Sessant’anni chiusa in uno studio, poi improvvisamente riaffiora. Un ritratto di Brigitte Bardot, firmato Kees van Dongen nel 1959, sta per tornare alla luce, pronto per essere battuto all’asta. Non è solo un quadro: è un incontro tra la spinta rivoluzionaria di un’icona femminile e l’energia vibrante dell’arte del Novecento. I colori accesi della grande tela promettono di catturare lo sguardo, mentre Parigi si prepara ad accogliere questo evento, proprio nel cuore dell’attesa Art Basel 2026. Valutazione? Oltre 800 mila euro.
Il dipinto, intitolato B.B. aux yeux d’autruche, coglie Bardot nel momento in cui stava diventando una star mondiale. Van Dongen, pittore olandese legato al fauvismo e protagonista della scena parigina, cattura con poche pennellate la forza e la grazia di Bardot. Lo sfondo giallo, colore ricorrente nelle sue opere, illumina la figura, conferendo al ritratto un’energia vibrante. La tela, di 130 x 97 cm, racconta il passaggio dalla vecchia società parigina alla nuova cultura pop degli anni Cinquanta.
Van Dongen, nato nel 1877, era già un punto di riferimento nella vita artistica e mondana di Parigi. Aveva ritratto personaggi come Maurice Chevalier e Sacha Guitry, diventando un simbolo della Belle Époque e del primo Novecento. Scegliere Bardot nel 1959 dimostra la sua capacità di guardare avanti, di cogliere il presente e di segnare il passaggio tra due epoche. Bardot, esplosa con Et Dieu… créa la femme di Roger Vadim nel 1956, rappresentava una femminilità nuova, libera e internazionale, lontana dai modelli di una volta.
L’incontro tra i due non è una novità del ’59. Già nel 1954, quando Bardot era ancora una giovane promessa, Van Dongen la ritrasse durante una trasmissione tv organizzata da Maurice Chevalier nella sua casa a Marnes-la-Coquette. Quell’immagine fu il primo capitolo di un rapporto che sarebbe poi culminato nel celebre ritratto.
Nel ’59 Bardot visitò lo studio di Van Dongen in rue de Courcelles a Parigi, dove l’artista dipinse quella che oggi è una testimonianza preziosa di quell’incontro. Nei suoi ricordi, raccolti nel libro Initiales BB, Bardot parla con ammirazione di Van Dongen, riconoscendolo come una figura chiave dell’arte parigina. Quel ritratto non è solo un’opera, ma il simbolo di un dialogo tra generazioni e mondi diversi, fusi in un’immagine destinata a durare.
Dopo la sua nascita, il ritratto di Bardot ebbe una buona diffusione. Vennero stampate 150 litografie, con 21 prove d’artista, a testimonianza dell’apprezzamento per quell’immagine. Nel 1964 l’opera fu scelta per il manifesto e il catalogo del Salon des peintres témoins de leur temps al Musée Galliera di Parigi, consacrandola come punto di congiunzione tra la Parigi artistica del primo Novecento e la cultura pop degli anni Cinquanta.
Questa tela racconta un passaggio storico, un ponte tra l’arte tradizionale e la nuova immaginazione visiva che dominò gli anni Cinquanta e Sessanta. Il fatto che l’opera sia rimasta per decenni chiusa al pubblico, custodita in famiglia dall’artista, aggiunge valore all’asta prevista nel 2026 a Parigi.
Il ritratto di Van Dongen è più di un semplice quadro: è un documento che racconta la trasformazione della società francese e il ruolo fondamentale di Bardot come icona di un’epoca. Il ritorno sul mercato di questa opera conferma l’interesse crescente per artisti e protagonisti che hanno segnato il secolo scorso, offrendo nuovi spunti per capire la scena artistica e culturale di oggi.
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