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Spiral Economy al Museo Correr: Julian Charrière incontra Antonio Canova nella Biennale Arte di Venezia

Redazione 15 Luglio 2026

Venezia si prepara a un nuovo racconto d’arte. Al Museo Correr, la Biennale Arte 2026 inaugura con un incontro inatteso: Antonio Canova, maestro del neoclassico, si confronta con Julian Charrière, artista contemporaneo che indaga la terra e il tempo. “Spiral Economy: Charrière e Canova” non è una semplice mostra, ma un viaggio che attraversa milioni di anni geologici. Scava nelle materie prime e nei temi scottanti dell’estrattivismo e del cambiamento climatico. Qui, la scultura classica dialoga con installazioni che custodiscono memorie profonde, quelle della nostra stessa terra.

Due epoche a confronto: quando la tradizione incontra il contemporaneo

La mostra nasce dal progetto Dialoghi Canoviani, curata dalla storica dell’arte Chiara Squarcina e dallo studioso Pier Paolo Pancotto, con il supporto di un network internazionale. Qui Canova, celebre scultore veneziano noto per il marmo, si affianca a Charrière, artista franco-svizzero che muove il suo lavoro tra arte, scienza e politica ambientale. Nel cuore del Museo Correr, lo spazio si trasforma in un laboratorio sensoriale. Charrière ribalta l’idea di materia come semplice oggetto scolpito, raccontando la pietra come portatrice di memorie geologiche antichissime.

Mentre Canova cercava nelle sue opere leggerezza e tattilità, Charrière punta sull’aspetto materiale e narrativo del marmo e di altri elementi. Le sale si popolano di installazioni e video che mettono in discussione il solo apprezzamento estetico, svelando storie della Terra, legami con l’energia e l’impatto dell’estrazione mineraria e dei combustibili fossili.

Spiral Economy: il tempo della Terra messo in vendita

La mostra si apre con “Spiral Economy”, un’opera quasi nascosta tra le architetture del museo. Charrière prende un distributore automatico e lo trasforma in una macchina simbolica: al posto di snack, dentro le serpentine metalliche ci sono ammoniti fossili, moltiplicate da specchi infiniti. È un colpo d’occhio che smonta l’immaginario consumista. L’artista denuncia come il capitalismo veloce riduca le complesse storie geologiche della Terra a oggetti usa e getta, da consumare distrattamente.

Il sistema del profitto si scontra qui con la profondità del tempo geologico. I fossili, tracce di mondi lontani, sono confinati in un contesto banalizzato, segno della perdita di contatto con la natura e la memoria del pianeta. L’opera invita a pensare alle conseguenze di uno sfruttamento sconsiderato delle risorse, legando il consumo rapido a una crisi ecologica globale.

Controlled Burn e Albedo: immagini di un futuro segnato

Nel percorso, il video “Controlled Burn” dialoga con “Icaro”, uno dei capolavori di Canova esposto poco distante. Un drone sorvola paesaggi abbandonati e contaminati: piattaforme petrolifere dismesse, ciminiere arrugginite, miniere a cielo aperto. Tra queste rovine emergono falene e felci antiche, simboli di una storia biologica lontana. Il filmato racconta un futuro segnato dai rifiuti dell’estrazione e del consumo energetico.

“Albedo” è un’altra installazione visiva e sonora, girata nelle acque gelide dell’Oceano Artico. Il ghiaccio si muove come corpi celesti in un cosmo liquido, mentre un coro subacqueo riproduce i suoni di orche e capodogli. Un’esperienza immersiva che porta a sentire linguaggi non umani, rivelando un bioma ferito che sopravvive in ambienti estremi. L’opera accende i riflettori su conseguenze ambientali drammatiche, spesso invisibili ma decisive per la vita del pianeta.

Tra minerali e archeologia futura: le opere di Charrière

Il percorso continua con “Stone Speakers” e “Imperfect Lovers” , dove dodici orologi industriali appaiono quasi consumati da incrostazioni di sale e minerali. Questi lavori incarnano il tema della trasformazione e del decadimento che percorre tutta la mostra. Charrière si muove come un esploratore scientifico, lavorando direttamente in scenari ambientali critici.

L’artista mette in scena una sorta di archeologia del futuro, documentando come l’estrazione delle risorse non cambi solo il paesaggio, ma anche la cultura e l’immaginario collettivo. I materiali che emergono dalle cave si intrecciano con paure e speranze delle generazioni future. Il suo lavoro si inserisce in un discorso ecologico che unisce arte e responsabilità, sottolineando il legame tra materia, tempo e memoria.

Marmo e materia viva: il confronto ecologico tra Canova e Charrière

Il rapporto tra Charrière e Canova non è solo un accostamento di stili, ma una riflessione profonda su materia e tempo. Canova cercava di fermare la bellezza nel marmo, lontano dalla trasformazione e dal degrado, inseguendo un’idea di immortalità neoclassica. Charrière invece mostra come marmo, macchinari e ghiacciai siano soggetti a cambiamenti reali, a un destino di trasformazione e decadimento.

Il Museo Correr diventa così il palcoscenico di un’esperienza che va oltre la semplice contemplazione estetica, portando il visitatore a una presa di coscienza ecologica. La mostra racconta storie di materia in movimento e invita a rileggere la tradizione artistica con uno sguardo critico sulle sfide ambientali e sociali che abbiamo davanti.

Questa iniziativa veneziana dimostra come l’arte contemporanea possa dialogare con il passato per offrire nuove chiavi di lettura. Il lavoro di Charrière al Museo Correr si conferma un invito a riflettere sul ruolo dell’uomo nella natura e sui tempi lunghi del pianeta che abitiamo.

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