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Machina Sacra: la processione digitale di Magaldi e Mandelli trasforma l’icona in schermo AI a San Giovanni a Piro

A Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nessuno ha visto la solita statua sacra sfilare in processione. Al suo posto, un grande schermo digitale portato a spalla, illuminato solo dal bagliore degli smartphone della folla. Era Machina Sacra, una performance che ha stravolto il rituale tradizionale durante il festival MicroCosmi. Le candele sono state sostituite da QR code e da un’intelligenza artificiale che scandiva una litania condivisa, in tempo reale. Un rito che parla di futuro, tecnologia e di come la comunità si trasforma nel mondo connesso di oggi.

Arte e tecnologia si incontrano nel rito digitale di Machina Sacra

Dietro Machina Sacra ci sono Max Magaldi e Matteo Mandelli, due artisti che da anni lavorano al confine tra arte contemporanea, performance e nuove tecnologie. Magaldi, musicista e artista multimediale, dal 2018 esplora come installazioni, musica e codici digitali influenzino la società. Mandelli, invece, si concentra sul rapporto tra corpo e tecnologia, creando opere che mettono in luce il cambiamento sociale provocato dall’uso quotidiano delle nuove tecnologie.

Il progetto propone una riflessione su cosa succede quando un rito tradizionale viene riscritto con i linguaggi del presente. Al posto della statua del santo, portata in processione da mani devote, c’è uno schermo fragile che proietta un’immagine luminosa, simbolo di un’epoca in cui la sacralità fatica a trovare nuove forme. Lo smartphone prende il posto del cero, dando vita a un coro digitale di voci sincronizzate dall’intelligenza artificiale, un paesaggio sonoro collettivo che trasforma ogni partecipante in parte attiva di un rito nuovo.

Mandelli chiarisce subito che “non si tratta di mettere in discussione la fede o la tradizione, ma di osservare come i simboli cambiano nel presente.” Le processioni, dice, sono soprattutto espressione di comunità e senso di appartenenza, e possono evolversi senza perdere la loro funzione sociale. Machina Sacra sposta il rito dentro la modernità, chiedendoci “cosa scegliamo davvero di seguire quando ci affidiamo a uno schermo.”

Comunità e tecnologia: una nuova liturgia collettiva

Prima della processione, gli artisti hanno condotto una residenza a Casa Ortega, coinvolgendo la comunità locale, la parrocchia e la Pro Loco di Bosco. Un confronto aperto che ha permesso di discutere insieme i significati e l’impatto culturale dell’intervento, preparando il terreno per un progetto che non si limita a evocare la tradizione religiosa, ma la ripensa.

La processione, che si è conclusa alla Cappella del Carmine, ha preso la forma di un rito collettivo in cui il centro non era più un simbolo sacro tradizionale, ma la tecnologia stessa, strumento di connessione e partecipazione. Gli smartphone, collegati tramite QR code, hanno animato un paesaggio sonoro fatto di una litania digitale, creando un’esperienza immersiva dove ogni gesto si è trasformato in parte di una nuova liturgia fatta di streaming, dati e attenzione condivisa.

Qui si apre un paradosso: mentre la tecnologia spesso isola, separando gli individui dietro uno schermo, riesce anche a creare nuove forme di comunione. Max Magaldi parla di “una liturgia contemporanea, invisibile, dove tutti cedono dati e tempo, partecipando anche senza rendersi pienamente conto.” La performance rende visibile questa nuova ritualità, trasformando gesti quotidiani come scrollare o commentare in un culto collettivo inconsapevole.

Il fatto che Machina Sacra sia arrivata nel 2024, anno in cui è stata pubblicata “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Papa Leone XIV dedicata all’intelligenza artificiale e alla dignità umana, aggiunge un ulteriore spessore al lavoro degli artisti. Il progetto si muove infatti tra arte e riflessione etica, offrendo uno sguardo critico su come la tecnologia stia ridefinendo l’esperienza umana e i rituali sociali.

Riti digitali e nuove comunità: il segno dei tempi

Machina Sacra si inserisce in un dibattito più ampio sulla trasformazione dei riti e dei simboli nella società digitale. Oggi, connessione e partecipazione si fanno spesso attraverso schermi, in riti sociali che richiamano gesti antichi ma si svolgono in un contesto tecnologico in continuo cambiamento.

L’opera di Magaldi e Mandelli mette in scena un rito ibrido che sfida le categorie tradizionali. Lo schermo, simbolo per eccellenza del nostro tempo, diventa oggetto sacro, spingendo a riflettere sulle identità collettive e sui legami sociali che, pur cambiando forma, restano fondamentali.

In un’epoca in cui il senso di comunità si costruisce anche sulle reti digitali, Machina Sacra mostra come i riti possano rinascere, trasformare le tradizioni e sollevare domande sull’autenticità e il valore dei modelli culturali di oggi. Un progetto che, pur nel segno dell’arte contemporanea, tocca temi urgenti legati alla convivenza, all’uso della tecnologia e al significato delle ritualità condivise.

La presenza dell’opera nella Cappella del Carmine per tutta la durata del festival è una testimonianza concreta e un invito a riflettere continuamente su questi temi, dimostrando come l’arte di oggi possa farsi carico della complessità del presente.

Redazione

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