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Libriste a Catania: il libro d’artista tra ricerca, arte e sperimentazione a Palazzo Manganelli

Redazione 20 Settembre 2026

Le strade di Caltanissetta e Catania si animano di pagine, colori e forme che sfidano il tempo. “Libriste” non è una mostra qualunque: è un viaggio tra libro d’artista e sperimentazione visiva, un dialogo serrato tra materia e parola. Qui, tra archivi moderni e antiche pietre, si respira un ritmo diverso, lontano dalla frenesia e dai cliché. Dal 2023 fino al 10 ottobre 2026, libri, oggetti e immagini raccontano storie che chiedono attenzione, invitano a fermarsi e a riflettere.

Due luoghi, un unico racconto: la storia incontra la sperimentazione

“Libriste” si svolge in due spazi diversi ma legati da un filo comune. A Caltanissetta, la mostra prende vita in una dimora di fine Ottocento, un tempo abitata da Anna Guillot. Qui, una raccolta di opere e oggetti d’arte racconta la passione per il libro d’artista e l’intreccio tra immagine e parola. A Catania, invece, è Palazzo Manganelli, gioiello del barocco, ad accogliere il cuore della Koobook Archive, la collezione di libri d’artista al centro di “On the contemporary”, progetto curato da Anna Guillot dal 2018.

L’idea è offrire uno spazio diverso, un luogo dove la lentezza della ricerca artistica sul libro trova il suo tempo e il suo respiro. Non si tratta di semplici esposizioni, ma di un percorso che affonda le radici nella sperimentazione e nella contaminazione di linguaggi. Le due sedi riflettono questa doppia anima, spingendo il visitatore a confrontarsi con opere e testi che non si lasciano ridurre a letture facili o immediate.

“Libriste”: memoria e sperimentazione senza retorica

Il titolo prende spunto da un termine coniato dalla poetessa e storica dell’arte Mirella Bentivoglio, pioniera nell’arte sperimentale legata a parole e linguaggi visivi. “Libriste” richiama “Materializzazione del linguaggio”, progetto presentato alla Biennale di Venezia del 1978. Un punto di incontro tra parola e immagine, senza cadere nella nostalgia.

Anna Guillot, curatrice e ideatrice della mostra, ha scelto questo nome come omaggio a un modo aperto e libero di interpretare il rapporto tra immagine e parola, evitando rigidità formali o concettuali. La mostra non si limita a presentare opere una dietro l’altra, ma cerca di creare “nessi poetici” che vanno oltre la semplice narrazione documentaria. L’obiettivo è riflettere sulle molte facce del libro come oggetto d’arte, catturando l’attenzione con la complessità delle sue stratificazioni e dei suoi rimandi culturali.

Yoko Ono e Anna Guillot: tra istruzioni per vivere e misteri materiali

Tra le opere più significative spiccano quelle di Yoko Ono e Anna Guillot, autentiche porte d’ingresso concettuale alla mostra. Da “Grapefruit” di Ono arriva “Acorn”, un libro fatto di cento istruzioni alla vita, cento esercizi corredati da disegni che invitano a riflettere sulla quotidianità. Un’arte che coinvolge direttamente chi guarda, abbattendo le barriere tra oggetto artistico e modo di vivere.

L’assemblage di Anna Guillot, realizzato con piccoli libri cubici creati dal riuso di frammenti di riviste, porta chi osserva in una dimensione sospesa, quasi labirintica, dove il tempo si dilata. Questi libri non svelano mai del tutto il loro senso; restano enigmi suggeriti da disegni e rilegature che seguono un ritmo quasi architettonico. La forza dell’immagine prende il sopravvento, confondendo l’ordine e invitando a un’esperienza che oscilla tra il familiare e il misterioso.

Artisti e temi: corpo, memoria e identità in primo piano

Gli altri protagonisti della mostra esplorano territori diversi ma intrecciati, costruendo un racconto corale. Chantal Vey, con un lavoro ispirato a Pier Paolo Pasolini, disegna una mappa dell’identità smarrita. Le sue opere si presentano come un archivio personale e geografico, dove il nomadismo poetico si lega a riflessioni profonde sul senso del sé e delle radici culturali. Pasolini diventa simbolo di uno spaesamento contemporaneo, metafora di una ricerca senza fine del proprio posto nel mondo.

Sul versante opposto, Eline ’t Sant indaga il corpo in modo viscerale, quasi rituale. Si concentra su dettagli minimi e al tempo stesso violenti, come la mano ferita, segno estremo di sacrificio e trasformazione. Nel suo lavoro il corpo acquisisce un valore autonomo, sottratto alle interpretazioni esterne e affidato a una narrazione intima e cruda.

L’artista Hilde Margani Escher, recentemente scomparsa, è presente con un tessile carico di struggimento, capace di trasmettere il senso del trauma e dell’abbandono. I suoi assemblaggi di oggetti quotidiani si trasformano in simboli lontani e totemici, evocando ricordi dolorosi e una ferita che resta aperta nel tempo. Un materiale che convive con l’idea del libro come documento vivo e mutabile.

Collage, corpo e paesaggi interiori: il segno di Rossana Taormina e altri artisti

Rossana Taormina porta a Catania una serie di collage su fotografie vintage di Trieste. Sovrappone volti e paesaggi urbani, trasformando immagini familiari in elegie dell’assenza e della perdita. I volti di bambini, in parte cancellati per diventare coriandoli visivi, cancellano i confini tra identità personale e territorio, raccontando in modo struggente l’oblio e la memoria.

Altri artisti si muovono lungo temi simili, come Gertrude Moser Wagner, Rossella Poidomani e Marcella Barone. Moser Wagner mescola immagini di arance con cenere lavica, intrecciando simboli del territorio con riflessioni sull’identità politica. Nei suoi piccoli contenitori si fondono autoritratto e materia, fotografia e intervento ambientale, creando un dialogo tra origine e rappresentazione.

Rossella Poidomani lavora con la cera d’api, un materiale che per lei è insieme organico e inorganico, interno ed esterno al corpo. La cera diventa metafora di sangue, muscoli e ossa, in una sospensione che si manifesta nelle ombre e nelle forme proiettate.

Marcella Barone indaga soglie percettive attraverso sovrapposizioni di immagini acquatiche e trasparenze azzurre, cariche di ombre che trasformano ciò che appare in qualcosa di incerto, quasi irreale. La sua ricerca fa emergere piccoli mondi sospesi, tra cielo e materia liquida, negli angoli più nascosti dell’esperienza.

La mostra “Libriste” resterà aperta fino all’autunno 2026, offrendo uno spazio raro e prezioso a chi vuole confrontarsi con forme d’arte in cui libro, immagine e parola si fondono e si trasformano in oggetti di ricerca intensa e duratura.

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