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Straordinaria scoperta in Sardegna: riemerge intatta una Tomba dei Giganti a Bortigali

Sotto il fitto verde del versante sud di Crastu Littu, nel cuore della Sardegna, una tomba dei giganti è tornata a emergere dopo secoli di silenzio. A 740 metri di quota, nel territorio di Bortigali, si staglia una struttura imponente, costruita con blocchi regolari di trachite. La scoperta, quasi casuale durante un normale sopralluogo, ha spalancato una nuova finestra su un paesaggio archeologico già denso di storia. Da lì, la vista abbraccia vallate, altipiani e si allunga fino al golfo di Oristano, rivelando un territorio carico di antichi significati.

Una scoperta inattesa tra boschi e pietre

La tomba di Carrarzu Iddia è venuta allo scoperto durante le ricognizioni delle soprintendenze per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio della Sardegna. Un territorio che continua a sorprendere con il suo patrimonio nascosto. Nel sito, già protagonista di scavi e restauri per un nuraghe vicino, sotto una fitta vegetazione si è svelata questa tomba collettiva di grande valore. Grazie al lavoro di pulizia e alla collaborazione con i proprietari dei terreni, si è potuto riconoscere un gioiello di conservazione.

Le soprintendenze di Cagliari e Sassari-Nuoro, guidate rispettivamente da Elena Anna Boldetti e Monica Stochino, hanno sottolineato l’importanza della scoperta, non solo per Bortigali ma per tutta la Sardegna. Pur non essendo la prima tomba di giganti trovata in zona, Carrarzu Iddia si distingue per la sua complessità e alcune caratteristiche architettoniche rare, che meritano studi più approfonditi. Dal 2024, la zona del Marghine è al centro di ricerche archeologiche intense, con nuovi ritrovamenti che confermano il ruolo chiave di questo angolo d’isola nella civiltà nuragica.

L’architettura della tomba: una doppia camera che sorprende

La tomba è costruita con una tecnica muraria isodoma, cioè filari regolari di blocchi di trachite, una pietra locale. L’ingresso ha una struttura trilitica, formata da due stipiti verticali e un architrave orizzontale. Il monumento guarda verso la valle e presenta una camera funeraria rettangolare affiancata da un’esedra semicircolare: uno spazio aperto dove si svolgevano cerimonie collettive legate al culto degli antenati.

La novità più interessante è la divisione interna della camera in due livelli, cosa rara nelle tombe di giganti sarde. Ancora non si sa con certezza a cosa servisse questa partizione né quando sia stata realizzata. Questo dettaglio apre nuove domande sull’architettura funeraria nuragica. A differenza di altre tombe, qui non è stata trovata alcuna stele centrale, elemento invece frequente in esemplari più antichi.

Nonostante in passato l’area abbia subito scavi clandestini che hanno danneggiato in parte i depositi archeologici, sono emersi frammenti di ceramica risalenti alla fine del Bronzo Medio, segno di una frequentazione lunga e continuativa. I prossimi scavi punteranno a setacciare il materiale rimosso per recuperare altri reperti e ricostruire le diverse fasi di utilizzo e trasformazione del sito.

Tombe di giganti: tra sepolture collettive e identità antica

Le tombe di giganti sono diffuse in tutta la Sardegna, con una concentrazione particolare nella zona centrale dell’isola. Sono luoghi di sepoltura collettiva della civiltà nuragica tra il 1800 e il 1100 a.C. Il nome deriva dalle dimensioni imponenti di queste strutture, costruite con grandi blocchi di pietra a formare camere rettangolari con un’abside finale. Originariamente erano spesso ricoperte da tumuli di terra, che ricordavano la forma di una nave rovesciata.

L’esedra semicircolare davanti alla camera fungeva da spazio rituale per la comunità, dove si tenevano incontri e celebrazioni in onore dei defunti. Nelle tombe più antiche, al centro dell’esedra si trovava una grande stele, alta anche diversi metri, con un piccolo accesso alla base. In seguito si sono preferite tecniche murarie più precise, con filari orizzontali e blocchi di dimensioni uniformi, come nel caso di Carrarzu Iddia.

Questi monumenti non erano solo sepolture, ma veri e propri centri simbolici, dove la memoria collettiva veniva custodita e riaffermata attraverso rituali che rinsaldavano il legame tra vivi e antenati. La loro forma è stata interpretata come una testa di toro o il profilo stilizzato di una donna in travaglio, simboleggiando il ciclo di morte e rinascita e i culti legati alla dea Madre e al dio Toro.

Carrarzu Iddia: un monumento nel cuore di un paesaggio ricco di storia

Il complesso di Carrarzu Iddia si inserisce in un territorio denso di testimonianze che vanno dalla preistoria all’epoca romana. Qui si trovano protonuraghi, pozzi sacri, villaggi e necropoli che formano un sistema ben organizzato. La vicinanza di luoghi di vita, culto e sepoltura indica che la comunità nuragica aveva un disegno preciso, sia simbolico che funzionale.

La posizione sulla cima di Crastu Littu è strategica: da qui si domina la piana di Macomer, gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino, le montagne del Nuorese e il golfo di Oristano. Un luogo scelto per sottolineare l’importanza del monumento nel paesaggio e renderlo visibile, simbolo di prestigio e appartenenza collettiva.

L’evoluzione della tomba, con l’ampliamento della camera e la costruzione dell’esedra monumentale, riflette una crescente complessità nelle pratiche funerarie e nel ruolo sociale di questi luoghi. Non erano semplici tombe, ma spazi dove si manifestava la coesione e la continuità della comunità.

Tra scavi, tutela e futuro: cosa ci aspetta a Carrarzu Iddia

Gli scavi proseguono con l’obiettivo di completare la conoscenza della struttura interna e di analizzare meglio i reperti ceramici. Al centro c’è soprattutto il doppio livello della camera, che potrebbe dare indicazioni importanti sull’evoluzione e le funzioni delle tombe di giganti.

Accanto agli aspetti scientifici, si apre la questione della tutela e valorizzazione del sito. La sindaca di Bortigali, Patrizia Tomassetti, ha evidenziato il valore culturale, storico e turistico del monumento. Un patrimonio capace di attrarre un turismo di qualità, ma che prima di essere aperto al pubblico deve essere messo in sicurezza e protetto con cura.

Ora Carrarzu Iddia torna a dominare il suo paesaggio, pronta a raccontare la storia di una comunità che ha saputo unire architettura, culto e memoria, lasciando un segno profondo nel cuore della Sardegna.

Redazione

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