La Spezia si conferma un centro vitale per l’arte contemporanea con una mostra che sfida il tempo: dal prossimo aprile fino al 2026, il CAMeC mette in scena un progetto che riporta il Romanticismo nel presente. Qui non si tratta di nostalgia o di riproporre vecchi cliché, ma di un incontro vero con le emozioni e i paesaggi che ancora oggi sanno affascinare. Sette artisti di oggi si misurano con i maestri come Friedrich, Constable e Turner, creando un ponte tra passato e contemporaneo. Tra pitture e installazioni, il museo diventa un luogo dove il mistero dell’infinito e il rapporto tra natura e uomo si riscoprono in modo inedito.
La mostra si sviluppa intorno a tre figure simbolo del Romanticismo europeo: Caspar David Friedrich, John Constable e J. M. W. Turner. Ognuno ha lasciato un’impronta unica sul modo di guardare il paesaggio e la natura, e oggi quella visione si fa stimolo per riflettere sull’arte contemporanea. Friedrich, con il suo senso di smarrimento e la ricerca del sublime, si ritrova nelle opere di Anselmo, Nagler, Kiaer e Bartolini. Sculture, fotografie e installazioni raccontano l’esperienza del vuoto e dell’infinito, trasformando il paesaggio in un luogo che è più metafisico che reale, una meditazione sull’essere davanti all’immensità.
Constable, maestro della pittura en plein air, porta con sé un’attenzione semplice e diretta alla natura, senza effetti spettacolari. Michele Tocca riprende questo sguardo pulito, mentre David Schutter si confronta in modo più critico, smontando il paesaggio per mostrarne le implicazioni storiche e culturali, anche coloniali. Turner, infine, è presente con il suo gioco di luce e colore che supera la mera descrizione per immergersi nelle emozioni. Pesce Khete traduce questa energia in un vortice di segni e cromie, dove il paesaggio diventa specchio e motore delle emozioni interiori.
Il percorso, curato da Elena Volpato, si snoda tra quattro sale e un corridoio, costruendo un racconto che parte dall’incontro tra spazio interiore e ambiente esterno e si spinge fino a esplorare il rapporto tra memoria, pittura e fotografia. Le prime stanze mettono a confronto le installazioni di Bartolini con le sculture di Anselmo, Tocca e Khete: un intreccio di materiali e riferimenti naturali dove il paesaggio non è solo da vedere, ma da vivere con i sensi.
Poi si passa a fotografie e dipinti che indagano come la memoria modella il nostro modo di vedere il territorio e la storia. Ian Kiaer rende omaggio ai poeti romantici Percy e Mary Shelley, legandoli direttamente alla storia del Golfo della Spezia e alla loro presenza nella villa Magni. Le opere di Nagler e Anselmo arricchiscono questa sezione, mostrando come l’arte contemporanea sappia ampliare la riflessione sulle radici culturali usando strumenti moderni e installazioni originali.
L’ultimo capitolo accoglie il visitatore con le tele grigie di Schutter, che smonta un classico di Constable per svelarne le implicazioni storiche, e con le opere di Anselmo dedicate ai movimenti della terra e al rapporto tra l’uomo e l’infinito. Qui si approfondisce il tema di un legame complesso, sempre in evoluzione, con il cosmo, un tema centrale per il Romanticismo e rivisitato in chiave contemporanea.
Questa mostra segna una nuova fase per il CAMeC, sostenuta con convinzione dalla Fondazione Carispezia. Il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, sottolinea come il museo stia vivendo una nuova spinta, capace di attirare artisti e pubblico non solo dal territorio ma anche dall’estero. Andrea Corradino, presidente di Fondazione Carispezia, mette in luce l’importanza di investire nella cultura come volano per coesione sociale e crescita civile della città. Questa collaborazione tra istituzioni rafforza il ruolo del CAMeC come polo aperto, dedito a progetti di ricerca e promozione culturale di alto livello.
Giacomo Bei, presidente del comitato di gestione del museo, spiega come la mostra non si limiti a raccontare il Romanticismo dal punto di vista storico, ma lo usi per stimolare una riflessione collettiva. Il Romanticismo qui emerge come un “ismo” carico di speranze, capace di suggerire nuovi modi di vivere il mondo e l’arte. Le opere realizzate appositamente per l’occasione mostrano una tensione espressiva e un coraggio che parlano la lingua dei nostri tempi, confermando il valore di questo “ripensare” che coinvolge artisti e pubblico.
L’eco del Romanticismo si fa sentire forte nelle opere dei sette protagonisti: Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca. Molti hanno creato installazioni pensate per la mostra, sperimentando materiali e linguaggi diversi. Le loro opere si muovono tra natura, memoria ed emozione, restituendo un quadro complesso del presente che non dimentica il passato.
Bartolini porta “Rugiade”, che evoca il delicato incontro tra ambiente naturale e percezione sensibile. Anselmo concentra la sua ricerca sui movimenti della terra e sul rapporto tra la finitezza umana e l’immensità cosmica. Kiaer racconta con le sue installazioni dedicate a Villa Magni il legame con la narrazione romantica inglese, mentre Nagler usa la fotografia per catturare frammenti di memoria. Schutter smonta immagini classiche per svelare le contraddizioni culturali della storia. Tocca riprende lo sguardo diretto sulla natura di Constable, e Pesce Khete crea spazi emozionali che dissolvono il paesaggio in materia e segno.
Così la mostra costruisce un mosaico dove passato e presente si intrecciano, evocando il Romanticismo non come semplice ritorno, ma come una forza viva che continua a mettere in discussione il nostro rapporto con il mondo.
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