
Roma, pomeriggio d’estate. Il canto incessante delle cicale si mescola all’aria calda, intrisa di umidità e profumi di vegetazione. Alle Terme di Caracalla, un luogo carico di storia e maestosità, qualcosa cambia. Non è più uno spettacolo qualunque, ma un’esperienza che coinvolge, che attraversa ogni pietra. Diego Tortelli, coreografo di spicco e anima del Centro Coreografico Nazionale Aterballetto, ha trasformato quelle rovine in un palcoscenico pulsante. Ogni passo, ogni respiro, diventa un dialogo vivo con l’antico splendore delle terme.
Le Terme di Caracalla diventano teatro di movimento e ascolto
Le Terme non si sono limitate a fare da sfondo scenografico. Sono diventate un vero e proprio spazio da abitare, da sentire con tutti i sensi. Tortelli ha affrontato la monumentalità e la storia del sito con grande rispetto, quasi con una devozione artistica che non vuole sopraffare l’ambiente, ma rispondergli. Ogni dettaglio è stato esplorato con attenzione: dai suoni più sottili ai piccoli segni visivi, tutto è parte di un’indagine sensibile.
Il percorso si snoda dalla superficie lucida dell’acqua al mitreo nascosto sottoterra, aperto in esclusiva per l’occasione. Non si tratta di uno spettacolo da guardare, ma di un’esperienza da vivere in movimento. Il pubblico cammina, ascolta, si muove insieme ai danzatori, diventando protagonista della narrazione coreografica. Qui la relazione con lo spazio è viva, fatta di delicatezza e tensione. Non servono gesti ampi, ma piccoli movimenti, quasi impercettibili, capaci di risuonare tra le pareti imponenti e cariche di storia.
Coreografia, luogo e pubblico: un dialogo senza barriere
Il peso storico e architettonico delle Terme ha imposto un approccio creativo fondato sull’ascolto: quello del luogo e quello interiore dell’artista. Tortelli racconta che è stata l’emozione immediata, la prima impressione entrando nello spazio, a guidare il lavoro. Non si tratta di abitare il sito passivamente, ma di rispondergli, decidendo quali elementi esaltare, dove inserire contrasti e tensioni.
La vera novità è l’integrazione del pubblico nella coreografia. Non più la classica divisione tra palco e platea, ma uno spazio condiviso. Lo spettatore cammina accanto ai danzatori, viene avvolto dalle stesse luci, attraversa gli stessi corridoi e cortili. La coreografia si fa tridimensionale: corpi che ruotano, si spezzano, si contrappongono in movimenti imprevedibili. La regia si rinnova a ogni passo, a ogni sguardo incrociato tra artista e pubblico.
Da MicroDanze a un respiro unico: il percorso di Tortelli con Aterballetto
Nel tempo, Aterballetto ha sviluppato una solida esperienza con le MicroDanze, forme più brevi e narrative pensate per musei e spazi piccoli. Ma Caracalla segna un salto in avanti, sia sul piano concettuale che qualitativo. Qui non si tratta di una serie di episodi, ma di un respiro unico che abbraccia tutto lo spazio.
La differenza sta nella continuità: l’opera nasce da una visione unitaria, non da una somma di momenti sparsi. Tortelli non si limita a descrivere Caracalla, ma propone una chiave per leggerla in modo nuovo, scoprendo significati stratificati. Ogni gesto è calibrato in funzione dello spazio e della sua storia, dentro una costruzione fluida che coinvolge lo sguardo e le emozioni.
Il corpo come strumento di racconto e trasformazione oggi
Con “Preludio”, in programma il 3 luglio sullo Specchio d’Acqua, Tortelli si affida ancora una volta al corpo, questa volta danzando sulle musiche di Nick Cave. In un’epoca dominata dalle immagini e dalla manipolazione continua, “credere nel corpo” significa mantenere un ascolto sincero, abbracciare il movimento in tutte le sue sfumature, fragilità comprese.
Il corpo resta il centro pulsante della danza, capace di raccontare storie, evocare emozioni e trasformare gli spazi. L’esperienza diretta, la percezione corporea diventano strumenti essenziali per restituire verità e poesia a ogni gesto scenico. Tortelli porta avanti un dialogo continuo con il corpo, che non si esaurisce mai e regala sempre nuove sorprese.
Da giovane arrogante a artista sicuro: la crescita di Tortelli
Guardando al passato, il coreografo racconta i cambiamenti interiori che hanno segnato il suo cammino. A trent’anni dominava un’arroganza alimentata dalla paura di non emergere, un bisogno quasi fisico di riconoscimento. Oggi, vicino ai quarant’anni, quella certezza è svanita, sostituita da una fiducia più profonda e da una gentilezza maggiore verso se stesso.
Questo cambiamento si riflette nel suo modo di creare: meno esercizio fine a se stesso, più ricerca dell’essenziale. La danza diventa uno strumento per esplorare le emozioni contemporanee, nelle loro complessità e contraddizioni. Ogni progetto porta con sé unicità e fragilità, ed è proprio da questa accettazione che nasce la forza di un linguaggio autentico, vivo e in continua evoluzione.



