Nel cuore del MuST di Spoleto prende vita una creatura mai vista prima: una marmotta, ma non una qualunque. L’opera di Laurent Le Deunff, artista francese, sfida il visitatore a capire se ciò che ha davanti sia reale o frutto dell’immaginazione. La scultura-fontana, che rappresenta una specie estranea all’Umbria, si fonde con le collezioni del museo, mettendo in crisi il confine tra scienza e fantasia. Curata da Isabella Vitale e Saverio Verini, la mostra “Marmott. Storia di una specie non osservata” resta aperta fino al 12 settembre 2026. Un invito, più che una semplice esposizione, a interrogarsi sul modo in cui osserviamo e interpretiamo il mondo naturale.
Marmott: tra realtà e fantasia, la nascita di un progetto fuori dal comune
Dietro “Marmott” c’è una lunga storia di collaborazione tra l’artista e Pianobi, piattaforma culturale che promuove l’arte negli spazi pubblici. Isabella Vitale racconta che tutto è partito da una residenza a Roma, dove Laurent Le Deunff ha realizzato una scultura-fontana a forma di marmotta. L’acqua, tema centrale di quell’esperienza, ha permesso all’artista di giocare con dettagli naturalistici e forme ambigue, dando vita a un animale verosimile ma impossibile. La marmotta non è una semplice copia, ma una creazione poetica che confonde e stimola lo sguardo. Portarla in un museo scientifico ha aggiunto un ulteriore livello di significato: accostata a reperti autentici, mette in discussione il modo in cui definiamo ciò che esiste. Il museo diventa così un laboratorio dove l’osservazione scientifica si mescola con il dubbio.
Le Deunff si definisce quasi un naturalista apocrifo: osserva la natura con pazienza, disegna, costruisce e trasforma, ricreando elementi che sembrano veri ma appartengono a un immaginario sfumato. La mostra propone un confronto tra i suoi disegni e quelli di Bernardino Ragni, zoologo che per anni ha studiato i gatti selvatici. Diversi modi di osservare che spingono a riflettere sul tempo, la curiosità e la pazienza necessari per capire ciò che abbiamo davanti.
Al MuST, arte e scienza si mescolano tra realtà e illusione
La mostra al MuST continua la tradizione di far dialogare arte contemporanea e scienza, giocando spesso sul confine tra vero e falso. Saverio Verini sottolinea come le opere di Le Deunff si integrino con i reperti del museo: vetrine, allestimento e perfino le didascalie richiamano l’ambiente scientifico, ma qualche dettaglio tradisce l’intervento artistico, invitando a uno sguardo più attento. La marmotta immaginaria incarna questa doppia natura: plausibile e problematica, vera nelle forme ma inesistente nel territorio.
Questa “infiltrazione” ha lo scopo di stimolare lo spirito critico, spingendo i visitatori a mettere in discussione le certezze. La presenza di Michele Capitani, zoologo e curatore con formazione in scienze ambientali, offre un punto di riferimento per spiegare l’intento ironico e critico del progetto. Il MuST è già abituato a queste contaminazioni: artisti come Giulia Mangoni e Cristiano Carotti hanno in passato creato opere che dialogano con la scienza, spingendo chi guarda a vedere il mondo con occhi nuovi.
Marmott tra funzione e rappresentazione: quando l’arte si fa natura
Nel laboratorio di osservazione che si crea al MuST, le sculture di Le Deunff non sono solo oggetti da ammirare, ma tracce piene di significato. Michele Capitani ricorda che la domanda “a cosa servono?” è tipica dei naturalisti, ma non basta per capirle. Le opere spingono a indagare la funzione, le relazioni e il contesto, come un fossile che racconta storie più grandi del suo aspetto.
La fontana-marmotta, per esempio, pur essendo in cemento e che imita il legno, ha una funzione concreta: è un vero abbeveratoio, parte di un piccolo ecosistema che ospita fauna e flora acquatica. Qui arte e natura si intrecciano e si sostengono a vicenda.
Anche i “Chewing-gums” scolpiti in marmo seguono questa linea: riproducono oggetti effimeri trasformandoli in tracce durature, come fossero “tecnofossili” del nostro passaggio nel mondo naturale. Le opere di Le Deunff ci invitano così a riflettere non solo sull’utilità ma sul senso profondo di ciò che osserviamo, sulle sue origini e trasformazioni.
Museo e sculture a confronto: uno spazio che svela e interroga
Laurent Le Deunff racconta come esporre per la prima volta al MuST sia stata una sfida trasformata in occasione per creare dialoghi intensi con l’ambiente del museo. Le sue sculture diventano veri e propri “fossili di studio” che, accostati a reperti autentici, mettono in tensione realtà e invenzione.
La gomma da cancellare scolpita in corno di cervo, l’osso in alabastro vicino a creste fossili, o il disegno del gatto nero che rende omaggio all’osservazione di Ragni: tutti questi accostamenti trasformano le teche in spazi di confronto, stimolando il visitatore a ripensare il confine tra natura e cultura.
“Marmott” non è solo un’opera d’arte, ma una sfida che apre nuovi scenari su come costruiamo la conoscenza. Inserita in un museo scientifico, la scultura cambia significato e ci spinge a rivedere non solo ciò che vediamo, ma il modo stesso in cui guardiamo. Un percorso che dimostra quanto il confronto tra discipline possa ampliare i nostri orizzonti.
