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Davide Pepe e l’arte della trasformazione visiva: un viaggio sensoriale al Primavera Sound di Barcellona

Redazione 21 Settembre 2026

Le immagini si frantumano, si rincorrono e si dissolvono davanti agli occhi: è una danza fragile, quella che Davide Pepe ha portato sul palco del Primavera Sound di Barcellona, lo scorso giugno. Il pubblico, immerso in una dimensione sospesa tra realtà e sogno, ha seguito il suo viaggio visivo accompagnando il concerto di Current 93. Tra suoni che mescolano folk, misticismo e poesia, le creazioni di Pepe sfidano la percezione: luce che si stratifica, tempo che si piega, forme che si svelano e si nascondono. Il suo lavoro non lascia nulla fermo, ma apre varchi inediti tra spazio e indefinito, invitando a guardare oltre ciò che sembra stabile.

Un artista a tutto tondo tra festival, concerti e musei di prestigio

Originario della Puglia e nato nel 1970, Davide Pepe ha costruito la sua carriera attraversando diversi mondi artistici con una coerenza rara. Le sue immagini, spesso granulose e generate dal vivo durante performance musicali, evocano un immaginario denso e sfuggente, che va oltre le tradizioni note. Dopo aver esposto alla Berlinale, sia nella sezione Panorama che in Shorts Competition, Pepe ha collaborato con artisti e musicisti che si muovono tra musica sperimentale e atmosfere inquietanti, come Nurse with Wound e Diamanda Galás. La sua ricerca ha trovato spazio anche in gallerie e musei di rilievo internazionale: dalla Julia Stoschek Foundation di Düsseldorf al Museo di Arte Contemporanea di Chicago, fino al Barbican Centre di Londra.

Il suo lavoro non si limita all’immagine in movimento. Tra installazioni e proiezioni live, Pepe mantiene un filo poetico che dialoga con la filosofia – in particolare con Sant’Agostino – e il cinema sperimentale di Derek Jarman. La sua capacità di adattarsi a contesti così diversi dimostra una versatilità rara nel panorama contemporaneo. Ogni progetto diventa un modo per mettere in discussione il tempo e la percezione, offrendo allo spettatore un’esperienza quasi sensoriale, che allarga la vista e la mente.

Tempo e luce: un viaggio partito dall’informatica

Al centro delle opere di Pepe c’è la manipolazione del tempo. Grazie agli studi in Scienze dell’Informazione a Bologna, ha creato software su misura che smontano e rimontano sequenze video in modi che sfuggono all’occhio umano. Ogni immagine diventa così un archivio di istanti compressi che si sovrappongono, dando vita a nuove profondità temporali. Progetti come Cities e People sono chiari esempi di questa ricerca: ogni fotogramma racconta mille momenti diversi, racchiusi in una stampa che abbraccia tutto il tempo della ripresa.

Il tempo non è più una linea da seguire, ma uno spazio da abitare. Nel lavoro If You Could See With God’s Eyes, Pepe usa due schermi messi ad angolo per mostrare insieme la realtà che vediamo e una visione dove il tempo si scioglie, lasciando emergere tutte le sue sfumature in un unico istante. Il gioco tra zone chiare diurne e ombre notturne racconta la sedimentazione della luce nel tempo. La luce, nelle sue opere, non è solo un mezzo per vedere, ma diventa materia concreta, stratificata come le rocce di una montagna.

Questa sedimentazione richiama l’idea di “materia informis” di Sant’Agostino, che Pepe interpreta come uno spazio sospeso tra il possibile e il reale. È il cuore di lavori come Access Denied: Coffee Pot #1, Tragedy Dualism e Four Seasons, dove la forma resta sempre un cantiere aperto tra definito e indefinito. Qui l’immagine non è mai un semplice decoro, ma un processo vivo, una serie di potenzialità in continua evoluzione.

Tecnologia e sperimentazione: la programmazione artigianale dell’immagine

Davide Pepe si distingue anche per il suo uso originale della tecnologia. Non si affida all’intelligenza artificiale per creare le sue immagini, ma scrive personalmente i programmi che gli servono per manipolare il video. Questa scelta nasce dalla volontà di mantenere il controllo creativo su ogni fase, dall’input iniziale alla trasformazione finale. I suoi software non cercano effetti banali o glitch di moda, ma esplorano possibilità che gli strumenti comuni non possono raggiungere.

La granulazione che caratterizza molti suoi video nasce proprio da questa programmazione fatta a mano. L’immagine si fa quasi scultura, si frantuma ma mantiene una struttura che parla di processi, stratificazioni e tensioni visive. La granulazione non è semplice estetica, ma un modo di studiare l’immagine come materia viva e in continuo mutamento. Ogni opera offre così uno sguardo unico sulla realtà, rivelando ciò che altrimenti resterebbe nascosto o invisibile.

Trent’anni con Current 93: un dialogo tra mondi visionari

La collaborazione tra Davide Pepe e il gruppo Current 93 dura da oltre trent’anni, nata da un incontro casuale nel 1991 a Modena durante un concerto dei Death in June. Da allora, Pepe è diventato parte integrante del gruppo, non solo come artista visivo ma anche come presenza sul palco durante i live. I suoi filmati nascono apposta per i concerti, fondendo una sensibilità personale con il mondo sonoro di David Tibet e dei suoi compagni.

Prima di ogni spettacolo, Pepe prepara un opening di una trentina di minuti, fatto di materiali della sua ricerca e campionamenti dal vivo, inclusi suoni tratti da oggetti di uso quotidiano e persino dal battito cardiaco. Questo elemento rende palpabile l’emozione dell’artista e crea un legame diretto con il pubblico. Durante i live, le immagini non sono un semplice sfondo, ma parte attiva della performance, che amplifica l’atmosfera onirica e mistica del gruppo.

Il rapporto con Current 93 si estende anche fuori dal palco. A novembre 2024, la mostra Hallucinate, Children al DOX Center for Contemporary Art di Praga ospiterà diversi filmati di Pepe, tra cui video-ritratti dei membri della band e proiezioni nate per i concerti. L’obiettivo è dare autonomia ai lavori visivi, che pur nascendo in un contesto musicale, si impongono come opere d’arte a sé stanti. Questo incontro tra musica e immagine allarga l’esperienza dello spettatore, aprendo nuove strade per vedere e interpretare.

Davide Pepe porta avanti, giorno dopo giorno, una ricerca coerente che continua a mettere alla prova lo sguardo, la percezione e il senso stesso del tempo, con immagini che cambiano e sfidano ogni definizione. La sua arte diventa così uno strumento profondo di indagine, dove luce e tempo si stratificano in un gioco che resta dentro chi lo vive.

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