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Direzione Pittura 2025: Filippo Rizzonelli e il Ritorno della Tradizione nell’Arte Contemporanea Italiana

Redazione 18 Settembre 2026

Nessuno dipinge più, ripetevano da tempo, quasi come un mantra. E invece, nelle botteghe italiane, i pennelli hanno ripreso a muoversi con vigore. Nel 2024, una nuova generazione di giovani artisti non solo riscopre la pittura, ma la fa propria, mescolando sapientemente tradizione e innovazione. Non si tratta di un semplice ritorno al passato, ma di una reinvenzione autentica: le tele si caricano di storie contemporanee, filtrate da occhi che vivono nel mondo digitale ma non rinnegano la manualità antica. Filippo Rizzonelli, classe 1991 di Riva del Garda, è uno di questi protagonisti. Con i suoi quadri, traccia una mappa emotiva e intellettuale che parla a chi vuole davvero guardare il presente, senza distrazioni.

Filippo Rizzonelli: pittura tra percezione e poesia

La pittura di Rizzonelli si descrive con parole che suonano quasi misteriose, ma nascondono idee profonde: stocasticamente icastica, apofenicamente epifanica. Dietro a questi termini c’è una visione chiara: dipingere non è solo un gesto manuale, ma un modo di entrare in contatto con il mondo. Per lui, lavorare sulla percezione significa abitare uno spazio oltre se stessi, “infestare” la realtà con l’immaginazione. Tutto nasce da un’intuizione infantile: il gioco serio di manipolare l’immagine e la percezione visiva. Crescendo, questa spinta si è trasformata in un’idea: la realtà è un flusso emotivo, una sorta di “umidità” che attraversa il presente. La pittura diventa così un movimento senza fine, un serpente che si morde la coda, dove ogni fine è un nuovo inizio. Il suo lavoro è un continuo recupero e al tempo stesso un’espansione della pratica estetica antica.

Da Uccello a Bonnard: le radici di un artista tra passato e presente

Rizzonelli si è formato in un ambiente artistico che va dall’espressionismo americano del dopoguerra alle sfumature delicate della scuola francese d’avanguardia. All’Accademia di Belle Arti di Venezia ha sviluppato una profonda ammirazione per artisti come Pierre Bonnard, André Derain e Paolo Uccello, che definisce “top della gamma”. Ma non si ferma alla pittura classica: prende energia anche dai materiali e dagli oggetti della vita quotidiana e della storia, come antiche armature, arazzi, piastrelle e poster di propaganda. Questi “frammenti” carichi di tempo e memoria aprono nuovi orizzonti e contaminano il suo lavoro, trasformandolo in un crogiolo di simboli stratificati. Nel contemporaneo segue con attenzione artisti come Peter Doig, Barry McGlashan e l’amico RunoB, integrando queste influenze in una visione più ampia.

Dipingere per Rizzonelli: una sfida tra presenza e cambiamento

Per Rizzonelli la pittura non è solo un piacere estetico, ma un vero e proprio strumento di relazione. Dipingere significa mettere in discussione le distinzioni tra soggetto e oggetto, tempo e spazio, presenza e assenza. Il risultato è un’unità che si costruisce attraverso la materia stessa del quadro. Le sue opere, con le loro tensioni visive, cercano di non distruggere la percezione del reale, ma chiedono di cambiare punto di vista. Dipingere permette alle immagini di “infestare la realtà”, mostrando una presenza che non è mai definitiva né completamente controllabile. Questa ambiguità si ritrova nel simbolo dell’Uroboro, il serpente che si morde la coda, immagine di ciclicità e mutamento. La pittura diventa così un organismo in continua evoluzione, senza perdere la sua identità.

Temi di oggi: riflessioni sulla società contemporanea

Nel suo lavoro Rizzonelli esplora diversi modi di dare senso alle cose, muovendosi in un paesaggio ricco di sfumature e suggestioni. Al centro c’è la necessità di ritagliarsi momenti di riflessione in un’epoca dominata dalla fretta e dal consumo senza scopo. Di fronte al “vortice” della modernità, il pittore usa la tela per rallentare il tempo, zoomare sui dettagli e reinventare il modo in cui vediamo lo spazio che abitiamo. La sua arte diventa così un antidoto alla barbarie quotidiana, un invito a un rapporto più consapevole e sostenibile con la realtà. Pur segnato dal contesto sociale e culturale, evita di incasellare la pittura in rigide categorie politiche, proteggendone la libertà e la natura sfuggente.

