Nel cuore pulsante del Celio, sotto Villa Celimontana, è emerso un pezzo di Roma che racconta storie sepolte da secoli. Quello che doveva essere un semplice intervento di consolidamento – finanziato dal PNRR – si è trasformato in una scoperta che ha già fatto parlare. Mosaici colorati, affreschi ben conservati e pavimenti in marmo, tutti risalenti al II secolo d.C. e restaurati nel secolo successivo, affiorano tra le macerie. Ma c’è di più: i primi indizi indicano che questo edificio potrebbe essere stato legato ai vigiles, i pompieri e guardiani notturni dell’antica Roma. Un dettaglio che getta nuova luce su come vivevano e lavoravano in città.
Le operazioni iniziate per mettere in sicurezza il muraglione storico di Villa Celimontana hanno portato alla luce un edificio con diversi ambienti — finora otto settori individuati, cinque già scavati. La struttura, datata tra il II e il III secolo d.C., mostra segni evidenti di ristrutturazioni, segno che era in uso per molto tempo. Tra le decorazioni spicca un grande mosaico geometrico con una scena marina: delfini, pesci, aragoste e granchi ruotano intorno a un cratere centrale, un motivo che richiama esempi simili in altre parti di Roma, ma con differenze che fanno pensare a usi diversi degli spazi.
Oltre al mosaico, sono venuti alla luce frammenti di pavimenti musivi dell’epoca antonina e ampie porzioni di soffitti affrescati con motivi geometrici. Le pareti, decorate con opus sectile in marmi bianchi e colorati, testimoniano un lavoro pregiato, usato in ambienti di prestigio ma non solo nelle case private. Questi reperti non raccontano solo la ricchezza artistica del complesso, ma aprono nuovi interrogativi sul ruolo dell’edificio nel quadro urbano di Roma.
I reperti lasciano spazio a diverse interpretazioni. Le decorazioni sono di grande pregio e ricordano quelle delle domus aristocratiche, ma la posizione dell’edificio coincide con l’area dove in passato sono state trovate tracce della caserma della V Coorte dei vigiles. Questo corpo, uno dei sette che formavano i vigiles, fungeva da pompieri e polizia notturna nella Roma antica. Nel Celio, scavi precedenti avevano portato alla luce basi di statue con iscrizioni che rimandavano a membri di questa coorte, oltre a spazi usati come alloggi.
Il mosaico con il cratere ricorda molto quelli scoperti nelle caserme di Ostia, dove decorazioni simili adornavano le aree comuni dei vigiles. Se si confermasse che l’edificio sotto Villa Celimontana era parte della loro caserma, si amplierebbe la mappa archeologica del loro territorio, dimostrando che controllavano un’area più vasta attorno al Celio. Così si capirebbe meglio come erano organizzati e distribuiti questi uomini, fondamentali per la sicurezza dell’antica Roma.
I vigiles, fondati da Augusto nel 6 d.C., nacquero per rispondere al problema degli incendi che spesso devastavano Roma, costruita in gran parte con materiali facilmente infiammabili come il legno. Erano circa settemila, divisi in sette coorti, ciascuna responsabile di una zona della città. La V Coorte, quella probabilmente legata all’edificio di Villa Celimontana, vigilava su quartieri specifici.
Non erano solo pompieri: di notte pattugliavano le strade, mantenevano l’ordine e garantivano la sicurezza pubblica, svolgendo un ruolo simile a quello della polizia moderna. Avevano a disposizione pompe, secchi, scale, uncini e asce per abbattere parti di edificio in fiamme e fermare gli incendi. La posizione della struttura, tra via della Navicella e il Clivo di Scauro, era strategica per intervenire rapidamente. Vicino passava l’acquedotto Celimontano, che riforniva d’acqua le loro cisterne e i carri antincendio.
Gli archeologi ipotizzano che la caserma includesse non solo alloggi per i vigiles e gli ufficiali, ma anche un Augusteum, un santuario dedicato all’imperatore. Lo suggeriscono i marmi policromi trovati già a partire dal tardo Cinquecento e poi riutilizzati nella Sala Regia del Vaticano.
L’edificio fu abbandonato tra il V e il VI secolo d.C. e rimase sepolto sotto strati di terra che hanno conservato intatte pavimentazioni e decorazioni. Nel corso dei secoli, l’area è stata parzialmente danneggiata con la costruzione della loggia di Villa Mattei, le cui fondamenta poggiano sulle antiche mura romane, segno di una stratificazione continua nel quartiere del Celio.
I lavori di scavo continueranno nei prossimi mesi e permetteranno di capire meglio la funzione e la composizione dell’edificio. Le analisi definiranno se davvero si tratta di un settore della caserma della V Coorte dei vigiles o di una raffinata residenza privata. In ogni caso, questa scoperta è un pezzo fondamentale per ricostruire il volto urbano e sociale dell’antica Roma, offrendo uno sguardo sulla vita quotidiana, le istituzioni e l’architettura di una capitale millenaria.
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