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Oriente Occidente 2026 a Rovereto: 10 Giorni di Danza Contemporanea con 45 Eventi e 5 Prime Nazionali

Redazione 28 Agosto 2026

Dal 3 al 12 settembre 2026, Rovereto si trasforma in un palcoscenico internazionale per la danza contemporanea. La 46ª edizione di Oriente Occidente Dance Festival porta in città 15 compagnie da ogni angolo del mondo, pronte a offrirsi in più di 45 spettacoli sparsi tra teatri, musei e piazze. Tra debutti italiani e prime nazionali, il festival non si limita alle esibizioni: workshop, incontri e performance invaderanno gli spazi urbani, creando un dialogo vivo tra arte e città. Già dal 2 settembre, l’anteprima anticipa un evento che si preannuncia, come sempre, imperdibile.

“Vuoto”: un tema che apre spazi e nuove possibilità

Quest’anno il filo conduttore del festival è il “Vuoto”, secondo capitolo di un percorso triennale chiamato Corpi Assenti. Se l’anno scorso si era indagata l’assenza, questa volta il vuoto viene visto non come semplice mancanza, ma come un terreno fertile, un momento di pausa e passaggio creativo. “Il vuoto è il silenzio che fa esistere la musica, lo spazio che accoglie la danza”, si legge nella presentazione ufficiale. Un’idea che diventa spunto di riflessione ma anche occasione per dare vita a qualcosa di nuovo. Gli artisti coinvolti interpreteranno questo tema usando linguaggi diversi: dalle arti visive al cinema, dalla musica alla letteratura, fino a questioni politiche e scientifiche. La varietà delle proposte promette spettacoli sorprendenti e capaci di coinvolgere profondamente il pubblico.

Al Teatro Zandonai si alza il sipario su grandi nomi e nuove visioni

Il cuore del festival batte forte al Teatro Zandonai, dove si concentrano alcuni degli appuntamenti più attesi. Il 4 settembre torna a Rovereto Maguy Marin con il suo storico May B, creato nel 1982 e ispirato a Samuel Beckett. Dopo 44 anni, l’opera torna in scena in una nuova lettura, seguita da un incontro con la coreografa stessa. Il 6 settembre La Venidera propone NO, una rilettura contemporanea della tradizione flamenca; l’8 settembre Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi portano Replica per Abbondanza/Bertoni. Il 10 settembre Sofia Nappi e Komoco presentano CHORA Il vuoto all’origine, spettacolo che mette il vuoto al centro del movimento. Il gran finale, il 12 settembre, è affidato a Emanuel Gat con Bach to Sacre, un programma in tre parti che unisce creazioni classiche a una prima assoluta.

Progetto Manifattura si veste di danza con debutti italiani

Una novità di questa edizione è l’apertura di uno spazio teatrale temporaneo nella zona di Progetto Manifattura, cuore rinnovato di Rovereto. Qui andranno in scena alcune prime importanti. Il 5 settembre debutta F*cking Future di Marco da Silva Ferreira, un lavoro italiano che indaga identità collettive e immaginari giovanili, mescolando danza e cultura urbana. Il 7 settembre tocca a Symphony #2 “true and eternal bliss!” + Dies Irae di Gloria Dorliguzzo, realizzato anche con un gruppo di donne non professioniste. L’11 settembre è il turno di Living & Leaving, un duetto firmato dal catalano Marcos Morau e la sua compagnia La Veronal, primo capitolo di una nuova trilogia. Questi spettacoli confermano la voglia del festival di rinnovarsi e di proporre proposte innovative, in un contesto moderno e suggestivo.

Al Mart la danza incontra l’arte contemporanea

Anche quest’anno il Mart di Trento e Rovereto gioca un ruolo chiave nel festival, grazie al progetto D.Arte. Artiste e artisti dialogheranno con la collezione permanente, trasformando il movimento in chiave per leggere le opere esposte. Claudia Catarzi proporrà La bellezza dell’imperfezione, una performance itinerante che unisce danza e installazione. Il collettivo Cult of Magic presenterà Habitat – cruising intermediale, esperienza sonora e coreografica con audioguida narrata da Pierpaolo Capovilla. Stefania Tansini esplorerà il gesto in trasformazione con Studi per M., lavoro in progress dedicato al corpo in movimento. Il Mart ospiterà anche gli Opening Studio del Summer Lab, momenti pubblici legati alla formazione guidata da Emanuel Gat e Claudia Catarzi, occasioni per approfondire e confrontarsi.

