Quando le luci si abbassano al Teatro Caio Melisso, l’autunno spoletino prende vita con note che vibrano nell’aria, pronte a incantare. Dal 16 ottobre al 20 novembre, Spoleto diventa un palcoscenico di virtuosismo e sperimentazione sonora. È la settima edizione di Spoleto Jazz, un festival ormai radicato nel cuore degli appassionati, capace di trasformare la città in un crocevia di emozioni e incontri musicali. Tra i suoi teatri simbolo, il Caio Melisso e il Nuovo Gian Carlo Menotti, si intrecciano sonorità che vanno dal jazz più puro alle contaminazioni più audaci. Quest’anno, il filo rosso è un tributo intenso a John Coltrane, la cui musica continua a rappresentare libertà e passione senza tempo.
Spoleto Jazz, il jazz che racconta la città
Il jazz torna a battere forte nel cuore di Spoleto, confermando la sua vocazione di ponte tra tradizione e innovazione culturale. Il Comune di Spoleto, insieme a Visioninmusica, ha messo a punto una formula che coinvolge il pubblico con proposte sempre nuove, capaci di attirare anche chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Il sindaco Andrea Sisti sottolinea come il festival sia ormai un tratto distintivo della città, capace di attrarre nomi di rilievo internazionale e di educare all’ascolto consapevole. La musica jazz, con la sua libertà di improvvisazione e la capacità di mescolare stili, riflette quella vocazione all’apertura e allo scambio culturale che da sempre contraddistingue Spoleto. Negli anni il festival ha portato la città su un palcoscenico più ampio, avvicinandola a un linguaggio che oscilla tra creatività e rigore. Spoleto Jazz è oggi un segnale tangibile della vitalità culturale del territorio e un trampolino per la scena musicale nazionale e internazionale.
Questa settima edizione è particolarmente importante per diversi motivi. Prima di tutto, la valorizzazione del ruolo femminile, con la presenza di artiste di spessore, che testimonia una nuova apertura verso linguaggi e sonorità diverse. Il festival fa da cassa di risonanza per esperienze musicali ampie, portate avanti sia da giovani talenti che da artisti affermati. Il contesto è poi di quelli che parlano da soli: il Teatro Caio Melisso – Spazio Carla Fendi e il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti sono luoghi carichi di storia, dove il jazz si intreccia con l’identità della città, regalando al pubblico un’esperienza fuori dall’ordinario.
Un programma fitto di nomi e appuntamenti da non perdere
Si parte venerdì 16 ottobre con Judith Hill, una delle voci soul più apprezzate a livello mondiale. Polistrumentista e cantautrice, Hill ha costruito la sua carriera al fianco di giganti come Michael Jackson e Prince. Il suo concerto al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti promette emozioni vere, grazie alla sua capacità di passare con naturalezza da melodie intense a ritmi coinvolgenti. Una partenza di grande spessore per la rassegna.
La seconda parte del festival punta forte sul pianismo europeo contemporaneo. Venerdì 6 novembre al Teatro Caio Melisso si esibiranno due protagonisti di rilievo: Zsigmond Gerlóczy, giovane talento ungherese già apprezzato da maestri come Keith Jarrett e Tigran Hamasyan, proporrà il suo repertorio di Bagatelle in un percorso sonoro raffinato e creativo. A seguire, il Daniel García Trio darà vita a un’esplosione di energia con pianoforte, contrabbasso e batteria. La presenza di musicisti come Reinier “El Negrón” Elizarde e Michael Olivera assicura una serata vibrante e ricca di dinamiche. Virtuosismo e groove si mescoleranno sul palco in una performance unica.
La chiusura, venerdì 20 novembre, è affidata a Emma Smith, una voce riconoscibile e apprezzata nel panorama jazz contemporaneo. La cantante britannica, che ha collaborato con artisti come Michael Bublé e la Quincy Jones Orchestra, porta con sé una storia familiare legata alla grande musica . Smith rappresenta la continuità della grande vocalità jazz, rinnovata con sensibilità moderna e interpretazioni intense. Il suo concerto al Teatro Caio Melisso chiuderà il festival lasciando un ricordo indelebile.
“Jazz! Is a Love Supreme”: il cuore pulsante della rassegna
Il motto di questa edizione, “Jazz! Is a Love Supreme”, è un chiaro omaggio al capolavoro di John Coltrane, ma guarda anche oltre, parlando della natura stessa del jazz. Un messaggio che vede la musica come una forma d’amore profondo e libero, capace di creare un legame immediato tra chi suona e chi ascolta. Spoleto Jazz 2026 mette al centro proprio questo scambio, quell’esperienza che va oltre le parole e si vive nel momento dell’esecuzione.
Silvia Alunni, direttrice artistica del festival, spiega che questa formula incarna l’essenza dell’evento: aperto alla sperimentazione, ma sempre ancorato a una passione sincera per la musica. Il richiamo a Coltrane si traduce in una forte attenzione alla libertà espressiva, che si riflette nella varietà degli artisti in cartellone e nello spirito innovativo della proposta. La contaminazione di stili, atmosfere e ritmi rende Spoleto Jazz un’esperienza viva, in continuo movimento.
La forza del festival sta proprio in questo equilibrio tra tradizione e contemporaneità. Un invito per il pubblico a entrare in sintonia con gli artisti, a cogliere ogni sfumatura, a lasciarsi trasportare da atmosfere ora intense, ora sospese. In una città come Spoleto, ricca di storia e cultura, il festival si conferma un abbraccio perfetto tra patrimonio artistico e musica dal vivo, una realtà che ormai segna il calendario culturale da sette anni.
