
Tra le luci sfavillanti della Biennale di Venezia, spicca Eldorada Chips, l’installazione di Giulia Maglionico. A prima vista, pacchetti dorati di patatine catturano lo sguardo, ma dietro quel luccichio si cela un messaggio pesante. Il consumismo sfrenato e la crisi ambientale non sono più temi da discutere a voce bassa. Maglionico li mette a nudo, senza filtri. La sua opera urla contro quel “mare di plastica” invisibile, sommerso sotto gesti quotidiani che di innocuo hanno ben poco. E in mezzo a tutta la meraviglia di Venezia, non si può fare a meno di fermarsi e riflettere.
Eldorada Chips: un colpo d’occhio alla Biennale
Dal 27 giugno al 5 luglio 2026, gli spazi della Gervasuti Foundation at Supernova a Cannaregio ospitano una delle tappe più significative della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, la Biennale di Venezia. Qui Giulia Maglionico presenta il suo progetto come quarto appuntamento della serie Eventi Speciali – Diary, curata da Francesca Baboni all’interno del Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania. L’artista mette in scena una riflessione critica sull’estetica del consumo e il suo legame stretto con l’emergenza ambientale.
La mostra si inserisce in un calendario ben orchestrato dalla direttrice scientifica Martina Cavallarin, che ha voluto mantenere vivo il dialogo con Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation e le successive attivazioni. Dopo le opere di Sasha Vinci e Ciro Palumbo, Eldorada Chips spicca per il suo impatto visivo deciso e per la forza del suo messaggio. L’evento si propone come uno specchio sulle contraddizioni del benessere occidentale e sulla fragilità degli ecosistemi globali, temi al centro dell’attenzione culturale nel 2026.
Il pacchetto dorato che racconta un mare di plastica
Il cuore della mostra sta nella decostruzione di un’icona del consumo popolare: il pacchetto dorato di patatine, simbolo moderno di un sogno di vita facile e senza limiti. Eldorada Chips, con un nome che richiama un paradiso scintillante ma ingannevole, usa questa immagine per parlare di spreco e inquinamento. Maglionico mostra come l’accumulo di rifiuti, soprattutto plastici, generato dal consumismo passivo, sia una minaccia concreta per il mare e la biodiversità.
L’installazione si sviluppa come un racconto visivo dove il messaggio ambientale non è solo denuncia, ma coinvolgimento. Con un linguaggio pop, ironico e colorato, il contrasto tra la lucentezza dorata dei packaging e i rifiuti nascosti dentro fa saltare in aria il mito di un benessere che spesso si rivela effimero e dannoso. Il visitatore si trova davanti a un ambiente contaminato che sembra familiare e allo stesso tempo inquietante, una frattura evidente tra ciò che appare e ciò che è.
Colori, forme e geometrie: il mare secondo Maglionico
Al centro di Eldorada Chips c’è una tensione fra figurazione e astrazione geometrica, ben visibile nella serie #unmaredasalvare. L’artista lavora con forme pulite, volumi netti e colori intensi per costruire un ecosistema marino che incanta e al tempo stesso disturba. Meduse fluorescenti e sacchetti di plastica si mischiano sullo stesso fondale, trasformato in simbolo concreto della contaminazione causata dall’uomo. Attraverso contrasti cromatici e spaziali, emergono immagini che riscrivono i confini tra natura e artificio.
L’allestimento spinge a riflettere su cosa consideriamo “pulito” e cosa invece è irrimediabilmente contaminato. La metafora che paragona il fondo del mare agli scaffali di un supermercato mette in discussione la responsabilità individuale rispetto ai consumi e ai rifiuti. L’estetica accattivante, quasi pubblicitaria, serve a scuotere la percezione superficiale e a portare l’attenzione su temi urgenti, mantenendo però quella leggerezza tipica della pop art.
Il Padiglione Tanzaniano: uno sguardo critico sulle fragilità globali
L’installazione di Maglionico si inserisce perfettamente nella linea scelta dal Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania per la Biennale 2026, che vuole superare rappresentazioni semplicistiche della natura e della vulnerabilità dei popoli. La mostra evita toni retorici o didascalici, preferendo un approccio che stimola una riflessione lucida e impegnata sul presente. L’obiettivo è aprire un dialogo serrato tra artisti, pubblico e istituzioni, mettendo a fuoco i legami tra pratiche quotidiane occidentali e crisi ambientali globali.
Il progetto di Maglionico è una lente che mette a nudo dinamiche di sfruttamento e accumulo insostenibili. Eldorada Chips traccia una linea netta: non si può più ignorare il confine sottile tra la comoda illusione del consumo e il paesaggio inquinato che produciamo con le nostre abitudini. Venezia, con la sua storia legata all’acqua, diventa così il palcoscenico ideale per un racconto attuale e di portata mondiale, che continua a interrogarci sulle scelte etiche e ambientali di oggi.



