
Nascosta tra i viali di Villa Borghese, la Loggia dei Vini si risveglia dopo anni di silenzio. Quel luogo, che custodisce la tradizione del vino fin dal 1609, ora si trasforma in un palcoscenico vivo. Non si tratta di una mostra da ammirare a distanza, ma di un laboratorio a cielo aperto dove la musica prende forma in tempo reale. Saâdane Afif, con il progetto “Live in LAVINIA”, ha creato uno spazio dove si suona, si scrive, si costruiscono performance davanti agli occhi di chi passa, un’esperienza che durerà fino al 2026. Qui, ogni nota e ogni parola si intrecciano, dando vita a qualcosa di unico e in continua evoluzione.
La Loggia dei Vini: dal silenzio di Villa Borghese a un nuovo racconto urbano
Nel cuore di Villa Borghese, la Loggia dei Vini racconta una storia che parte da lontano. Costruita tra il 1609 e il 1618, era parte di un sistema per conservare il vino, collegata al Casino Nobile da un passaggio sotterraneo. Per decenni, però, è rimasta nell’ombra, dimenticata e chiusa al pubblico.
Il recente restauro, donato e finanziato dalla società Ghella, ha ridato fiato a questo luogo. Un lavoro durato tre anni che non solo ha riportato alla luce l’edificio, ma lo ha trasformato in uno spazio vivo per l’arte contemporanea. Così, le sue mura, un tempo mute testimoni di un passato lontano, ora ospitano voci e idee nuove, trasformandosi in un laboratorio culturale aperto.
La rinascita della Loggia si inserisce nel tessuto della città come un ponte tra storia e futuro. Il luogo riapre le sue porte a cittadini e artisti, diventando un punto di incontro e scambio, un palco dove si intrecciano relazioni e creatività nel tempo.
“Live in LAVINIA”: musica e parole in scena, a due passi dal pubblico
Con “Live in LAVINIA”, la loggia si trasforma in una sala prove a cielo aperto. Due giorni a settimana, i musicisti Federico Bisozzi e Simone Alessandrini lavorano su musiche ispirate a dieci testi scritti appositamente da autori come Clara Meister, Deo Katunga, Dominique Gonzalez-Foerster e altri nomi di rilievo nel panorama contemporaneo.
Questa residenza dura fino al 20 settembre 2026 e permette al pubblico di seguire da vicino un processo creativo che di solito resta dietro le quinte. Qui non conta il risultato finale, ma il percorso: spartiti da rivedere, conversazioni a bassa voce, momenti di ripensamento e improvvisazioni che prendono forma sotto gli occhi degli spettatori. La performance conclusiva sarà affidata a Rosaria Angotti, ma fino ad allora tutto si svolge in diretta, in tempo reale.
Afif usa i manifesti degli eventi culturali come parte integrante della sua opera, inserendoli in una partitura che racconta la vita culturale di Roma. Da vent’anni mette in discussione l’idea dell’opera unica e dell’autore solitario, affidando la scrittura a più voci e affidando la musica a compositori diversi. Così ogni lavoro diventa un viaggio aperto, fatto di variazioni e passaggi di mano.
Il pubblico entra in punta di piedi in questo meccanismo delicato, diventando testimone di un atto creativo complesso, basato su ascolto e confronto. La loggia si fa così spazio e strumento di un’arte plurale, che parla tanto con l’ambiente quanto con le persone che la abitano.
L’arte che si trasforma: tra perdita, cambiamento e nuove strade
Tradurre un’opera significa sempre perdere qualcosa, ma anche trovare nuove possibilità. “Live in LAVINIA” vive su questo equilibrio, accogliendo l’errore e il cambiamento come parte fondamentale del lavoro artistico. Le parole danno senso, ma la musica sfugge a definizioni precise; non cerca di fissare un significato rigido, ma costruisce un paesaggio in cui memorie ed esperienze si intrecciano e si rispondono.
La musica qui è orizzontale: non impone un messaggio, ma offre uno spazio dove intenzioni e interpretazioni si sovrappongono e si mescolano. Il progetto di Afif rifiuta l’idea di una corrispondenza esatta tra segni e significati e valorizza invece ciò che si modifica nel passaggio tra parole, suoni e spazio, trovando nel disallineamento un senso profondo.
In questo modo, “Live in LAVINIA” diventa un modello di arte contemporanea che, attraverso il dialogo tra linguaggi diversi, rinnova il modo di comunicare la cultura. Non è un evento fermo, ma un processo aperto, una contaminazione continua che coinvolge artisti, luogo e pubblico in un unico racconto che si costruisce giorno dopo giorno.



