“Uno dei più grandi pittori vittoriani, ma anche uno dei più tormentati.” Così si potrebbe riassumere la figura di Richard Dadd, un talento capace di incantare e inquietare allo stesso tempo. A Londra, la Royal Academy ospita la più grande retrospettiva su di lui dagli anni ’70: oltre cento opere che attraversano la sua parabola unica, dagli esordi brillanti fino ai lunghi anni trascorsi in ospedali psichiatrici. È la storia di un genio fragile, raccontata con rigore e passione dallo storico dell’arte Nicholas Tromans.
All’inizio della sua carriera, Dadd colpisce per la tecnica raffinata che mostra già durante gli studi alla Royal Academy Schools, la più antica scuola d’arte britannica. Qui si dedica a ritratti di amici e parenti, ma anche a scene mitologiche che mettono in luce la sua vena narrativa. Ispirato da maestri come Joshua Reynolds, infonde nelle sue tele un gusto preciso e ricco di riferimenti letterari, attingendo con libertà a un vasto immaginario.
Il 1841 segna una svolta con “Titania Dormiente”, ispirato a “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. L’opera mette in mostra tutta la sua capacità di combinare accuratezza e fantasia. Fin da giovane, Dadd conquista consensi per la mano meticolosa e la cura dei dettagli, qualità che lo rendono subito riconoscibile nel panorama artistico vittoriano.
A 25 anni Dadd parte per un lungo viaggio organizzato dall’avvocato e deputato gallese Thomas Phillips. Attraversa città come Venezia, Firenze, Roma, Napoli, e si spinge fino a Grecia, Turchia, Siria e Medio Oriente. Armato di taccuini e colori, lavora senza sosta, spesso in condizioni difficili, per cogliere ogni scena. Phillips stesso appare in diversi acquerelli, testimoniando la vita della comitiva.
Ma proprio in questo viaggio emergono i primi segni di una malattia mentale grave. Tornato in Inghilterra, Dadd compie un gesto drammatico: uccide suo padre, convinto di combattere il diavolo. Arrestato, viene rinchiuso tra Francia e Inghilterra nel celebre Bethlem Hospital di Londra, dove passerà vent’anni. Perde la libertà, ma non la voglia di dipingere, che diventa per lui un’ancora contro le ombre della mente.
Durante la lunga reclusione, prima al Bethlem e poi al Broadmoor Hospital nel Berkshire, Dadd continua a dipingere opere di grande valore. Il personale medico riconosce il suo talento e gli permette di dedicarsi all’arte, consentendo alla sua creatività di evolversi anche in condizioni difficili.
Nei quadri realizzati in istituto tornano spesso scene mitologiche e letterarie, rielaborate con la stessa cura dei primi anni. Ritratti del personale sanitario si alternano a visioni fantastiche, mantenendo uno stile forte e riconoscibile. Personaggi shakesperiani come Oberon e Titania compaiono più volte, contribuendo a costruire un immaginario coerente e affascinante.
Tra le opere più celebri di Dadd spiccano quelle ispirate a Shakespeare, in particolare “The Fairy Feller’s Master-Stroke”, realizzato tra il 1855 e il 1864. Questo olio, ricco di figure fantastiche e dettagli minuziosi, ha superato i secoli entrando nella cultura pop moderna. La rock band Queen, con Freddie Mercury in testa, gli ha dedicato una canzone che nomina i personaggi come in una filastrocca, a testimonianza di un’eredità artistica sorprendentemente attuale.
L’acquerello, tecnica prediletta da Dadd, accompagna tutta la sua produzione, da piccoli formati a lavori più estesi. Il tratto delicato contrasta con la precisione quasi ossessiva, accentuando la sospensione tra realtà e immaginazione che caratterizza la sua arte.
Negli ultimi anni a Broadmoor, Dadd mescola temi religiosi, mitologici e leggendari. Tra le sue scene religiose spiccano un “Gesù Cristo che cammina sulle acque” e una “Fuga in Egitto”, ricche di dettagli che mostrano tutta la complessità visiva dell’artista.
Negli anni ’50 dell’Ottocento, dedica anche una serie di 33 acquerelli alle passioni umane, molti acquistati da un medico che lo seguiva. Questi lavori esplorano la natura umana con uno stile simile a quello usato per racconti popolari come Robin Hood, sottolineando il suo interesse profondo per le storie e le tradizioni del folklore inglese.
L’attenzione ai particolari e alla narrazione crea un fascino unico, rafforzato dalla forza emotiva che emerge dalla sua esperienza nelle istituzioni psichiatriche. La mostra alla Royal Academy, aperta fino al 25 ottobre, invita a riscoprire un artista di confine, la cui vita e opera raccontano molto più delle cronache mediche, svelando un talento che ha sfidato epoche e giudizi con straordinaria energia.
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