Gagosian ha deciso di chiudere la sua sede in Burlington Arcade, nel cuore di Londra, lasciando un segno netto nel mondo dell’arte contemporanea. L’apertura, iniziata come un pop-up nell’ottobre 2023, si è trasformata in meno di tre anni in un punto di riferimento con sedici mostre importanti, spaziando tra grandi nomi e appuntamenti densi. Due piani, un negozio di libri e oggetti d’arte al piano terra, mostre al piano superiore: un modello vivace e dinamico che però ora si interrompe. Non si tratta di una chiusura improvvisa, ma di una scelta concordata con i proprietari per favorire nuovi affittuari a lungo termine. A Basilea, dove Gagosian è presente dal 2019, la strategia è simile: si cerca di riorganizzare gli spazi, puntando a nuove opportunità immobiliari. Il mercato delle mega gallerie europee sembra così entrare in una fase di riflessione, orientata a una gestione più selettiva e razionale degli spazi espositivi.
Burlington Arcade: da esperimento a chiusura anticipata
Nel cuore di Mayfair, Burlington Arcade voleva essere un’alternativa più raccolta e snella rispetto ai grandi spazi Gagosian londinesi. Distribuito su due unità consecutive al 28 e 29, ha alternato mostre di piccola scala a una vetrina per prodotti artistici come edizioni e pubblicazioni, rivolgendosi a un pubblico più ampio e meno tradizionale. Collaborazioni con artisti del calibro di Christo e Jeanne-Claude hanno dato spettacolo con mostre di forte impatto concettuale e ambientale, fino all’ultima esposizione del luglio 2026. Meno di tre anni dopo il debutto, il progetto si chiude senza strappi: la galleria ha accettato di lasciare gli spazi per una nuova strategia immobiliare della proprietà, che punta a contratti più lunghi e stabilità economica tipica del mercato londinese. Burlington Arcade lascia però un segno come tentativo di coniugare esposizione e vendita di opere e materiali artistici di nicchia.
Basilea, addio a Rheinsprung 1: si cerca una nuova casa
La sede di Basilea, aperta nel 2019 in Rheinsprung 1, ha seguito un percorso simile a quello londinese. Nato come progetto temporaneo in vista di Art Basel, lo spazio si è consolidato in una struttura attiva tutto l’anno, con 17 mostre all’attivo, tra cui una collettiva legata alla partecipazione di Gagosian a Art Basel 2026. La chiusura annunciata non significa però un abbandono totale della città svizzera. La galleria ha infatti specificato di essere alla ricerca di altri immobili per continuare la propria attività nel mercato locale, mantenendo i rapporti con collezionisti e istituzioni del territorio. Qui la dinamica è diversa rispetto a Londra: non si tratta di una rinuncia, ma di un adattamento alle condizioni immobiliari e di mercato, con l’obiettivo di ottimizzare i costi e concentrare risorse in spazi più grandi e riconoscibili.
Londra e New York: le grandi gallerie fanno i conti con lo spazio
In parallelo al ridimensionamento di Gagosian, anche altre big della scena artistica stanno rivedendo la loro presenza nelle metropoli. David Zwirner ha da poco chiuso la galleria dell’Upper East Side a New York, attiva dal 2017 in una townhouse su tre piani, dove ha ospitato artisti come Yayoi Kusama e Dan Flavin. Questa decisione era già prevista dopo la riorganizzazione degli spazi a Chelsea, che ora rappresenta il fulcro dell’attività insieme alla sede di Tribeca. Nel quartiere storico dell’arte, questi movimenti spostano gli equilibri commerciali, in un contesto dove anche Hauser & Wirth ha lasciato immobili storici. Questi cambiamenti non segnalano un declino, ma piuttosto un riassetto: nuove realtà si affacciano e Sotheby’s è arrivata nel Breuer Building. La tendenza generale è chiara: le grandi gallerie puntano a spazi più grandi e centralizzati, abbandonando sedi più piccole e sparse.
Pace Gallery: tagli e riorganizzazione per tornare al modello tradizionale
Il cambiamento più netto riguarda Pace Gallery, che all’inizio di giugno ha annunciato un ridimensionamento importante del proprio roster artistico e del personale. Oltre 50 artisti ed estates sono usciti dalla scuderia, riducendo di quasi un terzo il totale, mentre i dipendenti a livello globale sono diminuiti del 20%, circa 50 persone in meno. Marc Glimcher, CEO di Pace, ha spiegato che “la crescita troppo rapida ha complicato la gestione tradizionale della galleria, rendendo difficile costruire programmi su misura per ogni artista.” Anche la strategia immobiliare cambia: Pace cerca una sede più piccola a Londra e ha messo in vendita il grande spazio di 800 metri quadrati al 5 Hanover Square. Nel frattempo, mantiene la storica sede di otto piani a Chelsea, che rappresenta un’eredità di un’epoca di espansione ora superata. Il ridimensionamento segue la chiusura della sede di Hong Kong e investimenti non sempre riusciti nell’arte digitale, NFT e progetti immersivi come Superblue. Artisti importanti come JR, teamLab e Rafael Lozano-Hemmer sono spariti dal nuovo roster, segno evidente di un cambio di rotta.
Mega gallerie in mutazione: dal boom globale al consolidamento ragionato
Le chiusure e i tagli di Gagosian, Zwirner e Pace raccontano un cambiamento netto. Per oltre dieci anni, queste super gallerie hanno puntato a espandersi in tutto il mondo, occupando palazzi prestigiosi e allargando i roster artistici. Era una strategia che simboleggiava potere e solidità economica nel mercato globale dell’arte. Oggi, però, tra affitti alle stelle, vendite in calo e clienti più cauti, quel modello vacilla. Rinunciare a sedi secondarie e ridurre il personale non significa per forza perdere peso. Le mega gallerie continuano a gestire capitali importanti e reti solide con musei, fiere e collezionisti. La loro influenza si concentra ora su spazi più grandi, riconoscibili, con programmi mirati e investimenti più oculati. Un assetto meno disperso, più gestibile, che rispecchia la realtà attuale del mercato e apre una nuova fase per le grandi gallerie internazionali.
