Kengiro Azuma spegne cento candeline, portando con sé un secolo di storia e arte che fonde Oriente e Occidente. Nato nel 1926 a Yamagata, poi trapiantato a Milano, ha saputo unire la rigida geometria dell’arte norditaliana con la delicatezza e profondità del pensiero Zen giapponese. Il risultato? Opere che parlano un linguaggio nuovo, capace di attraversare culture senza perdere la propria voce. Ora, sulle sponde del Lago d’Orta, la sua eredità prende vita in una mostra che illumina il paesaggio con un’avanguardia meditativa, un ponte tra mondi lontani ma sorprendentemente vicini.
Fino al 4 ottobre 2026 la Fondazione Antonio e Carmela Calderara di Vacciago di Ameno, in provincia di Novara, ospita “Azuma. 100 x 100 Kokoro”. Non è una semplice mostra, ma un evento che unisce due ricorrenze importanti: il centenario di Kengiro Azuma e i vent’anni dalla grande esposizione del 2006, curata da Luciano Caramel, che ha sancito il legame dell’artista con questo territorio. Vacciago, qui, diventa più di un luogo: è la casa artistica dove Azuma ha trovato lo spazio ideale per far crescere la sua poetica.
La rassegna racconta con profondità e sfumature l’essenza dell’opera di Azuma, mettendo in scena un dialogo tra le sue creazioni e l’ambiente tranquillo del Lago d’Orta. Natura, luce e spazio si intrecciano, elementi cari allo scultore, che si riflettono nelle opere esposte.
Azuma arriva a Milano nel 1956 e diventa allievo di Marino Marini, uno dei grandi maestri dell’arte italiana del Novecento. Qui avvia la sua ricerca, che fonde culture e discipline diverse, mettendo a confronto la rigida avanguardia occidentale con la spiritualità orientale. La sua arte nasce dal dialogo tra opposti: pieno e vuoto, luce e ombra, visibile e invisibile. Non sono contrasti in lotta, ma elementi che si completano, dando vita a opere che invitano a una riflessione profonda e meditativa.
Il suo percorso lo porta a calcare palcoscenici internazionali, con partecipazioni alla Biennale di Venezia e opere custodite in musei prestigiosi come il MoMA di New York, il Museo del Novecento di Milano e i Musei Vaticani. L’arte di Azuma non è mai didascalica; è un mezzo per esplorare il tempo, la forma e la percezione, trasformando ogni scultura in uno spazio aperto a mille letture. Non a caso ha ricevuto il premio Shijuhosho dall’Imperatore del Giappone, un riconoscimento che conferma il valore del suo contributo artistico nel mondo.
La mostra alla Fondazione Calderara offre uno sguardo più intimo su Azuma, mettendo in luce opere inedite tratte dal suo archivio personale. Sculture, dipinti e bassorilievi in gesso mostrano una materia più grezza, con superfici che si aprono in campiture quasi astratte. È un modo per avvicinarsi al cuore della sua poetica, fatta di tempo che scorre, essenzialità e segni che sfuggono alla durata.
Di grande impatto sono anche alcune poesie scritte dall’artista, presentate per la prima volta insieme alle opere visive. Nei suoi versi il vuoto non è assenza, ma presenza potenziale, energia sottile che attraversa tutta la sua estetica. La parola si fonde così con l’immagine, creando un racconto ricco e coinvolgente.
Tra i momenti più intensi della mostra c’è la riedizione di “Luce a Vacciago”, l’installazione originaria realizzata vent’anni fa nella corte di Casa Calderara. Questa scultura fatta di superfici metalliche lucide e specchianti sfrutta la luce naturale per creare riflessi che cambiano con il tempo e il clima. Non invade lo spazio, ma lo incornicia, valorizzando il vuoto tra i volumi e spingendo l’osservatore a percepire l’ambiente in modo nuovo, quasi a confrontarsi con ciò che non si vede.
L’opera è un ponte tra passato e presente, un viaggio nel tempo che sottolinea il ruolo centrale di Azuma nella storia e nella missione culturale di questo luogo. Il legame con Calderara emerge anche nei dettagli, dalla targa all’ingresso firmata dall’artista alle tre opere permanenti esposte al piano superiore, dove si sviluppa un dialogo tra sculture e pitture di maestri di generazioni diverse.
La mostra a Vacciago non si limita alle novità e all’installazione monumentale, ma si intreccia con le opere storiche di Azuma custodite nella collezione permanente della Fondazione Calderara. Qui si trovano anche tre lavori importanti delle serie MU e YU , che mostrano la fase più rigorosa della sua ricerca: bronzi levigati, forme ovoidali eleganti e aperture geometriche che lasciano passare la luce e aprono a dimensioni infinite.
Questo percorso permette di seguire l’evoluzione di Azuma, dalla cura della superficie fino alla creazione di spazi che vanno oltre la materia, diventando pura esperienza sensoriale. Le sue opere dialogano con il resto della collezione, inserendosi in un racconto più ampio sulle tensioni visive e spirituali del secondo Novecento.
La Fondazione Antonio e Carmela Calderara è più di una semplice collezione. Fondata il 10 gennaio 1979 per volere del pittore stesso, è un luogo dove il tempo sembra rallentare tra le stanze di una dimora secentesca. Le 327 opere esposte, firmate da 133 artisti internazionali, tracciano una mappa preziosa delle avanguardie in Europa, America e Asia. Un vero scrigno di meraviglie, con allestimenti curati nel dettaglio da Calderara in persona: ogni pezzo dialoga con gli altri, creando un percorso armonioso e coinvolgente.
Dalle opere di Max Bill e Josef Albers ai capolavori dello Spazialismo e dello Zero-Movement come Lucio Fontana e Piero Manzoni, ogni sala racconta un pezzo della storia dell’arte del Novecento. La collezione include anche esempi di Arte Cinetica e Poesia Visiva, offrendo uno spaccato completo delle sperimentazioni artistiche del secolo scorso.
Nel giorno in cui si celebra il centenario di Kengiro Azuma, visitare la Fondazione significa immergersi in un ambiente che coniuga eccellenza internazionale e memoria locale, offrendo uno spazio di riflessione sospeso tra arte, luce e silenzio. Qui prende forma il racconto di un artista che ha saputo unire tradizione orientale e innovazione occidentale, lasciando una casa viva e vibrante pronta a emozionare chiunque la attraversi.
Il cuore di L’Aquila batte più forte, e lo fa attraverso volti incollati al pavimento…
Un nome insolito, “stramilione”, rimbomba come un’eco lontana, preso in prestito da una filastrocca di…
Il 14 luglio, New York si prepara a ospitare un’asta che farà tremare il mondo…
Il MAXXI ha un nuovo volto al comando: Paola Macchi è la nuova direttrice generale.…
Quattro giorni di musica, danza e natura: dal 16 al 19 luglio 2026, la Val…
Il sole si abbassa all’orizzonte e, all’improvviso, tutto si trasforma. L’Italia, con la sua varietà…