree come piazza Garibaldi. Questi meccanismi spingono sempre più ai margini migranti e persone fragili, allontanandoli dai luoghi di incontro e di vita cittadina. In questo quadro, il monumento di Mahama appare quasi come un monito, ma anche una contraddizione: celebra poeticamente i migranti nel cuore di Napoli mentre le loro vite sono spesso tenute sotto controllo e repressione. Un cortocircuito difficile da ignorare.

America’s Cup e Voyageur: due facce di una stessa città divisa

Un altro elemento che sottolinea il contrasto è il confronto tra le barche di “Voyageur” e le imbarcazioni dell’America’s Cup, che presto regateranno nelle acque partenopee. Da una parte, le barche pre-regata rappresentano lusso e cementificazione della costa, con un impatto sociale ed economico pesante: aumento degli affitti, esclusione abitativa soprattutto a Bagnoli. Dall’altra, le barche di legno di Mahama raccontano povertà, fuga da guerre e cambiamenti climatici.

Due mondi che convivono, ma sono agli antipodi, riflettendo una spaccatura profonda nella società e nella cultura della città. Una scena inquietante: Napoli divisa tra chi costruisce il proprio privilegio e chi lotta semplicemente per sopravvivere.

Piazza Municipio tra vuoto metafisico e bisogni concreti

L’installazione si inserisce in piazza Municipio, recentemente ripensata dall’architetto Álvaro Siza come una grande spianata. Il curatore Trione parla di una “metafisica della piazza”, capace di amplificare il senso di vuoto con riferimenti artistici evocativi. Ma chi vive la piazza ogni giorno ha una percezione diversa.

I cittadini lamentano la mancanza di verde e ombra. A Napoli, dove l’estate punge, alberi e spazi naturali sono una necessità. L’arte pubblica non può chiudere gli occhi davanti ai bisogni ambientali e sociali che emergono dal territorio. Non basta mettere qualche albero come decorazione: serve ripensare lo spazio urbano, includendo il verde come elemento fondamentale per il benessere delle persone.

Verso un’arte pubblica più inclusiva e sostenibile

Nel mondo ci sono esempi di opere urbane che integrano natura e riflessione ecologica, veri e propri “monumenti verdi” fatti di piante e alberi, parte integrante dell’esperienza. Portare queste idee a Napoli significherebbe affrontare sfide ecologiche e culturali importanti e aprire un dialogo vero con la comunità.

Resta anche il tema della rappresentanza di genere nelle grandi commissioni artistiche. La scarsità di artiste donne si fa sentire, nonostante esempi virtuosi come Marinella Senatore. È una questione da affrontare con strumenti concreti per garantire inclusione e parità.

Chi decide l’arte pubblica a Napoli? Tra partecipazione e futuro delle installazioni

L’intenzione di portare arte contemporanea in città è un segnale positivo, che però spinge a chiedersi come si scelgono le opere e come si coinvolgono i cittadini. Il modello delle commissioni dall’alto rischia di creare distacco e incomprensioni. Sarebbe invece utile puntare su concorsi pubblici, giurie miste, esposizioni in quartiere, momenti di confronto aperto, per rendere il processo più trasparente e condiviso.

Un nodo pratico riguarda il destino delle opere temporanee. Che fine farà “Voyageur” dopo il 18 novembre? Verrà smontata e dimenticata o trovata una nuova collocazione, magari negli spazi della metropolitana o in altri luoghi simbolo? Dare una risposta significherebbe trasformare l’arte pubblica da evento occasionale in risorsa stabile per la città.

L’installazione di Ibrahim Mahama in piazza Municipio apre molte riflessioni e sfide che Napoli e le sue istituzioni devono affrontare con concretezza e coraggio. La città è a un bivio, chiamata a ridefinire il suo rapporto con l’arte, il paesaggio e le tensioni sociali che la attraversano.

Redazione

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