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Addio a Sliman Mansour, il pittore simbolo della resistenza palestinese scomparso a 79 anni

Redazione 26 Agosto 2026

Sliman Mansour se n’è andato a 79 anni, lasciando un vuoto enorme nell’arte contemporanea araba. Nato a Birzeit nel 1947, ha dedicato più di cinquant’anni a raccontare, attraverso tele e sculture, la storia del popolo palestinese. Le sue opere non sono semplici rappresentazioni: sono grida di resistenza, tracce di memoria collettiva. In un mondo segnato da conflitti e privazioni, Mansour ha dato voce a una sofferenza che si fa speranza, identità. La sua eredità resta un faro acceso nel buio della storia.

Dagli esordi a un linguaggio tutto palestinese

Cresciuto a pochi mesi dalla Nakba, l’evento che ha segnato indelebilmente la storia palestinese, Mansour si è formato alla Bezalel Academy di Gerusalemme, diplomandosi nel 1970. Ha iniziato in un ambiente povero di infrastrutture culturali per gli artisti palestinesi, ma fin da subito si è fatto notare per la capacità di restituire alla sua terra una narrazione autentica, lontana dalle distorsioni occidentali. Le sue opere hanno subito espresso un forte senso di identità e dignità, raccontando il legame profondo con il territorio e la sua gente.

Tra i suoi primi lavori di rilievo c’è “Jamal Al Mahamel” , che raffigura un vecchio facchino palestinese carico, simbolicamente, dell’intera Gerusalemme. Un’immagine diventata un punto di riferimento nell’arte araba, capace di racchiudere in sé la sofferenza ma anche la resistenza di un popolo sotto assedio. Con un tratto deciso e uno stile che mescola realismo e simbolismo, Mansour ha attirato subito l’attenzione internazionale, portando alla luce una realtà spesso ignorata o censurata.

Arte e resistenza: gli anni dell’intifada e del boicottaggio

Gli anni Ottanta e Novanta sono stati cruciali per Mansour, sia sul piano artistico che politico. Durante la Prima Intifada, ha dovuto affrontare pesanti restrizioni da parte delle autorità israeliane, come il divieto di usare insieme nei dipinti i quattro colori della bandiera palestinese. Questi limiti non hanno fermato la sua creatività, anzi hanno rafforzato la sua determinazione. Più volte arrestato e con le opere sequestrate, Mansour ha continuato a lottare, sostenendo che l’arte è una forma di libertà e resistenza.

Nel 1989, in piena ribellione popolare, ha fondato con altri artisti il movimento “New Visions”. L’obiettivo era abbandonare i materiali importati da Occidente e Israele, puntando su un linguaggio artistico che nascesse dalla terra palestinese. Mansour e i suoi colleghi hanno iniziato a usare fango, henné, spezie, caffè, cuoio, olio d’oliva e colla animale, segnando una vera rivoluzione nel modo di fare arte e raccontare la propria storia. Un approccio che ha messo in primo piano l’identità e l’autosufficienza culturale.

Costruttore di spazi culturali e guida per i giovani artisti

Oltre al talento, Mansour ha dedicato gran parte della sua vita a creare istituzioni a difesa dell’arte palestinese. È stato tra i fondatori della prima galleria d’arte in Cisgiordania, Gallery 79, e dell’Al-Wasiti Art Centre a Gerusalemme Est. Ha dato un contributo decisivo anche alla nascita della prima accademia internazionale d’arte nei territori palestinesi, incorporata poi nell’Università di Birzeit, la sua città natale. Grazie a queste realtà, ha formato decine di artisti emergenti, offrendo loro gli strumenti per farsi spazio in un contesto difficile.

Fino agli ultimi anni, Mansour ha lavorato nel suo studio, mantenendo sempre uno sguardo critico sulle ingiustizie storiche e attuali. Ripeteva spesso che l’arte non deve essere un semplice ornamento per case benestanti, ma uno strumento per cambiare la società. Una frase che riassume bene l’eredità che lascia: non solo opere, ma una comunità culturale forte e autonoma.

Sliman Mansour lascia un segno indelebile nell’arte palestinese e mediorientale. La sua vita e il suo lavoro raccontano una storia di lotta, memoria e speranza, capace di far parlare l’identità di un popolo attraverso il linguaggio universale dell’arte.

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