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Il Met espone il frammento più antico dell’Odissea: 2.300 anni di storia in mostra a New York

Solo 19,1 centimetri di papiro, eppure bastano per attraversare duemila anni di storia. Al Metropolitan Museum di New York è esposto il frammento più antico conosciuto dell’Odissea, risalente al III secolo a.C., precisamente tra il 285 e il 250 a.C.. Un ritaglio minuscolo, ma capace di raccontare la lunga vita del poema di Omero, di come è stato trasmesso, copiato e conservato nel tempo. L’estate 2024 si tinge così di un’aura speciale: non solo parole, ma un vero pezzo di memoria antica che ancora oggi parla.

Un frammento dall’Egitto tolemaico che svela varianti dell’Odissea

Il reperto arriva dall’Egitto dell’epoca tolemaica, un momento decisivo per la diffusione e la copia dei testi greci. Anche se misura meno di venti centimetri, il suo valore culturale è enorme. Conserva parti del XX libro dell’Odissea, ma soprattutto mostra tre righe che mancano nelle versioni classiche del poema che conosciamo oggi. Non si tratta di un semplice errore o di una curiosità, ma di una prova concreta che l’Odissea non era ancora fissata in una forma definitiva. Prima che gli studiosi ellenistici mettessero ordine, il poema circolava in tante versioni diverse, con aggiunte, omissioni e cambiamenti legati ai contesti locali o alla tradizione orale.

L’Odissea nasce da una lunga tradizione orale, custodita per secoli dagli aedi, i cantori che la trasmettevano a voce. Quando queste storie hanno iniziato a essere messe per iscritto, si trovavano a metà strada tra la stabilità del testo e la libertà del racconto orale. Il papiro del Met è proprio una testimonianza di questo passaggio: un documento scritto che conserva però la fluidità tipica della parola raccontata.

Il Metropolitan Museum e il racconto dell’Odissea attraverso l’arte

La mostra che ospita il papiro fa parte di un progetto più ampio del Met dedicato alla fortuna dell’Odissea nelle arti. Sono esposte sette opere selezionate che rievocano momenti chiave del poema: il mito del Cavallo di Troia, le lotte con Polifemo e Circe, l’intervento di Atena, il ritorno a Itaca. Attraverso queste opere, dal mondo antico fino ai giorni nostri, si racconta non solo la trama di Ulisse, ma anche come la sua storia sia stata reinterpretata e adattata nelle immagini nel corso dei secoli.

Il ritorno alla luce del papiro sposta l’attenzione dal mito alla sua stessa storia. Il frammento diventa un segno tangibile della trasmissione e delle trasformazioni che l’Odissea ha attraversato nel tempo. Non è più solo il viaggio di Ulisse: è anche il viaggio del racconto stesso, che passa di bocca in bocca, di mano in mano, da orale a scritto. Un percorso che unisce tradizione, scrittura e memoria.

La scoperta, la provenienza e il valore archeologico del papiro

Il frammento fu trovato nel 1902 vicino all’antica città di El Hibeh, in Egitto, e arrivò al Metropolitan Museum nel 1909 grazie a una donazione dell’Egypt Exploration Fund. Da allora è conservato nella collezione di arte greca e romana del museo di New York, diventando un tesoro unico per la storia della letteratura e dell’archeologia.

Questo piccolo pezzo racconta molto più di una semplice pagina scritta. Il papiro grezzo parla di come si faceva la scrittura nell’Egitto ellenistico, mentre l’inchiostro, ottenuto da carbone e acqua, lascia tracce ancora ben visibili. Le parole, anche se frammentarie, rimandano a una storia molto più antica del supporto stesso. In poche righe si concentra la complessità di un’epopea nata dalla parola recitata, trasformata in testo scritto e poi copiata in versioni diverse.

Sean Hemmingway, curatore del Dipartimento di Arte Greca e Romana del Met, sottolinea la rarità di un reperto simile: un pezzo autentico di oltre 2.300 anni fa che mostra sia la trama del papiro sia la scrittura originale. Un vero e proprio incontro con la storia, la cultura materiale e la letteratura antica, che racconta la lunga e complessa vita di un poema che ha fondato la nostra civiltà.

Redazione

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