Rovereto si fa teatro a cielo aperto

La danza esce dai luoghi classici per invadere strade e piazze della città, con eventi gratuiti che trasformeranno Rovereto in un palcoscenico diffuso. L’apertura del 3 settembre trasforma Corso Bettini in un’arena urbana con Prélude Out di Kader Attou e la CIE Accrorap, seguito dal live set Esperanza. Il 5 settembre piazzale Caduti sul Lavoro ospita Bamboo, spettacolo di danza e circo dei NoFit State Circus, che usa grandi strutture in bambù per esibizioni aeree e acrobazie. Il 10 e 11 settembre al MUSE Urban Center Andrea De Siena e Teatro del Mediterraneo portano Sciucàri, performance ispirata alla tradizione salentina con ronde di pizzica e workshop aperti al pubblico, per stimolare la partecipazione.

Al MUSE di Trento la danza racconta l’acqua

Il 9 settembre il MUSE di Trento ospita un progetto speciale che mette insieme danza e ricerca scientifica. The Choreography of Water di Simona Deaconescu sarà presentato due volte, alle 6 del mattino e alle 20:30. L’opera usa l’acqua come materia e simbolo, con danzatori e sculture di vetro che occupano gli spazi del museo. La doppia messa in scena, in orari diversi, cambia la percezione dell’opera a seconda della luce e dell’ambiente, offrendo un’esperienza immersiva e multisensoriale. Un chiaro esempio della volontà del festival di unire arte e cultura.

Oltre la danza: cinema, letteratura e dibattiti al centro del confronto

Oriente Occidente 2026 allarga lo sguardo con Linguaggi/Presenti, una sezione dedicata a temi attuali attraverso cinema, parola, letteratura e incontri pubblici. Si parte il 3 settembre con il documentario Maguy Marin, l’Urgence d’Agir di David Mambouch, seguito da conversazioni con il collettivo CHEAP e dibattiti sulla crisi del diritto internazionale con esperte come Micaela Frulli e Luisa Chiodi. Il programma propone anche film come Sconosciuti puri, sul lavoro dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, e Giulio Regeni. Tutto il male del mondo di Simone Manetti. Tra gli ospiti, figure culturali come Nicoletta Verna, Djarah Kan e Raffaele Costantino. Il festival si chiude il 12 settembre con Cultura adesso, evento ispirato al libro di Franco Broccardi, per discutere il ruolo della cultura nei processi economici, politici e sociali.

Un festival green e accessibile a tutti

Oriente Occidente conferma il suo impegno per l’ambiente e l’inclusione. Materiali cartacei e plastica sono stati ridotti al minimo, si è puntato sulla mobilità sostenibile e sulle energie rinnovabili certificate. Dal 2019 il festival è Eco Evento del Trentino e ha il marchio green di Legambiente. Sul fronte sociale, la campagna di crowdfunding Una poltrona per due ha raccolto 10.000 euro per finanziare biglietti gratuiti e attività di mediazione rivolte a persone con disabilità, anziani, giovani e nuovi cittadini. Una parte del pubblico potrà anche usufruire del “biglietto sospeso”. Così il festival supera barriere culturali e fisiche, aprendosi a un pubblico sempre più variegato.

Anteprima per i giovani talenti e apertura con Morau

Il 2 settembre, prima dell’inizio ufficiale, il festival propone un’anteprima dedicata a giovani danzatori locali: MOSSA – Formazione e sviluppo del linguaggio coreografico. Guidato artisticamente dalla Compagnia Abbondanza/Bertoni, questo percorso si chiuderà con una performance firmata dal coreografo Marcos Morau, che sarà anche protagonista con La Veronal nel programma principale. Dal 3 settembre, per dieci giorni, il vuoto prenderà forma in mille modi diversi, ponendo una domanda che attraversa tutta l’edizione: cosa nasce quando tutto sembra mancare? Rovereto si prepara a diventare un laboratorio culturale aperto, dove la danza – tra tradizione e innovazione – esplora nuovi spazi, sensazioni e idee con un respiro internazionale.

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