
Milano batte tutti. Nella classifica mondiale delle strutture turistiche “Travel Proud”, dedicate all’accoglienza LGBTQ+, la città lombarda supera giganti come Rio de Janeiro e Londra. È un dato che emerge proprio mentre giugno volge al termine, il mese in cui il Pride si celebra in tutto il mondo. L’Italia, così, si ritrova sotto i riflettori per un’accoglienza che si fa sempre più inclusiva. Dietro i numeri, però, ci sono tante esperienze: viaggi segnati da momenti di gioia, ma anche da difficoltà ancora ben presenti per chi appartiene alla comunità LGBTQ+. A mettere in fila queste storie è un recente report, che ha raccolto le testimonianze di oltre tredicimila persone in vista del Milano Pride.
Italia e Milano dominano la classifica Travel Proud
L’Italia si conferma leader mondiale per numero di strutture aderenti al programma “Travel Proud” di Booking.com. Sono più di 24.000 hotel, B&B e altre strutture ricettive che hanno seguito un percorso formativo per assicurare rispetto e accoglienza a clienti LGBTQ+. Un dato in crescita del 14% rispetto all’anno scorso, che rilancia il nostro Paese come punto di riferimento per il turismo inclusivo. Milano guida la classifica con 2.691 strutture registrate, in aumento del 13% rispetto al 2023. Questo testa a testa con città del calibro di Rio e Londra dimostra che Milano non è solo una meta per arte e cultura, ma anche una città attenta e preparata verso i viaggiatori LGBTQ+.
Da segnalare anche Roma, al quinto posto, che conferma come l’impegno per un turismo più inclusivo sia diffuso nelle principali città italiane. Travel Proud non è solo un riconoscimento sulla carta, ma un vero e proprio percorso di formazione del personale, adeguamento delle strutture e comunicazione mirata per far sentire chiunque accolto senza discriminazioni.
Viaggiare LGBTQ+: tra sicurezza e difficoltà ancora dietro l’angolo
Nonostante la crescita delle strutture inclusive, il quadro che emerge dai dati è più complesso. Chi preferisce non dichiarare apertamente la propria identità sessuale o di genere in viaggio incontra meno esperienze negative rispetto a chi invece si mostra con orgoglio. Parliamo del 34% contro il 62% a livello globale. Le persone trans, in particolare, sono quelle che vivono più episodi spiacevoli, con un allarmante 73%.
Il disagio si sente: il 53% di chi non rivela la propria identità durante il viaggio non si sente a disagio, molto più di chi invece è apertamente LGBTQ+. Questo dimostra che “passare inosservati” è spesso una difesa necessaria per evitare discriminazioni. Ma è un compromesso amaro: solo il 31% si sente libero di mostrarsi per quello che è, mentre la maggioranza limita il proprio “outing” al nucleo ristretto di amici. E c’è chi, per viaggiare dove desidera, è disposto a nascondere la propria identità: è il caso del 40% degli intervistati.
Questi numeri raccontano una realtà ancora fatta di scelte difficili, dove libertà personale e sicurezza percepita faticano a trovare un equilibrio.
Più precauzioni e ansie in viaggio, soprattutto per le persone trans
Chi viaggia LGBTQ+ sta adottando sempre più accorgimenti per proteggersi. Il 44% dice di aver aumentato le precauzioni rispetto al passato, usando sia strumenti tecnologici sia comportamenti più attenti. Tra le strategie più comuni c’è la condivisione della posizione con persone fidate per gestire momenti di ansia e la cancellazione delle app di incontri all’estero .
Altre misure riguardano l’uso di VPN per proteggere la privacy o accedere a contenuti bloccati , e l’acquisto di telefoni usa e getta . Tutto questo mostra come la ricerca di sicurezza non sia solo fisica, ma anche digitale. Il 48% controlla attentamente l’ambiente prima di manifestare affetto in pubblico, segno che la normalità è ancora lontana.
Le persone trans, in particolare, vivono un livello di ansia più alto rispetto agli altri: il 43% si sente più a disagio in viaggio, contro una media del 27%. Un problema frequente per loro è l’uso di servizi divisi per genere, come bagni e spogliatoi, indicati come fonte di disagio dal 24%, una percentuale più alta rispetto ad altri gruppi.
Segnali positivi: sempre più esperienze di inclusione
Nonostante tutto, il rapporto mostra anche progressi. L’82% degli intervistati dichiara di aver vissuto almeno un’esperienza positiva legata alla propria identità nell’ultimo anno. Tra le situazioni più apprezzate ci sono il rispetto per i pronomi corretti da parte del personale , la presenza di simboli arcobaleno e servizi neutrali dal punto di vista del genere, come bagni non separati . Anche avere personale LGBTQ+ contribuisce a creare un clima più accogliente, come conferma il 32%.
Il 58% ritiene che l’accettazione sia migliorata nel tempo, un segnale che qualcosa sta cambiando nel settore turistico. Questi passi avanti non cancellano però le difficoltà, ma rappresentano una base su cui costruire viaggi più sereni per tutti.
Tecnologia e IA al servizio di viaggi più sicuri e consapevoli
L’ultima parte dello studio mette in luce il ruolo crescente della tecnologia per i viaggiatori LGBTQ+. L’intelligenza artificiale è sempre più usata per organizzare viaggi, trovare informazioni imparziali e connettere persone con interessi simili.
Due terzi degli intervistati hanno usato l’IA per pianificare i propri viaggi nell’ultimo anno, mentre il 43% si è affidato a essa per avere consigli liberi da pregiudizi. Il 39% la ritiene utile per scovare località accoglienti difficili da trovare con fonti tradizionali. Inoltre, il 37% preferisce rivolgere domande delicate a un’intelligenza artificiale piuttosto che a una persona.
Cresce anche l’interesse per funzioni specifiche: il 30% valuta utile avere filtri dedicati durante la prenotazione per individuare facilmente strutture LGBTQ+ friendly. Questi dati indicano che, se usata con consapevolezza, la tecnologia può diventare una preziosa alleata per abbattere barriere e rendere i viaggi più sicuri e sereni.



