Emma Shapiro non è una persona qualunque. Artista, giornalista e attivista, vive in Spagna ma viene dagli Stati Uniti. Di recente, Instagram le ha cancellato l’account @nipeople, un progetto che sfida la censura dei capezzoli femminili online. La sua esperienza ha acceso un dibattito acceso: come si conciliano arte e moderazione sui social? E soprattutto, come si applica davvero il Digital Services Act, la nuova legge europea sulla sicurezza digitale? La battaglia legale contro Meta è appena cominciata, ma già mette a nudo un conflitto profondo e ancora tutto da risolvere.
Exposure Therapy: l’arte che sfida la censura dei corpi femminili sui social
Tutto parte nel 2017 con Exposure Therapy, un progetto ideato da Emma Shapiro per mettere in luce la disparità irrazionale con cui i social trattano i corpi femminili. Il bersaglio principale sono i capezzoli: permessi sui corpi maschili, ma censurati sistematicamente se femminili. Un paradosso che Shapiro smonta con una campagna che invita donne e persone con corpi femminili a inviare foto dei propri capezzoli. Le immagini vengono trasformate in adesivi, distribuiti gratuitamente e affissi negli spazi pubblici in tutto il mondo.
L’obiettivo è doppio: da un lato normalizzare il corpo femminile senza caricarlo di connotazioni sessuali, dall’altro mettere in discussione un sistema che impone regole arbitrarie, distinguendo tra nudità “accettabile” e “vietata”. Nel 2018 nasce anche @nipeople, un archivio digitale e spazio di dibattito dove si parla apertamente della rappresentazione del corpo. Il progetto si basa su una domanda fondamentale: un corpo è davvero pornografico o lo diventa solo per imposizione sociale?
La cancellazione dell’account: cosa è successo e la risposta legale di Shapiro
L’8 dicembre 2025 Meta ha cancellato definitivamente l’account Instagram @nipeople, dopo averlo sospeso il giorno prima. La cosa sorprendente è che non si tratta di contenuti espliciti, ma di un video che mostrava un palo della luce coperto dagli adesivi del progetto. Meta ha giustificato la chiusura con una presunta violazione delle regole sull’“integrità dell’account”, una definizione vaga che per Shapiro è difficile da interpretare.
Emma si è affidata a uno studio legale esperto in censura artistica, Avant-Garde Lawyers , e ha presentato un reclamo alla Comisión Nacional de los Mercados y la Competencia , l’ente spagnolo che deve far rispettare il Digital Services Act. Nella denuncia si sostiene che Meta non ha rispettato i principi di trasparenza, proporzionalità e il diritto a un ricorso reale. Nel frattempo è partita anche una procedura extragiudiziale tramite User Rights, un organismo europeo che si occupa di controversie sulla moderazione.
Questa vicenda non è solo la rimozione di un account: è la perdita di anni di lavoro, di un archivio digitale prezioso e la fine di rapporti professionali costruiti nel tempo. Per Shapiro il problema è sistemico: l’incertezza sulle regole spinge gli artisti all’autocensura, soffocando la creatività prima ancora che nasca.
Nudità e doppio standard nell’era della violenza digitale
Paradossalmente, mentre sui social circolano senza freni immagini violente o discriminanti, il corpo femminile nudo resta sotto un controllo rigidissimo. Questa anomalia sembra un retaggio di un passato digitale meno evoluto, quando la censura si concentrava sulle nudità e ignorava problemi ben più gravi.
Oggi, piattaforme e utenti convivono con campagne d’odio, disinformazione, contenuti razzisti e intimidazioni che spesso sfuggono ai controlli o vengono rimossi con lentezza. Intanto, opere artistiche e foto di corpi semi-nudi subiscono ingiustificati blocchi algoritmici.
Nel 2020, durante il lockdown, un caso emblematico fu #LifeDrawingLive promosso dalla BBC: Instagram nascose disegni di nudi accademici con una motivazione generica, dimostrando l’incapacità delle piattaforme di distinguere tra pornografia e arte, oscurando contenuti educativi importanti.
Digital Services Act: un banco di prova per la libertà artistica online
La battaglia legale di Emma Shapiro tocca un tema più ampio: la libertà di espressione artistica nel mondo digitale. Oggi Instagram e simili sono spazi fondamentali per gli artisti, sia come archivio sia come vetrina e luogo di confronto. Cancellare un account significa quindi un danno professionale e culturale pesante.
Il Digital Services Act, approvato dall’Unione Europea per regolare responsabilità e trasparenza dei giganti del web, diventa uno strumento chiave per arginare i poteri discrezionali delle piattaforme. Il caso spagnolo potrebbe essere il primo test concreto della legge a difesa della presenza digitale degli artisti e dei loro diritti.
Questa vicenda arriva in un momento in cui l’UE è sempre più attenta ai colossi tecnologici, non solo sulla moderazione, ma anche sulla concorrenza. La maxi multa da 890 milioni di euro inflitta a Google nel luglio 2026 per violazioni del Digital Markets Act lo dimostra: Bruxelles vuole riequilibrare il potere delle piattaforme, proteggendo allo stesso tempo i diritti e le libertà di utenti e creatori di contenuti.
