A Pachino, il 15 agosto ha preso vita Anatomia della Rosa, un nuovo spazio culturale che mescola arte e tradizione. Giuseppina Maria Celeste, dall’animo fiorentino, ha deciso di portare qui il suo archivio e il suo atelier, scegliendo il cuore del centro storico per una mostra che cambia radicalmente il modo di guardare un fiore. Non è un semplice omaggio alla rosa, ma un viaggio tra fede e intimità, proprio mentre la città si prepara a celebrare la Madonna Assunta in Cielo. Un incontro tra passato e presente che si fa racconto, dentro le strade antiche di Pachino.
Pachino si apre all’arte contemporanea: la scommessa di Giuseppina Maria Celeste
In via Cassar Scalia, al civico 46, qualcosa sta cambiando nel panorama artistico di Pachino. Qui, Giuseppina Maria Celeste ha inaugurato uno spazio che vuole diventare un punto di riferimento per la città. Anatomia della Rosa, nato nel 2020 per una mostra a Firenze, non è rimasto un progetto congelato dalla pandemia. Al contrario, è diventato il cuore di un percorso che ha riportato l’artista nella sua terra d’origine, dando vita a un luogo dedicato all’arte e al confronto culturale.
Il locale, con le sue grandi vetrine affacciate sulla strada principale, è pensato per dialogare con chi passa, rompendo l’idea dello spazio museale chiuso e riservato. Qui l’arte si fa parte della vita quotidiana, entra nel ritmo della città. Aprire ad agosto, proprio prima delle celebrazioni religiose più sentite, è un gesto preciso: collegare arte e tradizione popolare, sacro e profano. Un modo per trasformare Pachino in una piccola ma vivace capitale della creatività, dove l’arte diventa occasione per incontrarsi e riflettere.
La rosa, simbolo di fede e identità tra monotipi e memoria
Al centro di Anatomia della Rosa ci sono una serie di monotipi firmati Celeste. Il fiore non è più solo una figura botanica, ma diventa un’immagine carica di significati: la Passione, la morte e la gloria della Madonna. Un viaggio nella spiritualità che l’artista ha deciso di raccontare attraverso il suo sguardo.
Il monotipo, tecnica antica risalente al Seicento e menzionata da Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico, qui si trasforma in una sorta di “sindone” di carta. Il segno lascia un’impronta, materiale e spirituale, di una presenza sacra. La mostra intreccia frammenti autobiografici con simboli cristiani: il rosario con grani a forma di fiore, la catenella di cotone che richiama Maria che scioglie i nodi. La figura della Miracolosa e gli elementi naturali, come i chicchi di grano, amplificano il valore rituale delle immagini. I lavori si fanno così tessiture di memoria e devozione, un intreccio tra storia personale e radici culturali, capaci di offrire allo spettatore un’esperienza intensa, sia sul piano sensoriale che culturale.
Lo studio dettagliato dell’anatomia della rosa, nelle sue diverse sezioni, unisce precisione estetica a una ricerca simbolica che attraversa secoli di iconografia sacra. Così il fiore diventa emblema di rinascita e spiritualità.
Tra tecniche antiche e innovazione: il percorso tra Firenze e Pachino di Giuseppina Maria Celeste
Celeste ha maturato la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze, confrontandosi con maestri come Giancarlo Caldini e Amedeo Lanci. Vincitrice nel 2000 del Premio Fiorino d’Oro per le arti digitali, ha costruito una carriera che mescola pittura tradizionale, grafica e nuove tecnologie. Per quasi vent’anni ha partecipato alle manifestazioni europee EVA , portando avanti una ricerca che fonde tecniche classiche e linguaggi moderni.
La mostra di Pachino privilegia il monotipo, una tecnica grafica apprezzata per la sua immediatezza e unicità, amata anche da Giovanni Benedetto Castiglione. Celeste la riprende e la rinnova con matrici in silicone che donano morbidezza alle superfici, permettendo trasparenze e velature. Il risultato è un mix tra incisione decisa e pittura fluida, dove l’immagine fugace si cristallizza sulla carta.
Questa sperimentazione non è solo dimostrazione di grande maestria tecnica, ma anche la volontà di superare il confine tra arti tradizionali e digitali. Il dialogo tra antico e nuovo racconta un’artista che torna alle sue radici senza rinunciare all’innovazione, inserendo Pachino al centro del suo cammino artistico e umano.
