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Federico Zeri a Bergamo: la mostra “Un Diario Personale” all’Accademia Carrara dal 12 novembre 2026

Redazione 23 Settembre 2026

Nel 1998 Federico Zeri donò all’Accademia Carrara di Bergamo 46 sculture. Oggi, quelle opere tornano protagoniste in una mostra che si apre il 12 novembre 2026, ma non è una semplice esposizione. È un viaggio nel mondo di uno dei più grandi storici dell’arte del Novecento, un’occasione per vedere come Zeri ha scelto, studiato e custodito queste opere. Dietro ogni pezzo, c’è un dialogo intenso tra l’uomo, il museo e il suo approccio alla ricerca, che ha plasmato la sua carriera. Non solo sculture, dunque, ma anche materiali inediti, conferenze e un catalogo digitale: un modo per entrare nel cuore pulsante di un lavoro durato decenni, e per capire cosa significhi davvero mettere insieme una collezione.

46 sculture, un racconto tra arte e ricerca

Tutto nasce dalla donazione del 1998, quando Federico Zeri consegnò all’Accademia Carrara 46 sculture provenienti dalla sua collezione privata. Sono pezzi che spaziano in epoche e materiali diversi, dalla porcellana al marmo, firmati da artisti di rilievo come Pietro Bernini, Domenico Guidi, Filippo Parodi e Giovan Francesco Arrighi. Queste opere non sono semplici oggetti, ma tessere di un puzzle che raccontano la storia dello studioso e del museo. Ancora oggi quella collezione resta un patrimonio fondamentale per la scultura dell’Accademia, un punto di riferimento per studio e conservazione.

La mostra è pensata come un laboratorio: uno spazio dove il visitatore può capire il lavoro che sta dietro al museo, tutto ciò che succede prima che un’opera arrivi in sala. Tra restauri, analisi iconografiche e ricerche storiche, ogni dettaglio diventa uno strumento di indagine. Il percorso si articola in quattro sezioni: le sculture donate da Zeri con le ricerche collegate, i dipinti dell’Accademia Carrara su cui Zeri ha lavorato con attribuzioni e studi, la biblioteca e le trasmissioni radiofoniche che raccontano la sua attività di divulgazione, e infine i dipinti olandesi della collezione di Giovanni Morelli, altro grande storico dell’arte, di cui Zeri curò il catalogo.

Il restauro, presente in mostra, mostra anche le scelte metodologiche che guidano ogni giorno la cura delle opere del museo, offrendo al pubblico uno sguardo approfondito sulle pratiche di conservazione e sul delicato equilibrio tra mantenere e valorizzare.

Federico Zeri, l’uomo dietro la collezione

Federico Zeri nasce a Roma nel 1921 e si spegne nel 1998 a Mentana, dove la sua villa è oggi parte del Sistema museale nazionale. Allievo di Pietro Toesca, si è formato grazie al confronto con alcune delle figure più importanti della critica artistica del Novecento, come Bernard Berenson, Giuliano Briganti, Mario Praz e Roberto Longhi, da cui ha preso rigore e passione.

Nella sua autobiografia si descrive come un romano nato a pochi passi dal Quirinale e dalle statue dei Dioscuri, cresciuto immerso nella cultura dell’arte e dell’antichità. La sua fama si basa sulla capacità di scoprire ambiti poco esplorati della storia dell’arte, riportando alla luce artisti dimenticati e sviluppando un approccio filologico attento e rigoroso.

Il suo lavoro ha toccato tanti mondi: musei, collezioni private, università e mercato dell’arte. Nel 1948 diventa direttore della Galleria Spada a Roma, e dopo varie esperienze istituzionali si fa conoscere a livello internazionale con incarichi accademici a Harvard e Columbia University, e con la partecipazione alla nascita del Getty Museum di Malibu. Ha firmato cataloghi importanti sulla pittura italiana dal XIII al XVIII secolo e ha sempre portato avanti la divulgazione culturale attraverso libri, giornali e trasmissioni.

Uno strumento fondamentale per lui è stata la fotografia: dagli anni Quaranta ha costruito una fototeca enorme, essenziale per attribuzioni e analisi. Alla sua morte, Zeri aveva raccolto 46mila volumi, 37mila cataloghi d’asta e circa 290mila fotografie. Nel 1999 l’Università di Bologna ha fondato la Fondazione Federico Zeri, con il compito di custodirne e valorizzarne l’eredità.

Mostra, catalogo digitale e conferenze: Bergamo celebra Zeri

Con l’apertura della mostra arriva anche il catalogo scientifico digitale Le sculture della collezione Federico Zeri, curato da Paolo Plebani. Frutto della collaborazione tra Accademia Carrara e Fondazione Federico Zeri, con il sostegno dell’Associazione Amici di Federico Zeri e della Fondazione Banca Popolare di Bergamo, il catalogo offre un approfondimento dettagliato su ogni opera, inserendola nel suo contesto storico e museale.

La mostra resterà aperta fino al 4 luglio 2027 e sarà accompagnata da un ciclo di tre conferenze che mettono a fuoco i diversi aspetti del legame tra Zeri e il museo bergamasco. Si parte il 12 novembre 2026 con “Zeri e Scaglia: una lunga amicizia”, che racconta un rapporto personale e professionale decisivo. Il 10 dicembre sarà la volta di “Zeri a Bergamo, Zeri in Accademia Carrara”, con approfondimenti sul suo contributo diretto alla collezione e al catalogo. Infine, il 14 gennaio 2027, “Zeri e Morelli” chiuderà il programma, riflettendo sul legame tra due maestri della storia dell’arte che hanno segnato la stessa epoca.

Questa iniziativa fa parte di CANTIERE MUSEO, il progetto triennale 2026-2028 dell’Accademia Carrara che punta a valorizzare ricerca, conservazione e comunicazione, trasformando il museo in uno spazio vivo e dinamico. La mostra su Federico Zeri è un esempio perfetto di come arte e storia possano raccontarsi, ma soprattutto di come passione e lavoro intellettuale siano il cuore di ogni progetto culturale.

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