
Mutare significa più che cambiare, è una promessa di continuità nascosta nel tempo. Lo sapeva bene Ovidio, che nelle sue Metamorfosi ha raccontato storie di trasformazioni capaci di attraversare secoli. Ora, quelle narrazioni prendono vita alla Galleria Borghese di Roma. Dal 23 giugno al 20 settembre 2026, la mostra invita a esplorare il confine sottile tra ciò che si perde e ciò che nasce, attraverso opere che catturano il cuore stesso del cambiamento. Non è solo un racconto: è un viaggio dentro il mutare che ci riguarda tutti.
Ovidio e le Metamorfosi: il poema che ha cambiato il modo di vedere il mutamento
Le Metamorfosi di Ovidio non sono solo una serie di racconti mitologici. Sono una vera e propria visione del mondo, dove tutto è in continuo movimento. L’espressione latina omnia mutantur, nihil interit riassume questo concetto: tutto cambia, nulla si perde. Nel poema, divinità, uomini, piante e perfino le stelle sono coinvolti in questo flusso senza fine. Non si tratta mai di fermarsi, ma di trasformarsi.
La mostra alla Galleria Borghese, curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten insieme al Rijksmuseum di Amsterdam, non si limita a mettere in fila immagini e sculture. Piuttosto, propone una riflessione sul potere creativo della metamorfosi. I miti di Ovidio diventano uno specchio per capire non solo l’arte, ma anche il cambiamento che attraversa la materia e la mente umana.
La Galleria Borghese: un museo che è già metamorfosi
La Galleria Borghese è il luogo perfetto per questa storia. La sua stessa esistenza è fatta di trasformazioni, a partire dalla collezione del cardinale Scipione Borghese, che ha unito arte e mito classico in modo indissolubile. Le sale, le decorazioni e le sculture raccontano quel legame stretto tra spazio e immaginario antico.
Capolavori come Apollo e Dafne e Plutone e Proserpina di Gian Lorenzo Bernini incarnano il tema della trasformazione con una forza che lascia senza fiato. Intorno a loro si snoda un percorso che coinvolge grandi nomi come Correggio, Michelangelo, Tiziano e Rodin. Questi artisti non si sono limitati a illustrare i miti, ma li hanno tradotti in emozioni e storie, indagando il cambiamento in tutte le sue sfumature: dalla perdita all’identità, dal desiderio al legame con la natura.
Anche il museo stesso è un organismo in evoluzione, segnato da scelte, epoche e rinnovamenti estetici. La mostra non parla solo dei miti di Ovidio, ma riflette anche su come il museo e la percezione dell’arte si siano trasformati nel tempo.
Metamorfosi: tra dolore e rinascita
Nei racconti di Ovidio, il cambiamento raramente è semplice o dolce. Spesso coincide con una perdita, una condanna. La mostra lo mette in evidenza: stupri, inganni, fughe disperate, trasformazioni forzate sono all’ordine del giorno. Ma non mancano storie di coraggio e liberazione, come quella di Perseo e Andromeda.
L’esposizione mostra questa doppia faccia della metamorfosi: può essere violenta e dolorosa, ma anche portare a una nuova vita, a una rinascita. La natura accoglie e protegge, offrendo all’uomo la possibilità di ricominciare. È un processo complesso, in cui dolore e speranza si intrecciano, e l’arte riesce a rendere visibile questa tensione.
Un esempio su tutti è Apollo e Dafne di Bernini, dove la trasformazione è anche perdita di sé, ma diventa radicamento nella natura. Dafne, da creatura fragile, si fa albero, trasformando la vulnerabilità in forza. Quel momento congelato nell’istante è il cuore pulsante dell’opera, un capolavoro che unisce tecnica e riflessione profonda.
Il mito che cambia forma: testo, traduzioni e immagini
Il mito di Ovidio è arrivato fino agli artisti rinascimentali e barocchi passando attraverso traduzioni, commenti e riscritture. Questo ha modificato il racconto originale, arricchendolo di nuovi dettagli e interpretazioni che hanno ispirato gli artisti.
L’immaginario europeo sulle Metamorfosi non nasce dal solo testo di Ovidio, ma si costruisce nel tempo, tra lingue e culture diverse, passando dal poema alle immagini. Le opere d’arte sono così parte di un grande intreccio culturale, dove i miti si adattano e si rinnovano continuamente.
La mostra mette in luce come la sopravvivenza del mito e la trasformazione delle immagini siano legate a doppio filo. Passare dalla parola scritta alla rappresentazione visiva non è mai semplice, ma dimostra la vitalità del mito, che continua a stimolare creatività e riflessioni anche oggi.
Il difficile compito di fermare il cambiamento
Raccontare il mutamento mentre avviene è la sfida più grande della mostra. Nei miti di Ovidio, il passaggio da uno stato all’altro è fragile e sfugge. Catturarlo in un’immagine fissa richiede un’attenzione speciale, che va oltre la semplice narrazione.
Il percorso espositivo parte dal Caos iniziale, visto da Ovidio come una minaccia costante. Poi si concentra su istanti sospesi: la trasformazione di Apollo e Dafne, la metamorfosi di Minerva e Aracne, la tensione delicata di Pigmalione e Galatea. Momenti in cui il confine tra uomo e natura, materia e spirito si dissolve, e l’arte diventa lo strumento per mostrare ciò che per natura sfugge allo sguardo.
Questa tensione è il cuore dell’esperienza proposta: ogni opera racconta un movimento, un passaggio, un cambiamento in atto, traducendo in forma visiva ciò che la poesia suggerisce con ritmo e immagini.
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La mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti si presenta così come un viaggio nel cambiamento, non solo letterario ma anche artistico. La Galleria Borghese, con i suoi spazi carichi di storia, diventa il teatro di un confronto continuo tra passato e presente, tra mito e contemporaneità, offrendo al pubblico l’esperienza concreta di una trasformazione che attraversa tempo e forme.



