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Diritti queer in Italia: la potente performance di Valerio Eliogabalo Torrisi sfida l’immobilità politica e sociale

Redazione 1 Luglio 2026

Cinquant’anni fa, in Italia, qualcuno alzava la voce per chiedere pari diritti per le persone queer. Oggi, però, quel grido sembra ancora inascoltato. Il matrimonio egualitario resta un miraggio, la tutela genitoriale per le coppie omosessuali un nodo irrisolto. In mezzo a questa impasse, migliaia di persone vivono senza protezioni legali che dovrebbero essere scontate. A Milano, alla stazione di Lancetti, un progetto nato da spazioSERRA e dalla mente dell’artista catanese Valerio Eliogabalo Torrisi rompe il silenzio. Una performance che racconta mezzo secolo di attese e resistenze, mettendo in scena la frustrazione di una battaglia ancora aperta.

Diritti LGBTQIA+ in Italia: una ferita aperta e l’immobilismo che pesa

Da decenni la comunità LGBTQIA+ in Italia si scontra con una negazione sistematica dei diritti fondamentali. Mentre in molti Paesi europei il matrimonio egualitario e la tutela dei figli nelle coppie omosessuali sono legge, qui si naviga a vista. L’assenza di norme chiare lascia chi vive fuori dagli schemi tradizionali in una condizione di cittadinanza di serie B, con conseguenze pesanti sulla vita di tutti i giorni e sui diritti più elementari, come la protezione legale delle relazioni affettive e familiari.

Questa attesa infinita è accompagnata da un dibattito politico confuso e frammentato. Le continue battute d’arresto in Parlamento sono lo specchio di un ritardo culturale profondo, che rallenta l’inclusione sociale ed economica delle persone queer. Senza diritti ufficiali, cresce anche la discriminazione sul lavoro, nelle scuole e negli spazi pubblici, alimentando un clima di insicurezza e isolamento.

“Ma è moralmente molto importante”: la performance che scuote Milano Lancetti

Nel cuore della stagione “Co-Presence is a Passing Gesture”, organizzata dal collettivo spazioSERRA e da Salvatore Cristofaro, si inserisce la mostra-performance di Valerio Eliogabalo Torrisi. La stazione di Milano Lancetti, luogo solitamente attraversato in fretta, diventa così uno spazio di denuncia e riflessione politica. L’installazione si sviluppa negli ambienti sotterranei, trasformando i passaggi fugaci in un osservatorio critico sull’incompiuto riconoscimento dei diritti LGBTQIA+.

Al centro, Torrisi è inginocchiato, nella posa tradizionale dello sposo che aspetta di celebrare le nozze. Quella figura immobile e silenziosa spinge chi guarda a riflettere sull’inazione che pesa sulle coppie omosessuali, costrette a un’attesa incerta in un quadro legislativo ancora insufficiente. Il corpo dell’artista diventa il simbolo di uno stallo, un’immagine ferma del tempo che sembra non muoversi verso il cambiamento.

Intorno a lui, l’allestimento richiama senza dubbi l’estetica del matrimonio: addobbi bianchi, fiori freschi. Ma i fiori, lasciati a se stessi, appassiscono piano, segnando il passare del tempo e l’usura delle speranze di legittimazione giuridica. Quel lento deterioramento è una testimonianza tangibile del dolore che accompagna un’attesa ormai quarantennale, fatta di promesse mancate.

Un richiamo alla storia: il legame con la televisione del 1978

Il titolo della performance, “ma è moralmente molto importante”, non è casuale. Riprende le parole di una coppia gay intervistata da Luigi Comencini nell’inchiesta televisiva “L’amore in Italia”, andata in onda sulla Rai nel 1978. Quell’intervista rappresentò una delle prime rivendicazioni pubbliche dell’amore omosessuale, in un’epoca in cui dichiarare apertamente la propria relazione era un gesto di coraggio, un atto politico e morale, ancora non riconosciuto dallo Stato.

Ricollegarsi a quel documento mette in luce quanto resti fragile il cammino verso i diritti civili. L’opera di Torrisi non è solo estetica, ma un monito preciso a quei decenni di lotte che hanno prodotto più parole che fatti. Chi osserva è chiamato a vedere come l’Italia fatichi a superare pregiudizi e rinvii, rimandando decisioni cruciali per il rispetto delle identità e dei sentimenti di milioni di persone.

Milano Lancetti: una stazione di passaggio trasformata in teatro di protesta

La scelta del luogo è fondamentale per il messaggio politico dell’intervento. La stazione di Milano Lancetti è un punto di passaggio per migliaia di persone che spesso la attraversano distratte, dirette altrove. In questo spazio di transito, l’opera si fa cassa di risonanza, interrompendo la routine e costringendo a una riflessione sul presente.

I viaggiatori, pur senza volerlo, diventano testimoni di questa protesta contro l’inerzia delle istituzioni. Un luogo pubblico e aperto che si trasforma in palcoscenico, dove l’assenza di diritti si fa visibile a chiunque. Così la mostra non resta confinata a un pubblico di nicchia, ma si apre al confronto diretto con la società civile.

Questa iniziativa si inserisce in un momento di riflessioni e azioni dedicate alla pluralità delle esperienze identitarie, dimostrando come cultura, politica e arte possano dialogare per spingere verso un cambiamento reale.

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