Tecnologia e pittura: uno sguardo critico su social e intelligenza artificiale

Anche un artista tradizionalista come Rizzonelli riconosce il peso della tecnologia oggi. Instagram è per lui un archivio quotidiano di immagini, fonte inesauribile di stimoli e contaminazioni che influenzano la percezione estetica e la creatività. Lo smartphone diventa una finestra sul treno della vita moderna, uno strumento per osservare il flusso continuo di cultura visiva e notizie. Ma sull’intelligenza artificiale l’artista è prudente e critico. Pur apprezzandone le potenzialità, teme le conseguenze concrete, soprattutto sul lavoro materiale dell’artista. Al momento, la IA non ha spazio nella sua poetica né lo appassiona come strumento creativo.

Oltre la pittura: musica, letteratura e cinema come fonte di ispirazione

La ricerca di Rizzonelli si nutre anche di esperienze culturali diverse. Radio Tre, con la sua programmazione ricca, accompagna le sue giornate e ispira le sue opere. Cinema, letteratura e musica sono fondamentali sia per l’atmosfera delle sue tele sia per la scelta dei titoli, spesso carichi di significato. Queste suggestioni che vengono da altri mondi creano una poetica del frammento, dove la casualità si trasforma in investimento emotivo e simbolico. Il dialogo tra arti rende il suo lavoro vibrante e capace di superare i limiti della pittura tradizionale, aprendosi a nuove forme di comunicazione.

Memoria e impegno: un filo tra personale e collettivo

Al centro del lavoro di Rizzonelli c’è il ricordo, inteso come un flusso continuo che intreccia passato e presente. Seguendo Sant’Agostino, la memoria non è mai fissa, ma un “presente del passato”. Questa consapevolezza gli permette di unire esperienza individuale e collettiva, senza perdere di vista l’impegno sociale. L’artista si batte contro ciò che blocca la vitalità culturale, partecipando attivamente a collettivi come Zolforosso a Venezia. In questo contesto simbolico assume diversi ruoli: il castoro che costruisce, la nutria che si muove, la libellula che vola. La sua opposizione all’immobilismo e alla sterile raffinatezza si traduce in un impegno quotidiano, dentro e fuori la tela.

Il momento decisivo: tra intuizione e materia

Nel processo creativo Rizzonelli indica un passaggio fondamentale: il punto di svolta. È la soglia tra consapevolezza e intuizione che trasforma un’immagine o un gesto in qualcosa di nuovo. A volte il flusso creativo segue il corso naturale della materia, altre volte si deve nuotare controcorrente. Questi momenti sono essenziali per vedere il lavoro come un organismo vivo, dove scegliere tra lasciarsi andare o resistere diventa parte della tensione. Citando Seneca, “il timoniere si conosce nella tempesta”: così il pittore si afferma nel momento difficile della creazione.

La pittura oggi: un richiamo che non si spegne

Nonostante le difficoltà del presente, la pittura resta per Rizzonelli un richiamo costante. Non è una moda o una necessità, ma la sua bellezza intrinseca a spingerlo avanti. Il piacere tattile, l’intensità visiva e la possibilità di esprimersi lo portano a restare fedele a questo mezzo, cercando sempre nuove strade. La pittura si conferma un linguaggio aperto e vivo, capace di regalare emozioni profonde anche nell’era digitale.

L’opera in mostra: il valore del dialogo collettivo

Rizzonelli sa bene che il contesto espositivo cambia il modo in cui si leggono le sue opere. Nelle grandi mostre collettive, come “Ensemble”, ogni segno entra in dialogo con gli altri, creando un’eco che modifica i significati originali. Questo scambio tra opere sottolinea la natura sociale dell’arte. L’artista non è mai completamente solo: il suo lavoro si muove in una danza antica di scambio e imitazione tra “scimmie sociali”. Il percorso di Rizzonelli si conferma così un intreccio di tradizione, innovazione e relazioni condivise.

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