A due giorni dal furto delle opere di Antonello da Messina, la polizia ha trovato il furgone usato per la fuga. Un ritrovamento cruciale, che potrebbe svelare dettagli finora ignoti sulla dinamica dell’assalto al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Gli investigatori, intanto, lavorano sull’ipotesi di un complice interno, qualcuno che avrebbe spalancato le porte ai ladri, rendendo tutto più facile. Il puzzle comincia a prendere forma, ma le risposte restano avvolte nel mistero.
Tra il 14 e il 15 agosto, quattro opere di Antonello da Messina sono sparite dal MuMe: tre delle cinque tavolette del Polittico di San Gregorio e la tavola bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Due tavolette sono state abbandonate durante la fuga e ritrovate da una famiglia, che le ha consegnate alle autorità. La scoperta del furgone arriva meno di due giorni dopo il furto. Secondo la Squadra Mobile, guidata da Simone Scalzo, i ladri hanno cambiato velocemente veicolo, scegliendo un mezzo “pulito” per non lasciare tracce e sfuggire alle telecamere.
Il modo in cui è stato organizzato il furto fa pensare a un gruppo preparato, almeno quattro persone incappucciate e vestite di nero. La fuga è stata rapida e ha seguito percorsi poco frequentati, come dimostrano le sbarre divelte in corrispondenza dell’uscita usata dai malviventi.
La rapidità e la precisione con cui è stato messo a segno il colpo fanno pensare a una possibile mano amica all’interno del museo. Qualcuno che conoscesse bene gli spazi, i turni e il sistema di sicurezza. Quattro guardie erano di turno quella notte, dalle 19.30 alle 7.30, e sono state ascoltate dagli investigatori per capire se ci siano state responsabilità o strani comportamenti.
Un punto cruciale riguarda l’allarme, che sembra essere stato disattivato o non ha inviato alcuna segnalazione al 112. Non è credibile che le guardie abbiano semplicemente ignorato il segnale: per questo si stanno esaminando i video di sorveglianza e i movimenti del personale in servizio.
Il ritrovamento del furgone apre nuove piste. La Polizia Scientifica sta analizzando il mezzo alla ricerca di impronte, tracce di DNA o altri indizi utili per risalire ai responsabili. Intanto, si continua a passare al setaccio le immagini delle telecamere del museo e delle zone limitrofe.
Gli investigatori stanno ricostruendo ogni movimento registrato quella notte, sia del personale che di possibili estranei che potrebbero aver osservato o favorito il furto. Sono ore di filmati da visionare, ma ogni dettaglio è prezioso per capire come si è svolto il colpo.
Rubare opere così conosciute è una scommessa difficile anche per i criminali: le tavolette di Antonello da Messina sono facilmente riconoscibili e tenute sotto stretta sorveglianza dagli esperti. Gli investigatori pensano che il furto sia stato pianificato per un destinatario preciso, qualcuno disposto a nasconderle clandestinamente.
Al momento però non ci sono notizie su possibili acquirenti o nascondigli. Proprio la notorietà dei pezzi alimenta la speranza che possano essere recuperati in tempi brevi. Intanto, la comunità scientifica e culturale resta allerta per eventuali segnali di movimenti sospetti.
Mentre le indagini vanno avanti, a Messina si è tenuto un sit-in sul lungomare del Ringo per esprimere dolore e preoccupazione. Una cinquantina di cittadini, guidati dal fumettista Lelio Bonaccorso, hanno chiesto più trasparenza sulle modalità del furto, sulla sicurezza del museo e sulla preparazione del personale.
Bonaccorso ha parlato di una ferita profonda per la città, un lutto culturale che si somma a tragedie recenti. L’appello è per una protezione reale e concreta del patrimonio artistico, non solo a parole. Anche Vittorio Sgarbi ha espresso amarezza, sottolineando quanto la tavola con la Madonna sia unica e inestimabile, comprata nel 2003 su suo suggerimento. Per lui il furto non ha senso, visto che pezzi del genere sono praticamente invendibili.
Il presidente della Regione Siciliana, Mario Schifani, ha annunciato un’ispezione interna per fare chiarezza su eventuali responsabilità, assicurando che non si tollereranno negligenze.
Il critico d’arte Giuseppe Carli ha ricordato l’importanza delle opere di Antonello da Messina per l’arte e l’identità della città. Le tavolette non sono solo oggetti antichi, ma testimonianze insostituibili di cultura e fede, parte di un polittico concepito come un tutto unico.
Rubare tre delle cinque tavole significa non solo sottrarre opere d’arte, ma mutilare un patrimonio che parla di secoli di storia. La perdita è materiale e simbolica, e scuote la comunità e l’intero paese. Francesco Finocchiaro, coordinatore regionale di Archeoclub d’Italia–Sicilia, ha evidenziato anche le difficoltà strutturali del settore, come la carenza di personale e risorse per la tutela.
La partita ora è aperta tra le indagini che proseguono, con un nuovo tassello grazie al furgone, e una città che deve interrogarsi su come difendere il proprio patrimonio. Le opere restano lontane, mentre Messina cerca risposte per non subire un’altra ferita simile.
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