Settant’anni di storia pulsante, nel cuore di Buenos Aires. Il Museo d’Arte Moderna della città spegne nel 2026 le sue 70 candeline con una celebrazione che va oltre la semplice ricorrenza. Al centro della scena c’è “Abitare il futuro”, un progetto ambizioso che intreccia mostre, eventi pubblici, laboratori e pubblicazioni per tutto l’anno. L’obiettivo? Farci ascoltare la voce delle nature che ci circondano — foreste, fiumi, vulcani, persino lo spazio cosmico — e ripensare il nostro rapporto con il mondo che abitiamo. Una chiamata urgente e vibrante, da un museo che ha sempre saputo cogliere il fermento culturale della sua città.
Natura protagonista: architetto e attivista sociale
Per l’anniversario viene lanciata “Naturaleza arquitecta”, curata da Patricio Orellana insieme a Victoria Noorthoorn, direttrice del museo. Questa mostra ha un taglio originale e provocatorio: la natura non è più solo uno sfondo, ma diventa protagonista vera e propria dell’arte e delle sfide sociali. La natura si trasforma in architetto, artista e forza politica. Il punto di partenza è il concetto di “foresta culturale” ideato dall’architetto brasiliano Paulo Tavares, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2023, che interpreta il territorio naturale come un sistema complesso fatto di intrecci storici, politici, economici e sociali.
In “Naturaleza arquitecta” architettura e arte si mettono al servizio di nuovi modi di organizzare la vita e gli spazi, andando oltre l’antropocentrismo e raccontando ambienti abitati da molte forme di vita e relazioni. Un approccio che apre a una visione fresca e radicale del ruolo della natura nelle nostre società.
Un viaggio tra fiumi, foreste e memoria ambientale
La mostra si snoda su due grandi sale. La prima accoglie i visitatori con un grande tavolo-scultura che ricorda un fiume, lungo il quale si sviluppa una serie di progetti artistici e architettonici dedicati ai paesaggi sudamericani. Accanto alle opere di artisti e collettivi, il Dipartimento Educazione del museo organizza attività interattive per un pubblico vario e numeroso.
Si parte dalla ricerca di Tavares sull’Amazzonia, vista come spazio architettonico e culturale. Poi si passa a progetti come quelli di m7red e Casa Río Lab, che mappano territori segnati da dinamiche ecologiche, politiche ed economiche, toccando fiumi cruciali come quelli intorno a Buenos Aires e il Rio de la Plata. La mostra rende omaggio anche a Nicolás García Uriburu, pioniere dell’arte impegnata nell’attivismo ambientale argentino, la cui eredità vive nel progetto Utopía del Sur con riserve naturali e programmi di reinserimento di specie minacciate.
Non mancano esempi di collaborazione tra specie, come la ricerca di Tomás Saraceno sulle ragnatele usate come modello di organizzazione cooperativa. Florencia Levy racconta gli effetti devastanti dell’estrattivismo con paesaggi stratificati di storia e contesto. E c’è spazio per il poeta cileno Raúl Zurita, noto per i suoi interventi sul paesaggio che intrecciano parole e territorio.
Arte che coinvolge i sensi: corpo, acqua e performance sul Paraná
La seconda sala punta a coinvolgere direttamente corpo e sensi. Qui spiccano due grandi installazioni di Manuel Brandazza, artista di Rosario, pensate appositamente per la mostra e ispirate all’acqua del fiume Paraná. Una è un murale imponente fatto con il fango preso proprio dal fiume, l’altra documenta una performance in cui decine di modelle hanno sfilato su chiatte, trasformando il corso d’acqua in una passerella suggestiva.
L’acqua si fa sentire anche in un disegno di Adriana Bustos che evoca la leggenda di La Maldonado e il ruscello nascosto sotto Buenos Aires, una presenza sotterranea ma potente nella città. Dalle coste del nord-est brasiliano arrivano due film di Jonathas de Andrade: in “O Peixe” la vita dei pescatori assume toni inquietanti, dove il rapporto con gli animali rivela una complessità profonda; in “Jangadeiros e canoeiros” le vele dei pescatori diventano una danza di colori sull’acqua, richiamando l’arte astratta brasiliana.
Pittura che va oltre il paesaggio tradizionale
Non poteva mancare la pittura in questa avventura artistica. Valeria Maggi e Rayana Rayo portano il loro sguardo elaborando paesaggi dove la natura si fa esperienza sensoriale e soggettiva, superando la rappresentazione statica. Le loro opere creano territori ambigui, dove i confini tra realtà e immaginazione si sfumano, aprendo a nuovi modi di sentire e stare nel mondo.
In questo racconto, il paesaggio diventa spazio di memoria e immaginazione, in cui la natura non è più uno sfondo, ma un soggetto in continuo cambiamento, capace di mostrare la sua complessità.
Sguardi sotto la superficie: radici, vulcani e altre specie
“Naturaleza arquitecta” si sofferma anche su ciò che resta nascosto. Le radici, le forze vulcaniche e le basi materiali del territorio emergono nelle opere di Virginia Buitrón, Eduardo Navarro e Sebastián Roque. L’estrazione di risorse naturali passa attraverso lo sguardo critico di Julián D’Angiolillo.
Parallelamente, alcune opere mettono al centro gli animali, per cambiare il modo in cui guardiamo il mondo. Nel film di Rivane Neuenschwander e Cao Guimarães, negli acquerelli di formiche di Ariel Cusnir e nelle maschere animali di Florencia Rodríguez Giles si aprono finestre su percezioni diverse, creando nuovi legami tra umani e altre forme di vita.
La foresta che guarda: l’opera monumentale di Felix Shumba
Il momento più intenso del percorso è l’installazione monumentale di Felix Shumba, artista dello Zimbabwe ospite speciale per questa celebrazione. La sua foresta notturna, realizzata con carboncini ricavati dal legno delle foreste di Bulawayo, diventa una creatura viva, capace di guardare e rispondere a chi la osserva.
Qui la natura non è più passiva, ma protagonista di una storia fatta di memoria, conoscenza e relazioni tra mondi diversi.
Abitare il futuro: arte, natura e design per i 70 anni del Museo Moderno
“Naturaleza arquitecta” fa parte del programma più ampio “Abitare il futuro”, con cui il Museo Moderno di Buenos Aires celebra i suoi settant’anni. Un calendario che comprende una decina di mostre e tanti eventi pubblici, didattici e editoriali distribuiti nel 2026.
Il programma esplora diversi ambienti e geografie, mettendo in luce le connessioni profonde tra arte, design, natura, architettura e urbanistica. Tra le mostre inaugurate durante la settimana del compleanno ci sono “Moderno y MetaModerno: Edición 70 Aniversario”, “Océano interior”, “Ariel Cusnir: Desde el origen” e “Ana Gallardo: Materiales para la memoria”.
“Naturaleza arquitecta” resterà aperta fino a febbraio 2027, dando tempo e spazio per riflettere sul rapporto tra società contemporanea e pianeta, in un confronto aperto sulle possibilità di abitare il mondo che verrà.
