Settembre 2026, Mole Vanvitelliana di Ancona: le sue mura antiche si trasformano in uno spazio vibrante, pronto ad accogliere un dialogo d’arte che attraversa i secoli. Simona Bramati, con pennello e immaginazione, risveglia miti dimenticati, metamorfosi senza tempo e visioni che affondano le radici nel Simbolismo europeo. Non è una mostra qualunque: è un viaggio che intreccia passato e presente, sfidando il visitatore a guardare oltre la superficie delle immagini. Qui, l’arte non racconta solo storie, le fa rivivere.
Dal 27 settembre al 22 novembre 2026, la Sala Vanvitelli della Mole Vanvitelliana ospita “MITI, METAMORFOSI, VISIONI. Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti”, la personale di Simona Bramati. La scelta della Mole non è casuale: questo edificio settecentesco, sull’isola artificiale nel porto di Ancona, è un luogo carico di storia che si presta perfettamente a ospitare una riflessione sul patrimonio iconografico e culturale. L’evento, promosso dall’Associazione Culturale FEU!LAB e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona, gode anche del patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche. Fa parte inoltre del percorso Ancona 2028 e del progetto Venus Genetrix, che punta a valorizzare la creatività femminile nell’arte contemporanea.
La mostra, curata da Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli, non si limita a presentare dipinti e incisioni, ma cerca un confronto serrato tra il lavoro di Bramati e l’eredità del Simbolismo europeo. Un dialogo che mette in luce le continuità e le trasformazioni di un linguaggio figurativo che continua a vivere.
Al centro della mostra ci sono le opere di Simona Bramati, affiancate da incisioni di grandi protagonisti del Simbolismo tra Otto e Novecento. Tra i nomi in mostra spiccano Max Klinger, Austin Osman Spare, Giulio Aristide Sartorio, Arnold Böcklin, Otto Greiner, Franz von Stuck, Félicien Rops, Georges De Feure, Armand Rassenfosse, Fernand Khnopff, Sigmund Lipinsky e Marcel-Lenoir. Ognuno con la sua cifra stilistica ha contribuito a un’epoca in cui immaginazione, simboli e archetipi si intrecciavano a fondo.
Il titolo, “Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti”, suggerisce un confronto non letterale, ma visivo e concettuale tra queste opere storiche e quelle di Bramati. Da una parte, il Simbolismo usava mitologia, allegorie e sogni per andare oltre l’apparenza. Dall’altra, l’artista contemporanea riprende questi temi, rielaborandoli oggi, dimostrando quanto certi contenuti restino vivi e attraversino ancora la cultura occidentale.
Tra continuità e cambiamenti, la mostra traccia un filo rosso che unisce epoche, ambienti e tecniche diverse, facendo dialogare la lezione di fine Ottocento con la sensibilità del XXI secolo. Un modo per raccontare quanto il Simbolismo resti attuale nelle pratiche artistiche di oggi.
La mostra mette in luce i grandi temi che attraversano la ricerca di Simona Bramati: miti classici, figure femminili e simboli che si ritrovano nella storia dell’arte e della cultura. L’artista pesca in un repertorio mitologico e religioso, dando nuova vita a figure antiche e racconti tradizionali con uno sguardo moderno. La mitologia diventa così una fonte da cui attingere per evocare significati nuovi.
Nel percorso si incontrano simboli legati al femminile sacro, alla simbologia cristologica, alla numerologia pitagorica e soprattutto alla metamorfosi. Quest’ultima è un motivo ricorrente e anche una vera e propria chiave tecnica e concettuale: racconta il processo dinamico in cui immagini e archetipi cambiano forma da un’epoca all’altra, senza perdere la loro forza. Per i simbolisti, la metamorfosi era centrale, un’allegoria della trasformazione e della rinascita dell’anima e dell’esistenza.
Tra le opere in mostra spiccano pezzi come “Sibilla Appenninica” , dove il paesaggio si fonde con una figura femminile carica di attese mistiche, e “Il Teatro di Salomè” , che esplora temi legati all’identità e al corpo femminile. Opere che raccontano la trasformazione interiore e sociale, incrociando la grande tradizione simbolista con uno sguardo contemporaneo.
“MITI, METAMORFOSI, VISIONI” alla Mole Vanvitelliana non sarà una mostra da visitare in silenzio. Accanto alle opere, si apre un calendario di incontri, conferenze e tavole rotonde pensate per approfondire i temi legati al Simbolismo, al mito, alla figura femminile e all’arte contemporanea.
Tra gli ospiti attesi c’è Davide Rondoni, poeta e scrittore noto per il suo interesse verso la spiritualità e i simboli, che porterà un contributo prezioso ai dibattiti.
A completare l’evento, un catalogo pubblicato da Polistampa di Firenze raccoglie saggi critici a firma dei curatori Bardazzi e Buscaroli, con interventi delle storiche dell’arte Loretta Mozzoni e Ilaria Gobbi. Un volume pensato per offrire una lettura approfondita del lavoro di Bramati, del Simbolismo europeo e delle connessioni culturali che animano la mostra.
Così, Ancona conferma il suo ruolo di crocevia culturale, offrendo un’occasione per capire le radici e le evoluzioni di un linguaggio visivo che continua a parlare all’arte di oggi e alla società.
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