
All’ingresso di Messeplatz, le installazioni gigantesche di Art Basel Unlimited 2026 catturano subito lo sguardo. Non sono semplici opere d’arte, ma veri e propri interventi monumentali che trasformano gli spazi e sfidano ogni limite di scala. Ruba Katrib, curatrice di questa edizione, sottolinea come Unlimited sia molto più di una mostra: “è un laboratorio senza confini dove gli artisti possono spingere la creatività oltre ogni convenzione.” Qui, le ambizioni si misurano in proporzioni fuori dal comune, con progetti che dialogano non solo con la città, ma con un pubblico globale pronto a lasciarsi sorprendere.
Theaster Gates: tra tradizione giapponese e cultura americana contemporanea
Tra le opere più attese c’è quella di Theaster Gates, ospitata da White Cube. “A Libation in Uncertain Times” è un’installazione che mescola storia, artigianato e politica culturale. Gates usa circa mille binbo tokkuri, i tradizionali recipienti per il sakè dell’era Edo, ognuno decorato con stemmi familiari giapponesi. Questi oggetti, raccolti con la ceramista Tani Q, sono rielaborati come simboli della società giapponese di produzione immaginata dall’artista, “Mon Industries”. L’opera non è solo un omaggio alla tradizione: insieme all’installazione viene proiettato il film “Shamisen for Malcolm X” , dove un musicista fonde sonorità blues e di preghiera con lo shamisen, strumento a corde giapponese. La mostra arriva in concomitanza con l’apertura dell’Obama Presidential Center a Chicago, dove Gates ha in programma una commissione importante per giugno 2026. L’attenzione ai materiali e il dialogo tra culture rendono questa opera un punto fermo di Unlimited.
Eva Jospin e il paesaggio scultoreo che avvolge
Galleria Continua presenta “Panorama” di Eva Jospin, un’opera del 2016 che resta ancora oggi sorprendentemente attuale. Si tratta di un paesaggio scultoreo lungo quasi 9 metri, nato per la Cour Carrée del Louvre a Parigi. Realizzato quasi interamente con cartone, legno e colla, crea un ambiente immersivo e ricchissimo di dettagli, capace di trasportare chi guarda in un mondo naturale sospeso nel tempo. Al centro c’è il tema ambientale, con una monumentalità discreta che stimola la riflessione sulla natura stessa dell’arte, senza esagerare nelle dimensioni ma con un impatto visivo e sensoriale potente. Portare quest’opera in Unlimited mostra quanto la precisione artigianale e le grandi suggestioni ambientali possano convivere.
Il topo filosofico di Ryan Gander mette in scena la coscienza
Alla Lisson Gallery, Ryan Gander fa parlare il suo topo animatronico con “I’ve felt everything I’m going to feel – The Unspeakable World” . Parte di una serie già nota, questa volta il topo di campagna striato esce da un buco nel muro e diventa protagonista di un monologo filosofico. Dotato di voce sintetica prestata dalla figlia dodicenne dell’artista, esplora temi come linguaggio, coscienza e attenzione. “Non è uno spettacolo da guardare distrattamente: Gander invita a inginocchiarsi,” trasformando l’incontro in un momento di ascolto profondo e meditazione. Questa riflessione sul percepire e comunicare incarna lo spirito di Unlimited, che punta a valorizzare non solo la vista ma anche la mente e le emozioni.
Agostino Bonalumi e la modularità che coinvolge
Mazzoleni porta a Basilea “Struttura modulare bianca” di Agostino Bonalumi, una scultura composta da 29 moduli in vetroresina e nitro, ognuno di circa 80x100x70 cm. Un organismo che si sviluppa nello spazio giocando su ripetizioni e variazioni geometriche, rivelando la sua complessità solo muovendosi intorno e dentro l’opera. L’interazione è fondamentale: lo spettatore, con i suoi movimenti, diventa parte attiva della vibrazione geometrica del lavoro. Nato per la sala privata dell’artista alla XXXV Biennale di Venezia nel ’70, questo progetto ha avuto diverse reincarnazioni a Milano, Anversa e Torino, confermando la sua vitalità. Qui Unlimited mette in evidenza il dialogo tra architettura, modularità e spazio espositivo in modo esemplare.
Isa Genzken e la cabina di volo tra realtà e immaginazione
L’installazione “Untitled” di Isa Genzken, presentata con Galerie Buchholz, Hauser & Wirth e David Zwirner, indaga il viaggio e lo spazio mentale. La ricostruzione di una cabina d’aereo con finestre sospese e tendine socchiuse crea un ambiente sospeso tra reale e immaginario. Le finestre diventano quasi quadri a sé stanti, le tendine simboleggiano occhi che guardano oltre, trasformando il punto di vista da osservatore a spazio esterno. L’opera mette in luce il rapporto tra fisicità e percezione personale, offrendo uno sguardo privilegiato sul mondo di oggi. Con questa installazione, Unlimited conferma la sua vocazione a stimolare lo sguardo e la riflessione attraverso un’esperienza coinvolgente.
Vanessa Beecroft, Alfredo Jaar e Wael Shawky: video, politica e mito
Lia Rumma porta a Unlimited tre lavori che si fanno notare. “Untitled ” di Vanessa Beecroft è un’installazione video con Bianca Censori nel ruolo di Izanami, dove film e scenografia si fondono in un dialogo serrato tra immagine, corpo e racconto. Un dettaglio che ha fatto parlare è la presenza di Bianca Censori fotografata alla preview con il marito Kanye West, un particolare che unisce cronaca e mondo dell’arte contemporanea. Più politico e riflessivo è “The Power of Words” di Alfredo Jaar, che affronta il peso delle immagini nel discorso pubblico. Infine, Wael Shawky con “I Am Hymns of the New Temples” propone una scultura che analizza la diffusione e la persistenza della mitologia greco-romana nelle culture successive. Queste opere raccontano un confronto duro tra media diversi e contenuti che vanno dal personale al politico fino all’eredità culturale.
Philip-Lorca diCorcia e i ritratti dei sex workers tra arte e impegno sociale
David Zwirner presenta “Hustlers” di Philip-Lorca diCorcia, una mostra che ripropone la prima grande personale dell’artista al MoMA di New York nel 1993. Le fotografie ritraggono sex workers maschili al lavoro vicino a Santa Monica Boulevard, Los Angeles. La particolarità di questa serie sta nel fatto che i soggetti venivano pagati con una somma simile a quella richiesta per i loro servizi, con fondi pubblici del National Endowment for the Arts. Un gesto politico e insolito, nato in anni di guerre culturali, che rende il lavoro un documento ricco di implicazioni sociali e morali, ma anche di grande impatto visivo. L’opera dimostra come l’arte possa diventare strumento di racconto e critica in contesti complessi.
Goshka Macuga e la memoria museale in movimento
“Exhibition M: A Re-enactment” di Goshka Macuga è un racconto in movimento, che mescola arazzi, sculture, immagini d’archivio e performance. Il risultato è uno spazio che cambia continuamente, dove storie e culture diverse si intrecciano senza confini. Il progetto si ispira a “Le Musée Imaginaire” di André Malraux ed è frutto della collaborazione tra Galerie Rüdiger Schöttle, Kate MacGarry e Vistamare. Macuga apre così un dialogo che mette in discussione passato, presente e futuro dei musei, spingendo a riflettere sulla funzione e il significato dello spazio espositivo oggi. Un’opera che incarna lo spirito innovatore di Unlimited, capace di superare i limiti tradizionali delle fiere d’arte.



