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Kontakthof di Pina Bausch: il commovente ritorno a 50 anni dall’iconico spettacolo di teatrodanza

Danziamo, danziamo, altrimenti siamo perduti. Quelle parole di Pina Bausch, pronunciate decenni fa, colpiscono ancora, forse più forti che mai. Era il 1978 quando la coreografa tedesca creò Kontakthof, un luogo di incontri dove il corpo raccontava storie di uomini e donne in modo nuovo, senza filtri. Oggi, cinquant’anni dopo, alcuni degli interpreti originali, segnati dal tempo ma non dal ricordo, sono tornati sul palco. A Lugano, nel 2024, si è chiuso un viaggio che ha messo in scena non solo la danza, ma anche il passare del tempo, la memoria e la vita stessa.

Kontakthof, la rivoluzione di Pina Bausch nel teatrodanza

Kontakthof nacque come una vera rivoluzione, capace di cambiare per sempre il modo di mostrare il corpo sulla scena. Addio agli orpelli e all’estetica accademica: la coreografia di Bausch puntava al gesto autentico, raccontava emozioni semplici ma profonde, dall’amore alla vulnerabilità, dalla solitudine alle prevaricazioni. L’ambientazione riprendeva una sala da ballo anni Cinquanta, con sedie lungo le pareti e un pianoforte a fianco. Qui si svolgevano scene di corteggiamento e riti sociali fra uomini e donne, accompagnati da valzer e tango degli anni Trenta.

Quel che colpisce in Kontakthof è la sua radice nel quotidiano: tic nervosi, gesti involontari, incontri pieni di tenerezza ma anche di piccole crudeltà. La coreografia rifiuta ogni abbellimento, scegliendo di mostrare la fragilità dei rapporti umani con un’ironia malinconica. Un ballo duro e dolce insieme, dove l’eleganza degli abiti e i pizzi d’altri tempi nascondono un’eterna difficoltà di comunicazione fra i sessi. Questa visione ha segnato profondamente il Tanztheater Wuppertal e ispirato generazioni di artisti.

Dalla prima messa in scena al remake con anziani e adolescenti

Dopo il debutto del 1978, Kontakthof è tornato più volte in scena, in diverse versioni. Nel 2000 è stato rimontato con interpreti non professionisti over 65: un esperimento che ha suscitato forti emozioni. A Ferrara, lo spettacolo con gli anziani ha mostrato come il tempo non cancelli le difficoltà delle relazioni, ma le trasformi, generando nuovi modi di confronto e di espressione corporea. Nel 2008, una versione con adolescenti ha esplorato il tema dal punto di vista dei più giovani, ampliando il pubblico e rendendo universale la storia raccontata.

Questi diversi approcci hanno confermato la capacità di Kontakthof di adattarsi a tempi e corpi diversi, mantenendo intatto il suo cuore tematico. Lo spettacolo parla di quel bisogno insopprimibile di amare e di essere amati, attraverso movimenti semplici ma mai scontati, capaci di raccontare un’intera vita con tutte le sue contraddizioni.

Kontakthof – Echoes of ’78: la reunion toccante degli interpreti originali

Il progetto Kontakthof – Echoes of ’78 ha portato in scena, a Lugano e altrove, otto degli interpreti originali, ormai tutti oltre i settant’anni. La difficoltà di portare avanti la tournée con tutto il cast storico ha imposto una riduzione, ma ha aggiunto nuova profondità alla performance. Salomon Bausch, figlio di Pina e direttore della fondazione a lei dedicata, ha voluto omaggiare la madre mettendo insieme gli artisti dal vivo e le immagini d’archivio.

Meryl Tankard, australiana e parte del cast originale, ha curato il montaggio delle vecchie riprese in bianco e nero degli anni Settanta. Questi filmati sono stati proiettati su un telo trasparente che ha coperto il proscenio, sovrapponendosi agli interpreti più anziani. Così, i vecchi protagonisti hanno dialogato con i loro “fantasmi” giovani sul palco. Uno spettacolo che tocca corde profonde: parla di memoria, del corpo che cambia e dell’esperienza che si sedimenta.

Memorie, emozioni e contrasti sul palco

Lo spettacolo alterna momenti di commozione a scene di piccole crudeltà quotidiane. Una delle sequenze più intense vede la stessa Tankard toccata da dieci uomini, con movimenti che passano da carezze a dolenti abusi. La scena, ripresa sullo schermo, appare in primo piano mentre l’attrice anziana si muove lentamente sul palco, lasciando trasparire l’elaborazione di un trauma profondo.

In altri momenti, i danzatori ripropongono pose ricordate a memoria, a volte con partner invisibili o proiezioni che sembrano dialogare con loro, evocando storie di un passato che torna a vivere nella carne e nello spirito. Il contrasto tra passato e presente spinge a riflettere sulla natura umana, in tutta la sua complessità.

Kontakthof – Echoes of ’78 conferma il valore della danza come racconto senza tempo. La potenza espressiva di Pina Bausch continua a farsi sentire grazie a questi artisti che, pur segnati dall’età, sfidano il tempo e lasciano un’impronta indelebile sulla scena mondiale della danza contemporanea.

Redazione

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