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Fabio Mauri all’Aquila: il MAXXI celebra il centenario con una mostra esclusiva

L’Aquila non è mai stata solo una tappa per Fabio Mauri, ma una casa, un laboratorio di idee. Sono passati più di vent’anni da quando l’artista ha insegnato in questa città, lontana dai grandi circuiti culturali, eppure proprio qui il suo lavoro ha trovato radici profonde. Ora, a cento anni dalla sua nascita, il MAXXI apre le sue porte a una mostra che va oltre il semplice omaggio: è un viaggio nel periodo cruciale in cui Mauri ha plasmato la sua arte tra queste mura. Le celebrazioni per il centenario si diffondono in tutta Italia, ma a L’Aquila si sente, più forte che altrove, il legame autentico e duraturo che l’artista ha lasciato.

Un giro d’Italia per celebrare un protagonista del secondo Novecento

Dal 2026, in diverse città italiane, il nome di Fabio Mauri torna alla ribalta con una serie di mostre che ripercorrono la sua lunga carriera. Si è partiti da Milano, con “Fabio Mauri. De Oppressione” alla Triennale, visibile fino a febbraio 2026, dove si è messa in luce la sua attenzione agli aspetti politici e ideologici. A seguire, tappe importanti come “Fabio Mauri. Arte e ideologia” a Carrara e “L’esperimento del tempo” a Venezia, momenti in cui è emersa la complessità del suo percorso artistico.

Adesso l’attenzione si sposta sul MAXXI L’Aquila. Dal 26 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, il museo approfondisce il rapporto di Mauri con la città. La mostra, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, fa parte del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 ed è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario locale. Il MAXXI conferma così il suo ruolo di ponte tra passato e presente, capace di dare senso alle sfide di oggi attraverso la memoria.

Mauri tra arte e impegno civile: il racconto di una vita

Nato a Roma nel 1926, Fabio Mauri ha attraversato il Novecento con uno sguardo attento al rapporto tra immagini, memoria e potere. La sua ricerca ha abbracciato diverse forme: installazioni, performance, cinema, teatro, scrittura. Un approccio versatile che gli ha permesso di mettere a nudo il modo in cui le immagini diventano strumenti di consenso e controllo sociale.

Fin dai primi lavori, Mauri ha usato lo schermo come simbolo delle forme mediate di comunicazione offerte dai mass media. Le sue opere spesso giocano con superfici aperte e strutture ibride, rivelando critiche precise a meccanismi storici e culturali. L’esperienza diretta del fascismo e della guerra è stata il motore di molte sue riflessioni, facendo delle sue opere vere e proprie testimonianze potenti e provocatorie. Progetti come “Che cosa è il fascismo”, “Ebrea” e “Intellettuale” — quest’ultimo in collaborazione con Pier Paolo Pasolini — sono pietre miliari dell’arte italiana della seconda metà del secolo.

Gli anni all’Aquila: un capitolo decisivo

La mostra “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila” non è la solita retrospettiva. Si concentra su un ventennio fondamentale, quello in cui Mauri ha insegnato all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, dal 1979 al 1999. Un periodo di grande fermento creativo e sperimentale, segnato da nuovi stimoli e collaborazioni. La mostra non segue un ordine cronologico rigido, ma costruisce un racconto ideale, in gran parte basato sul volume “Io sono un ariano”, pubblicato nel 2009 poco prima della sua morte.

L’esposizione si snoda tra installazioni, dipinti e performance, recuperando momenti chiave come “Muro d’Europa / La barca” del 1979, “Entartete Kunst” del 1985, la serie “Arierwiege” del 1995 e “La Resa” del 2002. Due performance sono il cuore della mostra: “Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo” del 1989, presentata per l’ultima volta a dOCUMENTA , e “Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma” del 1971, che torna a vivere dopo quasi trent’anni grazie alla collaborazione con l’Accademia aquilana.

Nel 2003 il MAXXI aveva già dedicato uno spazio all’amicizia e al dialogo tra Mauri e Pasolini, proseguendo un discorso aperto dall’artista stesso. Oggi questa mostra conferma quanto sia centrale il rapporto tra immagini e responsabilità, tema quanto mai attuale.

Il catalogo ragionato: un’eredità da conservare

Per il centenario è stato pubblicato un catalogo ragionato, curato da Carolyn Christov-Bakargiev, che raccoglie oltre 3.600 opere di Mauri. È il dossier più completo mai realizzato sull’artista, con didascalie dettagliate e approfondite. Un lavoro fondamentale per chi vorrà studiare a fondo la sua opera, che mette in luce non solo la quantità, ma anche la profondità e la complessità del suo pensiero.

Questo catalogo rinnova il legame con l’eredità di Mauri, aiutandoci a cogliere le tante sfumature della sua indagine sull’immagine, dall’ideologia alla memoria storica. In un’epoca in cui la rappresentazione visiva domina media e cultura pubblica, questa raccolta diventa uno strumento prezioso per interpretare i meccanismi dietro la costruzione del consenso e della narrazione collettiva.

La programmazione dedicata a Fabio Mauri mostra la volontà diffusa di riflettere sulla storia dell’arte italiana attraverso figure capaci di mettere in discussione i rapporti tra estetica, politica e società. L’Aquila, con questa mostra al MAXXI e gli altri eventi in città, si conferma un punto di riferimento non solo per la cultura contemporanea, ma anche per quella memoria viva che lega un artista alle comunità che lo hanno accolto e segnato.

Redazione

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