Nel cuore di Riga, tra le vie acciottolate e le facciate storiche, prende vita qualcosa di inaspettato: la 17ª edizione del Survival Kit. Non è la solita mostra d’arte con quadri appesi o sculture statiche. Qui, l’arte contemporanea si fonde con antiche pratiche di guarigione lettone, trasformando la città in un vero e proprio laboratorio vivente. Dal 28 agosto al 27 settembre 2026, il Latvian Centre for Contemporary Art invita a un viaggio dove suoni, rituali e cura si intrecciano, offrendo una prospettiva nuova e profonda sul significato stesso di guarigione, che va ben oltre la medicina tradizionale.
“Arrow of the Wind”: l’antico incantesimo che guida la mostra
Il cuore di questa edizione è “Arrow of the Wind”, un antico incantesimo di guarigione lettone. Le curatrici Elena Sorokina e Simona Markel Dvorák raccontano come questa pratica tradizionale – basata su ritmo, respiro e movimento – abbia ispirato il filo conduttore della rassegna. Un tempo, questi incantesimi erano veri e propri metodi terapeutici che mettevano in relazione il corpo con l’ambiente circostante. Oggi, diventano uno strumento per guardare come gli artisti contemporanei interpretano la cura, spostando l’attenzione dal medico al culturale. La mostra esplora così rituali, suoni, sogni e legami con la natura come forme di guarigione attive, in un dialogo tra tradizione e innovazione.
L’evento si costruisce come un “incantesimo” collettivo che invita i visitatori a rallentare, a ritrovare un ritmo più naturale, con l’obiettivo di lasciare un segno profondo e sottile.
Artisti in scena: tra storie personali e pratiche di cura
Survival Kit 2026 presenta una trentina di artisti, dai veterani agli emergenti, tutti uniti dal tema della guarigione raccontata in modo nuovo, spesso multisensoriale. Le opere dialogano con rituali antichi e metodi indigenei, ecologici e femministi. Spicca la mostra dedicata a Sigríður Björnsdóttir, pioniera dell’arteterapia per bambini malati. La sua esperienza si riflette in “Pain & Other Recyclables”, un’installazione di Egill Sæbjörnsson, Ágústa Oddsdóttir e Mosi Kristján che prende la famiglia e i legami intergenerazionali come centro di un processo collettivo di cura.
Non mancano artisti della diaspora lettone come Daina Dagnija e Imants Tillers, che portano uno sguardo prezioso sulla memoria culturale e il rapporto con il presente, arricchendo il dialogo tra passato e contemporaneità.
Riga, culla di antiche tradizioni e dibattiti attuali
La scelta di Riga non è casuale. La città e la Lettonia conservano un patrimonio di pratiche di guarigione legate a foreste, torbiere e al Mare Baltico. Qui, gesti rituali e incantesimi si sono tramandati nonostante i secoli di occupazioni e cambiamenti. Questi saperi, trasmessi attraverso canti e racconti popolari, vivono oggi in un confronto aperto con temi indigenei, femministi e somatici a livello globale.
Riga diventa così un laboratorio culturale dove la tradizione incontra questioni come ecologia, cura e resilienza, superando i confini del folklore per abbracciare un discorso universale.
Un festival aperto a tutti, con uno sguardo ai più giovani
Survival Kit ha sempre puntato a coinvolgere pubblici diversi, con particolare attenzione a scuole, bambini e ragazzi. Anche quest’anno, il programma offre eventi pensati per chi si avvicina per la prima volta all’arte contemporanea, usando la guarigione come esperienza concreta. Tra le installazioni interattive, spiccano lavori che stimolano tutti i sensi: il profumo da applicare sulla pelle di Virginie Ittah, l’installazione vibratoria di Estelle Labes, le sperimentazioni sul gusto di Maya Minder e le esperienze “sub sensoriali” di Pia Lindman. Questi lavori invitano a guardare oltre la vista e a riscoprire il legame con piante, paesaggi e altre forme di vita, aprendo nuove strade per conoscere e prendersi cura del mondo.
Ripensare la guarigione nell’arte contemporanea
Per le curatrici Sorokina e Dvorák, il Survival Kit vuole riportare la guarigione al centro dell’arte, non più relegata ai margini. Non si tratta solo di lasciare opere o monumenti, ma di spingere a un vero cambio culturale. “Arrow of the Wind” dice chiaramente che la cura non è un dettaglio, ma uno degli scopi principali della cultura stessa.
In un’epoca segnata da guerre, crisi ambientali e isolamento, gli artisti diventano protagonisti nel cercare nuove forme di attenzione e convivenza. Tra sogni, rituali e rapporti con la natura, la mostra dimostra che guarire è anche un atto creativo, capace di arricchire il dibattito pubblico con nuove prospettive.
Survival Kit a Riga offre così un’esperienza capace di attraversare il tempo e lo spazio, invitando chi visita a rivedere il ruolo dell’arte nella società e nella cura di ogni giorno.
