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Premio Campiello 2026: Scopri le Trame dei 5 Finalisti a Venezia, Evento Unico alla Biennale

Redazione 19 Settembre 2026

Lunedì 21 settembre, alle 17, Venezia si anima di parole e storie vere. Per la prima volta, il Premio Campiello fa tappa alla Biblioteca dell’Archivio Storico – quel luogo affascinante dove si intrecciano arte e memoria, proprio nel cuore della Biennale. Cinque autori finalisti salgono sul palco, pronti a svelare racconti che nascono da esperienze vissute, ricordi intimi, riflessioni profonde sulla vita. Mancano pochi giorni alla grande serata del 3 ottobre, quando al Palazzo del Cinema del Lido la Giuria dei Trecento Lettori Anonimi proclamerà il vincitore. Ma oggi si ascoltano le voci di chi ha messo in pagina pezzi di sé, in una sfida di storie diverse e autentiche.

Ermanno Cavazzoni e l’amicizia che non si spegne

“Storia di un’amicizia” di Ermanno Cavazzoni non è una biografia qualunque. È un racconto intimo e sfumato del legame profondo tra Cavazzoni e Gianni Celati, scrittore scomparso nel 2022 e punto di riferimento della letteratura italiana recente. Cavazzoni ripercorre decenni di incontri, viaggi e discussioni, restituendo l’immagine di un ambiente culturale vibrante e complesso. La narrazione evita toni celebrativi o nostalgici, mantenendo uno sguardo leggero e malinconico, senza appesantire la figura di Celati. Né santificato né ridotto a semplice ricordo, Celati appare come un autore libero da schemi, capace di influenzare generazioni di scrittori. Il libro è anche uno specchio per riflettere su come cambiano le relazioni nel tempo, lasciando tracce più profonde di ogni definizione. Cavazzoni, nato nel 1947 e per anni docente all’Università di Bologna, porta con sé anche l’esperienza al cinema, avendo lavorato con Federico Fellini. La sua scrittura unisce ironia e profondità, un omaggio sentito alla creatività e alla complicità intellettuale.

Marcello Fois e il romanzo di un imprenditore emiliano

“L’immensa distrazione” di Marcello Fois si apre con una scena surreale: Ettore Manfredini, appena morto, si trova sospeso tra consapevolezza e oblio. La narrazione segue questo uomo di 95 anni in un viaggio dentro se stesso, ripercorrendo la sua vita, quella della sua famiglia e di un’intera epoca. Dalle umili e difficili origini nel mattatoio kosher in Emilia, Ettore diventa un imprenditore di rilievo nel settore della carne, incarnando le contraddizioni del Novecento italiano. La sua storia si intreccia con personaggi reali: la madre, la moglie scampata alla deportazione, i figli e il nipote. Fois costruisce un affresco familiare e sociale dove memoria privata e storia nazionale si riflettono a vicenda. La morte apre una riflessione sulle scelte fatte e sui silenzi, sui rimpianti e le omissioni che hanno segnato la vita di Ettore e di chi gli stava accanto. Nato a Nuoro nel 1960, Fois ha spesso scavato nelle radici familiari per raccontare le trasformazioni storiche attraverso storie personali, guadagnandosi spazio anche come sceneggiatore e autore teatrale.

Valeria Parrella e una Giovanna d’Arco fuori dagli schemi

Con “La ragazzina” Valeria Parrella torna su Giovanna d’Arco, ma con uno sguardo lontano dagli stereotipi di santa e guerriera. Qui la figura storica si mostra come un’adolescente alle prese con i limiti di un mondo dominato dagli uomini: una ragazza che parla con la madre, gioca con i fratelli, ascolta voci interiori e decide di agire nonostante la paura. Questa lettura più umana si concentra sulle emozioni, i dubbi e l’adolescenza della pulzella d’Orléans, collegando quel passato medievale con le sfide di oggi legate a guerra, corpo femminile e ribellione contro ruoli imposti. Parrella restituisce un ritratto vibrante, capace di confrontarsi con problemi attuali, oltre i luoghi comuni. Il romanzo mette in luce le dinamiche di potere e controllo e il coraggio di scegliere per sé in tempi difficili. Nata nel 1974 a Torre del Greco, Parrella si è fatta notare con opere che raccontano donne forti e emozioni complesse. Vincitrice del Premio Campiello Opera Prima nel 2003, tiene sempre viva l’attenzione sulle tensioni tra individuo e società.

Alcide Pierantozzi tra malessere psichico e realtà incerta

In “Lo sbilico” Alcide Pierantozzi racconta con forza e delicatezza il disagio psichico e le sfide della medicalizzazione. Il protagonista, che porta lo stesso nome dell’autore, vive a 40 anni in Abruzzo con la madre, affrontando un quotidiano segnato da diagnosi psichiatriche diverse, dal disturbo bipolare all’autismo. La storia oscilla tra percezioni, crisi e il tentativo di trovare parole giuste per descrivere stati mentali che sfuggono alle definizioni. L’ambientazione si muove tra la routine quotidiana – spiaggia, palestra, biblioteca – e i ricordi di Milano e dell’infanzia. Il titolo esprime questa condizione di instabilità, di continuo passaggio tra mondi interiori ed esterni. Il romanzo mescola autobiografia e riflessioni sul linguaggio, mettendo al centro corpo e mente come strumenti per raccontare il malessere. Nato nel 1985 a San Benedetto del Tronto, Pierantozzi si è fatto notare con il suo esordio “Uno in diviso”. Con “Lo sbilico” ha confermato il suo talento, vincendo premi importanti e conquistando un posto tra i finalisti del Premio Strega 2026.

Elena Varvello tra amore, fascismo e desiderio di libertà

In “La vita sempre”, Elena Varvello mette al centro la storia di Francesco e Teresa, due giovani che si incontrano in un’Italia segnata dal fascismo, dalla guerra e dalle difficoltà economiche. Francesco è un personaggio instabile, seduttore e disertore, mentre Teresa cresce in una famiglia povera ma punta allo studio e al riscatto personale, ottenendo il diploma. La narrazione segue il loro legame, sospeso tra sfide esterne e spinte interiori, mostrando come la Storia possa condizionare ma non cancellare la voglia di autodeterminazione e speranza. Il romanzo unisce una storia d’amore intensa a un racconto corale di memoria familiare, misteri e sogni di emancipazione. Varvello mette in luce la resistenza dell’individuo di fronte a un’epoca che sembra limitare le scelte, ma non spegne mai la forza del desiderio. Torinese, nata nel 1971, Varvello è scrittrice e poetessa con una lunga carriera e un ruolo attivo nella formazione di nuovi talenti letterari.

L’appuntamento veneziano con il Premio Campiello 2026 è un momento importante per la cultura italiana: cinque autori, cinque storie, cinque modi diversi di raccontare il mondo. Le loro voci si ritroveranno presto sul palco del Lido, ma intanto si offrono al dialogo diretto con il pubblico, in un clima di confronto e scoperta che illumina le tante strade della narrazione contemporanea.

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