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Pozzuoli Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028: la Candidatura Parte dal Bradisismo

Il suolo di Pozzuoli si muove, lento ma inesorabile: è il bradisismo, quel fenomeno geologico che ha plasmato la storia stessa dei Campi Flegrei. Oggi, però, quella stessa terra instabile diventa il cuore di un progetto ambizioso. La città campana, con la sua storia millenaria, non vuole essere solo un museo a cielo aperto, ma punta a diventare la Capitale italiana dell’arte contemporanea nel 2028. Dopo aver ospitato Panorama nel 2025, un evento che ha richiamato l’attenzione sulla scena artistica italiana, Pozzuoli lancia una sfida che intreccia arte, scienza e comunità. La proposta, battezzata La città delle fragilità creative, vuole trasformare le tensioni e le vulnerabilità del territorio in un motore di rigenerazione culturale e urbana. Una scommessa sul futuro, che parte proprio dalle sue radici più profonde.

Vulnerabilità e arte: la sfida di Pozzuoli per ripensare la città

Pozzuoli è segnata da un fenomeno geologico particolare: il bradisismo, quel lento sollevarsi e abbassarsi del terreno che da più di duemila anni influenza la vita della città. Non è solo un dato scientifico, ma diventa una potente metafora della fragilità e della forza che può nascere dalle difficoltà. Il progetto La città delle fragilità creative mette proprio questo al centro: trasformare la vulnerabilità in una risorsa culturale. La città vuole ripensare come l’arte contemporanea si intreccia con il suo ambiente e come possa diventare motore di coesione sociale e rigenerazione.

Dietro al progetto c’è un gruppo di esperti di diversi settori. Tra i protagonisti spiccano il sindaco Luigi Manzoni, che guida con decisione questa candidatura, Paolo Lubrano, direttore generale, Francesco Cascino come direttore artistico e curatoriale, e il regista Luigi Pingitore, responsabile della narrazione. A garantire un approccio rigoroso e multidisciplinare c’è il comitato tecnico-scientifico guidato da Pierpaolo Forte. Il progetto coinvolge anche 24 artisti da vari continenti, che porteranno sguardi internazionali. Tra loro nomi importanti come Maria Thereza Alves, Thomas Hirschhorn e Giulio Paolini, accanto a talenti emergenti, con opere destinate a dialogare non solo con la città ma con un orizzonte globale.

Da Panorama 2025 a un laboratorio permanente: l’arte che parla ai quartieri di Pozzuoli

Nel 2025 Pozzuoli ha ospitato la quinta edizione di Panorama, mostra diffusa ideata da Italics, che ha coinvolto luoghi simbolo come il Rione Terra, il Macellum e l’Anfiteatro Flavio. In quella occasione l’arte contemporanea ha dialogato con il patrimonio archeologico e naturale del territorio, ma soprattutto ha aperto un confronto diretto con la comunità, trasformando la città in un grande spazio espositivo. Quell’esperienza è stata una tappa fondamentale che il Comune vuole ora trasformare in una strategia continuativa.

Il progetto per il 2028 si basa proprio su questa eredità. L’obiettivo è fare di Pozzuoli un laboratorio permanente di produzione artistica e ricerca, con un’attenzione particolare alla partecipazione dei cittadini. La novità più importante è il coinvolgimento dei quartieri nati dopo le crisi bradisismiche degli anni Ottanta, spesso trascurati. Qui gli artisti lavoreranno a stretto contatto con gli abitanti, ascoltando e costruendo insieme, per usare l’arte come strumento di cittadinanza culturale e rafforzare il legame sociale.

Il Comune vuole lasciare un segno concreto, con opere che diventino parte integrante del patrimonio pubblico. L’idea è dare continuità all’evento temporaneo di Panorama, facendo sì che l’arte contemporanea entri nella quotidianità della città.

Pozzuoli, tra arte, scienza e comunità: il valore di una rete internazionale

Il progetto va oltre i confini della città. Paolo Lubrano parla dell’arte contemporanea come di un’infrastruttura culturale capace di leggere il presente e immaginare il futuro. Da qui nasce l’ambizione di fare di Pozzuoli un laboratorio internazionale dove cultura, arte e ricerca scientifica si incontrano per valorizzare la fragilità come punto di partenza, non come limite.

Alla candidatura partecipano importanti istituzioni come il Dipartimento di Architettura e il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università L’Orientale, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Accanto a loro, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e altri enti culturali e scientifici sostengono il progetto.

Fondamentale è anche il Patto delle Città Fragili, una rete internazionale nata per unire territori segnati da varie forme di vulnerabilità – geologica, climatica, ambientale, sociale o culturale. Questo network condivide programmi di ricerca, produzione artistica e formazione, costruendo ponti tra realtà lontane ma accomunate dalle sfide della fragilità.

Luigi Pingitore sottolinea come il progetto nasca dall’idea di riconoscere apertamente le vulnerabilità di un territorio, senza nasconderle, ma usandole come punto di partenza per la rigenerazione. Così Pozzuoli si candida a diventare un esempio di innovazione e dialogo tra arte, scienza e comunità, mettendo l’arte contemporanea al centro di un progetto di trasformazione culturale e sociale a livello nazionale.

Redazione

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