Sessanta volti di donna, da Van Gogh a Picasso, si radunano sotto un unico tetto a Parma. Dal 2 ottobre 2026, il Palazzo del Governatore si trasforma in una galleria vivente di storie e identità femminili. Tredici sale, ricche di pittura, scultura, disegno e persino performance, attraversano due secoli di arte e sguardi, svelando la complessità dell’immagine femminile. È la seconda tappa di un dialogo culturale tra Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che segue la mostra dedicata a Giacomo Balla. Un viaggio che parte dal Novecento e arriva fino ai primi anni del XXI secolo, mettendo in scena protagoniste iconiche e figure meno conosciute, tutte intrecciate nel grande racconto dell’arte e dell’identità.
“LEI” potrebbe far pensare a un’unica donna, ma in realtà la mostra mette in luce un mosaico di identità femminili che si dispiegano nel tempo e nello spazio. Le donne ritratte provengono da ambienti sociali molto diversi: dalla borghesia alla mondanità, fino a figure popolari spesso rimaste senza nome ma recuperate dall’arte. Così la Signora Ginoux, celebre grazie a Van Gogh, convive con la marchesa Luisa Casati ritratta da Boldini, icona della cultura europea. Accanto a loro, ci sono Hanka Zborowska, modella di Modigliani, e Carminella, soggetto di Antonio Mancini. Il ritratto diventa uno specchio di tensioni sociali e simboliche, espressione di desideri, stereotipi, conflitti e processi di emancipazione. Colori, sguardi, posture definiscono progressivamente soggettività femminili sempre più complesse e autonome, lontane da rappresentazioni monolitiche.
Le oltre sessanta opere in prestito dalla GNAMC comprendono pezzi rari, fondamentali per capire il panorama artistico tra XIX e XX secolo. La mostra si apre con disegni di Gustav Klimt, come lo studio per “Le tre età della donna”, con le sue linee sinuose e l’erotismo tipico della Secessione viennese. Nel percorso spiccano sculture di Adolfo Wildt e “Figura ” di Giacometti, dove il corpo diventa simbolo primordiale. Le immagini di Man Ray ci portano in territori più astratti, mentre “La Bambina che ride” di Medardo Rosso mostra un’espressione infantile libera da condizionamenti sociali. Importante anche “Donna in bianco” di Kees van Dongen, un dipinto in cui lo sguardo della figura sfida chi osserva, ribaltando la dinamica del guardare. Tra le novità, il pastello “Nu Debout” di Picasso, realizzato intorno al 1906 e acquisito solo recentemente, nel 2025, dalla Cy Twombly Foundation.
Un punto chiave della mostra è il passaggio da donne rappresentate a donne che si ritraggono consapevolmente. Opere di Antonietta Raphaël, Dora Maar, Francesca Woodman, Vanessa Beecroft e Marinella Senatore mostrano un impegno diretto nel mettere in discussione identità, corpo e modi di rappresentarsi. Tra scultura, fotografia e performance, questi lavori riflettono sulla costruzione sociale del sé e sulla riappropriazione del corpo come spazio di libertà. Così il ritratto smette di essere un’immagine statica per diventare strumento di decostruzione di ruoli imposti e di ampliamento delle possibilità di espressione femminile. Nella sezione si trovano anche ritratti di figure chiave della cultura italiana, come quello di Alberto Savinio dedicato a Palma Bucarelli, direttrice della GNAMC, e l’interpretazione di Giosetta Fioroni sull’attrice Elsa Martinelli, simboli di un protagonismo culturale al femminile.
Una parte della mostra si concentra sull’arte italiana tra gli anni Venti e Quaranta, un periodo segnato da contrasti tra tradizione, modernità e politica. Opere di Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà e altri, insieme a sculture di Arturo Martini e Giacomo Manzù, raccontano un quadro variegato, attraversato da correnti come la Metafisica e il Realismo magico. Qui la donna si allontana dal modello ufficiale imposto dal regime fascista. Molti ritratti la mostrano nell’intimità, autonoma e segnata da inquietudini profonde, distante dalla retorica patriottica. In questo contesto emerge una resistenza silenziosa: donne ferme ma non passive, isolate ma determinate, la cui presenza mette in crisi stereotipi consolidati e apre a interpretazioni più sfumate della femminilità.
La scelta del periodo per l’inaugurazione non è casuale: “LEI” apre nel 2026, anno in cui ricorrono gli ottant’anni dal riconoscimento del voto alle donne in Italia. Un’occasione per riflettere sulle trasformazioni dell’immagine femminile e sul cammino verso l’emancipazione. Le opere selezionate mostrano come il modo di guardare, pensare e rappresentare la donna sia cambiato in due secoli. L’esposizione fa parte del progetto “Museo migrante”, promosso dalla GNAMC per portare le collezioni pubbliche italiane in giro per il paese e all’estero. La collaborazione tra Comune di Parma e GNAMC punta a un dialogo costante che unisce valorizzazione del patrimonio e strategia culturale condivisa, come sottolineano le istituzioni locali. La mostra si potrà visitare al primo piano del Palazzo del Governatore fino all’8 marzo 2027, giorno della Giornata internazionale della donna, un’ulteriore conferma del valore simbolico e riflessivo di questa iniziativa.
L’estate porta con sé un rituale immutabile: le code chilometriche sull’asfalto, auto ferme come statue…
Le pendici del Vesuvio si preparano a ospitare un evento che mescola passato e presente.…
Sotto il fitto verde del versante sud di Crastu Littu, nel cuore della Sardegna, una…
È fatta. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo entra ufficialmente nel Sistema Museale Nazionale, un riconoscimento…
Venticinque nuovi tesori, sparsi tra templi antichi, teatri che raccontano secoli di storia e paesaggi…
Agosto non è più l’unico mese delle vacanze lunghe. Anzi, molti preferiscono viaggiare spesso, ma…