Un disegno che si anima, cambia forma davanti agli occhi. William Kentridge, artista sudafricano, ha trasformato Villa Rufolo a Ravello in uno spazio dove arte, teatro e paesaggio si fondono senza soluzione di continuità. Fino al 5 settembre 2026, la villa diventa teatro di un’esperienza unica, un flusso continuo di immagini, suoni e parole che rispecchiano la sua poetica. La luce mediterranea, il profumo del mare e la bellezza antica della costa fanno da cornice a questa mostra, tra le più attese della 74ª edizione del Ravello Festival. Bartolomeo Pietromarchi, curatore dell’evento, ha guidato la prima visita, rivelando un percorso che attraversa stanze e giardini, in un dialogo profondo con l’architettura storica e il paesaggio circostante.
L’esposizione si sviluppa su due fronti: le stanze interne della villa e i suoi splendidi giardini, disegnati nel XIX secolo da Francis Nevile Reid. Il risultato è un gioco di contrasti, quasi uno scambio di tensioni tra la solidità degli spazi architettonici e la fluidità del paesaggio della Costa Amalfitana. Fin dalle prime sale, lo spettatore entra in un mondo dove si confondono realtà e immaginazione. Ne è un esempio Preparing the Flute , un video che riduce la maestosità de Il flauto magico di Mozart a un piccolo teatro intimo, quasi un gesto politico. In questa scena, si intrecciano illuminismo e ferite coloniali, mettendo a nudo le ambiguità di ogni potere e rappresentazione.
L’effetto si rafforza con opere come Theatre Drawing I , dove la carta diventa archivio di memorie teatrali, custode di tracce e fantasmi di uno dei templi della musica italiana. Dentro la villa, le opere dialogano con l’esterno, creando un continuo passaggio tra materia e paesaggio, tra realtà e finzione. La stessa Villa Rufolo diventa parte dell’opera, con la sua storia che si intreccia a quella raccontata da Kentridge in ogni tratto, in ogni movimento.
La forza della parola emerge soprattutto nelle opere più recenti di Kentridge. In Sibyl , parte del progetto Waiting for the Sibyl, i testi non restano mai fermi: appaiono, scompaiono, si spargono e rinascono sulle pagine ingiallite di vecchi libri. Il senso dell’opera si lega al ritmo serrato della musica e del montaggio, trasformando lettere e parole in un elemento fragile ma vivo, sempre in movimento.
La sperimentazione prosegue con Fugitive Words , dove la parola si svuota del suo significato per diventare puro frammento visivo, un nuovo modo di comunicare. Ancora più radicale è Mayakovsky Diorama , che riprende il classico diorama e la magia delle lanterne magiche, unendo l’eredità politica e satirica delle avanguardie russe a giochi di luci, ombre e immagini in movimento. L’opera riflette sulla frammentarietà e la confusione delle informazioni che ci travolgono ogni giorno.
Questa tensione tra ciò che resta e ciò che sfuma attraversa tutta la produzione di Kentridge. Opere come Medicine Chest , una video-animazione proiettata su un vecchio armadietto da farmacia, incarnano questa fragilità: l’identità si spezza in fasce orizzontali, simbolo di un mondo complesso e instabile.
La mostra non si limita agli spazi chiusi, ma si apre alle terrazze e ai giardini di Villa Rufolo. Qui le forme diventano tridimensionali, si confrontano con la luce naturale e si stagliano contro la vastità del panorama. In particolare, Paper Procession si staglia contro il blu profondo del mare e la costa frastagliata della Costiera Amalfitana. Le figure antropomorfe, fatte di ferro e carta, dialogano con gli elementi naturali, fragili ma al tempo stesso concrete e tangibili.
La natura smette di essere semplice sfondo e diventa parte attiva dell’opera. Il segno di Kentridge si fa corpo, riconoscibile e vulnerabile, che cambia con la luce e il paesaggio, mutando a ogni ora del giorno. Questo rapporto vivo tra opera e ambiente trasforma Villa Rufolo in un palcoscenico a cielo aperto, dove arte, natura e storia si intrecciano profondamente.
Ravello, da sempre crocevia della cultura europea e legata a grandi figure come Richard Wagner, ospita così un progetto che scuote le abitudini del Festival. Qui musica e immagine si fondono, perdono i confini tradizionali e si trasformano in un racconto visivo e sonoro nuovo, dove il gesto diventa eterno e la voce un attimo da cogliere e interpretare da più angolazioni.
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