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Tide of Returns a Venezia: Restituire il Colonialismo Attraverso l’Arte Contemporanea a Ocean Space

Redazione 28 Giugno 2026

Tra calli e canali, Venezia custodisce storie che attraversano secoli e continenti. Qui, la restituzione culturale non è solo un tema astratto: è un nodo complesso, intrecciato con il passato coloniale e i poteri che hanno plasmato la città. Entrando in Ocean Space, si varca una soglia dove non si ammirano semplici reperti, ma si incontrano memorie vive, sospese tra ciò che è stato e ciò che resta da ricostruire. Tide of Returns va oltre la mera restituzione degli oggetti: invita a ripensare il senso stesso del ritorno, fatto di tempi sovrapposti, rituali condivisi e legami spezzati da ricostruire.

Tide of Returns: più della restituzione materiale, una rinascita culturale

Tide of Returns, ospitata in Ocean Space e curata da TBA21–Academy, esplora la restituzione culturale andando oltre la semplice questione del possesso. Nel dibattito occidentale, spesso si parla solo del ritorno fisico degli oggetti sottratti durante il colonialismo, concentrandosi su negoziati e proprietà. Ma dietro ogni reperto c’è molto di più: la rottura di continuità culturali, la perdita di modi di trasmettere il sapere, la frammentazione di legami sociali e rituali. La mostra mette in luce questi vuoti, queste “assenze presenti” che non si colmano soltanto restituendo un singolo oggetto. Qui la restituzione diventa un atto di riparazione, che passa per la riattivazione di legami culturali fatti di memoria, ritualità e comunità, ben oltre il valore materiale.

L’esposizione vuole spostare l’attenzione su un concetto più ampio di restituzione: non un semplice “ritorno”, ma un processo complesso, aperto e stratificato. Il progetto mette in discussione l’approccio istituzionale, ricordando che restituire un oggetto non cancella la ferita coloniale, che ha segnato profondamente la vita delle comunità. Questo cambio di prospettiva apre nuove domande su come riparare la storia, sul rapporto tra istituzioni e comunità d’origine, e su come il passato traumatico continui a influenzare il presente.

L’ex Chiesa di San Lorenzo: un luogo che parla di memoria e ritualità

L’ex Chiesa di San Lorenzo a Venezia diventa il cuore pulsante di Tide of Returns, trasformandosi da semplice spazio espositivo a luogo vivo e permeabile. Nella navata ovest si trova l’installazione From My Mother’s Country, firmata dai Repatriates Collective. Qui, un vasto paesaggio di sabbia ospita migliaia di Dadikwakwa-kwa, piccole bambole rituali legate alle pratiche Warnindilyakwa e alle comunità Ounona in Namibia. Ogni bambola è curata nei minimi dettagli, catturando subito lo sguardo; la moltitudine crea una presenza forte, che mette in discussione la percezione dello spazio e del tempo.

L’atmosfera si fa ancora più intensa grazie a un paesaggio sonoro che avvolge l’ambiente, trascendendo la vista e coinvolgendo i sensi. Al centro, un video rompe la narrazione lineare della storia coloniale, proponendo un tempo dilatato e fluido. Questo mix di elementi sensoriali invita a riflettere sulla restituzione come esperienza che coinvolge corpo e mente, non solo la ragione.

Nella navata est, invece, si trova l’opera Weaving Connections di Verena Melgarejo Weinandt. Qui tessuti intrecciati dialogano con l’architettura, le trecce diventano fili simbolici che legano corpo e materia. L’acqua, elemento in movimento, porta con sé l’idea di trasformazione e trasmissione: i gesti lenti dell’intreccio e del lavaggio raccontano tempi rallentati, sedimentati, che prima coinvolgono i sensi e solo dopo la mente. Così il tessile smette di essere solo decorazione o funzionalità, diventando un rito che tiene insieme passato e presente.

Restituzione: un nodo complesso tra istituzioni e comunità

La mostra affronta senza giri di parole la complessità politica e culturale della restituzione postcoloniale. Restituire fisicamente gli oggetti è un passo necessario per rispondere ai torti del colonialismo, ma Tide of Returns mette in luce cosa resta fuori da questo gesto. La violenza coloniale non ha spezzato solo gli oggetti, ma anche i tessuti sociali, le pratiche culturali e le presenze comunitarie, che non si possono semplicemente rimettere a posto.

Il progetto allarga lo sguardo, rompendo l’idea che la restituzione sia solo una questione di proprietà. Introduce parole come ritualità, memoria, continuità relazionale, mettendo in discussione l’idea di una riparazione definitiva e unica. Le tensioni tra istituzioni e comunità d’origine, la perdita materiale e la natura politica dell’appropriazione coloniale si intrecciano in un percorso aperto, che evita facili riconciliazioni.

Così la mostra diventa più uno spazio di domande che di risposte. L’assenza di soluzioni pronte lascia spazio a forme di restituzione multiple e non lineari, che riconoscono la complessità di ciò che è stato interrotto e rendono visibile ciò che il semplice scambio materiale non può mostrare.

Ocean Space e TBA21–Academy: dove arte, ricerca e territorio si incontrano

Tide of Returns nasce in un contesto ampio e articolato, grazie al lavoro di TBA21–Academy all’interno di Ocean Space. Questo non è un semplice spazio espositivo, ma un laboratorio multidisciplinare dove arte, ricerca e impegno si intrecciano. Così il tema della restituzione si inserisce in un ecosistema che guarda anche a questioni ambientali e giuridiche.

Al centro di questa rete c’è la Research Room, che presenta Nature Speaks. Listening for Rights of Nature in Venice and Europe, un progetto che porta il discorso sul riconoscimento giuridico della laguna di Venezia come soggetto di diritto, ampliando le riflessioni su culture, territori e tutela. Parallelamente, il programma pubblico offre laboratori multisensoriali come Atlas of Blue e iniziative come The Many Venices, che indagano le tracce coloniali nella città.

Venezia non è solo lo sfondo della mostra, ma un corpo vivo e stratificato, segnato da economie, appropriazioni e passaggi che si sono sedimentati nel tempo e sono ancora presenti. Questa pressione storica non resta un semplice scenario, ma diventa una forza che attraversa l’esperienza, dando spessore e profondità alla riflessione.

In questo dialogo tra spazio, tempo e materia, Tide of Returns trova una sua eco forte, che parla di città, memoria collettiva e culture intrecciate oltre i confini tradizionali. Venezia si mostra così nel suo continuo gioco tra passato e presente, che la definisce e la rende unica.

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