
“Quando la musica parla, il tempo si ferma”. Milano Musica, giunta alla trentacinquesima edizione, ha acceso i riflettori su un festival che sa mescolare passato e presente con rara intensità. Nel cuore dell’autunno milanese, l’aria vibrava di memoria e innovazione: da un lato, il commosso omaggio a Mimma Guastoni, figura chiave recentemente scomparsa; dall’altro, un caleidoscopio di composizioni nuove, pensate per un pubblico affamato di novità. Il festival non si è limitato a celebrare i grandi classici della musica contemporanea, ma ha tracciato un viaggio attraverso decenni di sperimentazioni sonore, riflettendo sulle sfide che attendono i creatori di oggi. Le location prestigiose della città hanno fatto da cornice a un evento che, ancora una volta, conferma Milano come epicentro pulsante delle arti sonore contemporanee.
Mimma Guastoni, un pilastro della musica contemporanea italiana
Mimma Guastoni è stata una figura chiave nel mondo della musica contemporanea e della promozione culturale. Ha guidato Casa Ricordi, lavorato con la Fondazione Musica per Roma, collaborato con Rai Trade e partecipato attivamente all’organizzazione di Milano Musica e di stagioni concertistiche milanesi come quelle del Tempio Valdese. Ma il suo lavoro non si limitava alla burocrazia: era conosciuta per il suo approccio umano e disponibile, capace di dialogare con giovani talenti e grandi maestri come Luciano Berio, Luigi Nono, Giacomo Manzoni e Salvatore Sciarrino. Spesso intrecciava rapporti di amicizia veri con questi artisti, sostenendoli e promuovendo il loro lavoro. La sua attenzione per la musica d’avanguardia e per le nuove vie tecnologiche e linguistiche della musica ha lasciato un segno profondo nelle istituzioni culturali italiane. La sua scomparsa, avvenuta pochi giorni prima del festival, ha lasciato un vuoto sentito, che si è riflesso nelle commemorazioni e nei programmi a lei dedicati.
La musica d’avanguardia tra storia e omaggi ai grandi maestri
Milano Musica ha ricordato come la cosiddetta “musica d’avanguardia” – un tempo vista come sperimentale – oggi è ormai parte della storia. In particolare, è stato al centro dell’attenzione György Kurtág, che quest’anno festeggia i 100 anni. Compositore ungherese di grande rilievo, Kurtág ha sviluppato un linguaggio in cui ogni dettaglio conta e richiede un ascolto attento e interpreti preparati. L’Ensemble UZME, anch’esso ungherese, ha portato sul palco dell’Auditorium Angelicum strumenti tradizionali come il cymbalon e il violino, accompagnando la musica con la lettura di poesie di autori cari a Kurtág, come Rimma Daloš. Un legame culturale forte, ma aperto, che si è rinnovato anche con omaggi a Peter Eötvös, scomparso nel 2024. Tra i brani dedicati a Eötvös, The Syrens Cycle e Syren’s Song hanno messo in luce il suo legame con la letteratura di Kafka, scrittore molto amato anche da Kurtág. La direzione di Michele Gamba ha valorizzato la Sinfonica Nazionale Rai nel concerto al Teatro alla Scala, sottolineando la vitalità di questa tradizione nella scena contemporanea.
Morton Feldman e Giacinto Scelsi, un secolo di suoni da riscoprire
Il centenario della nascita di Morton Feldman ha offerto l’occasione di riscoprire un autore fondamentale della musica americana del Novecento. Il festival ha riproposto l’esecuzione di Neither, brano con testo di Samuel Beckett che nel 1977 fece molto parlare di sé al debutto romano. Alla Sala Verdi dell’Orchestra di Padova, diretta da Marco Angius, l’esecuzione è stata delicata e ben calibrata. La soprano Livia Rado si è distinta per la sua voce e la perfetta intesa con l’orchestra. Allo stesso modo, un omaggio a Giacinto Scelsi ha fatto rivivere la dimensione ascetica e quasi mistica delle sue opere. Il pianista Fabrizio Ottaviucci, interprete di riferimento per il repertorio di Scelsi, ha offerto una lettura intensa e misurata. Nello stesso giorno, al Teatro Arsenale, l’Ensemble Azione Improvvisa ha sperimentato con strumenti come tiorba, fisarmonica, chitarra elettrica ed elettronica. Compositori come Lanza, Bertelli, Momi e Silvia Borzelli, con il suo pezzo Strata , hanno trovato spazio per provare nuove sonorità e strutture equilibrate.
Giovani talenti e nuove sfide con il progetto mc2
Il festival ha rafforzato la collaborazione con mc2, progetto che coinvolge giovani selezionati del Conservatorio di Milano. Un gruppo di musicisti emergenti ha affrontato brani complessi, guidati da Giulio D’Orazio ed Elian Remigio. Tra i momenti più interessanti, il soprano Maria Eleonora Caminada ha interpretato Akrostichon-Wortspiel della coreana Unsuk Chin, che trent’anni fa si fece notare per originalità. In programma anche autori come Takemitsu, Fujikura e Haas, quest’ultimo protagonista anche al Teatro alla Scala con la sua analisi microtonale di un preludio dal Rheingold di Wagner. Da segnalare l’opera di Carlo Emanuele Cella, che ha messo in scena un sistema acustico innovativo: un vibrafono “aumentato” rispondeva per simpatia a percussioni a membrana grazie a trasduttori, creando un dialogo continuo tra solista e strumenti.
Musica, scambio culturale e impegno sociale: la sfida di Milano Musica
Il festival ha affrontato anche il tema della musica contemporanea come mezzo di scambio culturale e responsabilità sociale. La domanda è come musicisti e interpreti affrontano repertori lontani dalla loro tradizione, soprattutto in un mondo sempre più globale e multiculturale. Milano Musica ha dato una risposta concreta con una raccolta di strumenti destinati a paesi o comunità con poche risorse, promossa da Cecilia Balestra, direttrice del festival. Al concerto Warethwa, alla Fabbrica del Vapore, si sono esibiti le Percussions de Strasbourg insieme a Matchume Zango, musicista mozambicano specializzato nella timbila, strumento tradizionale non temperato. Il confronto tra Minh-Tâm Nguyen, solista nel concerto di Cella, e Zango ha creato momenti di dialogo autentico e coinvolgente per il pubblico, aprendo una strada di condivisione musicale tra interpreti europei e africani. Questa vocazione all’incontro e all’inclusione indica una possibile direzione per il futuro della musica contemporanea, anche nella sua forma più specialistica e di ricerca.



