«Il volto è il nostro specchio più sincero». Parola di Es Devlin, artista che ha appena rivoluzionato la National Portrait Gallery di Londra. Da sempre, guardare un volto significa leggere una storia: dagli antichi Egizi con le loro maschere funerarie, passando per i capolavori del Rinascimento, fino ai selfie che oggi saturano i nostri smartphone. È un bisogno profondo, radicato nell’essere umano, che ci fa riconoscere volti persino dove non ci sono davvero — nelle nuvole, in una macchia sul muro, un fenomeno noto come pareidolia. Partendo da questa pulsione innata, Devlin ha dato vita a un ritratto collettivo, mutevole, fatto di volti britannici che si trasformano senza sosta, riflettendo una nazione in continuo cambiamento.
Es Devlin, artista e scenografa britannica premiata con l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico, ha lanciato un invito ai cittadini del Regno Unito: caricare i propri selfie su una piattaforma creata apposta per questo progetto. Sono oltre 69 milioni gli abitanti coinvolti, e da queste immagini nasce un’opera che non si ferma mai.
Le fotografie vengono elaborate da un sistema sviluppato con Google che trasforma ogni volto in un ritratto stilizzato, come se fosse disegnato a carboncino e gesso, lo stile tipico di Devlin. Tutto ciò si riflette in tempo reale all’interno della History Makers Gallery della National Portrait Gallery.
Non si tratta di un mosaico fermo, ma di un flusso continuo di immagini che si aggiornano senza sosta. Così il ritratto nazionale cambia pelle: non più solo le grandi figure della storia, ma un’immagine collettiva, viva, fatta dalle persone comuni. Tecnologia, arte e partecipazione si fondono per creare un organismo che racconta la nazione in tutte le sue sfumature.
Tradizionalmente, il ritratto fissava il volto di sovrani, papi, aristocratici, chi deteneva il potere e lo status. Ora, con questo progetto, Es Devlin sovverte quella logica. La National Portrait Gallery, che custodisce i volti simbolo della storia britannica, diventa uno spazio aperto, dove ogni cittadino ha la possibilità di lasciare il proprio segno e contribuire a definire l’identità nazionale.
L’artista parla di un’opera che è “uno specchio collettivo”, capace di mostrare “chi siamo stati e chi stiamo diventando”. Un ritratto in continua evoluzione, che abbraccia tutti i 69 milioni di abitanti del Regno Unito, senza distinzione di età, origine o idee. Un messaggio importante, soprattutto oggi, in un momento di grandi dibattiti su identità nazionale, immigrazione e appartenenza culturale.
Questa capacità di vedere un volto ovunque, unita alla tecnologia dell’intelligenza artificiale, rompe gli schemi dell’arte classica e invita la gente a partecipare in prima persona.
Accanto alla mostra, la National Portrait Gallery ha organizzato una serie di laboratori di disegno aperti a tutti. Qui chiunque può avvicinarsi all’arte del ritratto sotto la guida di Es Devlin. Per chi non può partecipare di persona, è stato creato anche un corso online, che permette a un pubblico più vasto di entrare nel progetto.
L’idea è semplice ma potente: superare la distanza tra artista e spettatore. Ognuno non è più solo chi viene ritratto, ma diventa creatore attivo, parte di un’identità collettiva che si costruisce sotto i nostri occhi.
Devlin aveva già lavorato su temi come identità, migrazione e appartenenza, come nel 2024 con “Congregation”, dedicato a 50 londinesi vittime della migrazione forzata. Questa nuova opera però allarga lo sguardo a tutta la società britannica.
Con questo progetto, Es Devlin riporta al centro il volto come chiave del riconoscimento umano. Nel corso dei secoli, i ritratti di potenti e élite hanno raccontato storie di dominio e prestigio. Qui invece l’idea è un’altra: il ritratto di una nazione nasce dall’unione di tante persone, di tante storie diverse.
L’opera, che coniuga arte e tecnologia, propone una nuova lettura della memoria collettiva e dell’identità nazionale. Non più un’immagine statica, ma un organismo vivo, che accoglie una pluralità di volti e vissuti. La National Portrait Gallery diventa così un punto d’incontro di memorie condivise, un luogo dove leggere la storia della nazione attraverso chi la vive oggi.
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