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Il Volto Santo di Lucca torna visibile dal 19 giugno 2026: concluso il restauro che svela la sua antica bellezza

Redazione 18 Giugno 2026

Per quasi duemila anni, il crocifisso ligneo noto come Volto Santo ha custodito silenzioso i suoi segreti dentro la Cattedrale di San Martino a Lucca. Ora, dopo un restauro che ha svelato colori dimenticati e messo in discussione le certezze sull’origine stessa dell’opera, quel mistero si riaccende. Nascosto nel Tempietto di Matteo Civitali per oltre cinquecento anni, il Volto Santo sta per tornare alla luce. Il 19 giugno 2026 sarà il giorno in cui la città potrà ammirare di nuovo un simbolo sacro, avvolto da una storia che, a quanto pare, è molto più antica e complessa di quanto si pensasse.

Il Volto Santo, una guida spirituale nel Medioevo

Il Volto Santo non è solo una scultura, ma un simbolo che affonda radici profonde nella storia religiosa europea. Alto 2,5 metri, il crocifisso ligneo si trova nella Cattedrale di San Martino da più di mille anni. Nel Medioevo si credeva fosse stato scolpito da Nicodemo, personaggio biblico legato al racconto della crocifissione. Questa leggenda fece di Lucca una tappa fondamentale per i pellegrini, al pari di Roma o Santiago de Compostela, attirando fedeli da tutta Europa.

Il crocifisso rappresenta un Christus triumphans: Cristo vivo e vincitore sulla morte. Indossa una lunga tunica sacerdotale, senza alcun segno di ferite o sofferenza, in linea con uno stile iconografico precedente ai crocifissi dolorosi tipici dell’arte medievale successiva. Le numerose immagini del Volto Santo ritrovate lungo le vie di pellegrinaggio, fino in Scandinavia, testimoniano una rete di devozione ampia e profonda. Questo legame spirituale fa del Volto Santo molto più di un’opera d’arte: è un simbolo vivo della fede e dell’identità di Lucca.

Un restauro che cambia tutto: il Volto Santo è più antico del previsto

Il restauro iniziato nel 2022 ha rivoluzionato la conoscenza storica di quest’opera. I fondi – circa 600mila euro – sono arrivati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, mentre la supervisione tecnica è stata affidata all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, uno dei centri di restauro più prestigiosi d’Italia.

Prima dell’intervento, già nel 2020, analisi al Carbonio 14 condotte dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare avevano dato un risultato sorprendente: il legno risalirebbe alla fine dell’VIII o all’inizio del IX secolo. Successivi esami dendrocronologici hanno confermato la data intorno all’860 d.C., collocando il Volto Santo nell’età carolingia. Un colpo di scena che mette da parte la vecchia idea di una copia del XII secolo e riporta alla luce un originale altomedievale, uno dei tre crocifissi lignei monumentali più antichi d’Europa.

Questa nuova data non solo conferma l’importanza che l’opera aveva nel Medioevo, ma la inserisce in un momento cruciale per la nascita dell’arte europea, dimostrando il valore della scultura lignea in un’epoca decisiva.

La magia dei colori ritrovati e i dettagli nascosti

Uno dei risultati più affascinanti del restauro è stato il recupero della policromia originale, nascosta per secoli sotto strati di vernice del XVII secolo. Eliminando queste superfici scure, sono riemersi colori delicati e vibranti: sul volto, le mani e i piedi tornano incarnati curati, mentre la tunica mostra decorazioni dorate e un blu intenso ottenuto con lapislazzuli di pregio.

Sulla croce, sono riaffiorati motivi di foglie e fiori in rosso e blu, accompagnati dal simbolo dell’alfa e l’omega in foglia d’oro su fondo azzurro. Questi dettagli restituiscono all’opera non solo la sua bellezza originale, ma anche il suo significato rituale e simbolico.

Colpisce in particolare la scoperta sugli occhi del crocifisso. Le ridipinture ottocentesche, rimosse con cura, hanno rivelato la sclera originaria e una composizione in pasta vitrea. Gli esami hanno confermato che si tratta di vetro rifuso di epoca romana: un elemento sorprendente che rende unico il Volto Santo tra le sculture lignee del IX secolo. Le pupille azzurre, descritte nelle fonti antiche come «penetranti» e «terribili», danno allo sguardo una forza davvero singolare, ancora intatta.

Dietro le quinte: come è stato costruito il crocifisso

Il restauro ha anche permesso di scoprire i segreti della lavorazione. La scultura è ricavata quasi tutta da un unico tronco di noce, scavato sul retro per alleggerirla e ridurre le tensioni del legno. La testa è stata scolpita dalla parte vicina alla radice, con un rilievo pronunciato; le gambe invece dalla parte superiore.

Smontando temporaneamente il crocifisso dalla croce, si è potuto studiare il sistema originale di fissaggio, composto da sei perni in quercia e cedro posizionati con precisione. La croce è fatta con due legni diversi: il castagno per l’asse verticale e l’abete bianco per quello orizzontale. Questi dettagli raccontano la maestria degli artigiani e la sapiente scelta dei materiali disponibili all’epoca.

Il Tempietto di Civitali si rinnova per il grande ritorno

Il Volto Santo torna al suo luogo storico, il Tempietto disegnato nel 1484 da Matteo Civitali, che è stato oggetto di un ampio restauro. Gli interventi negli spazi intorno hanno riportato alla luce decorazioni antiche, restaurato il baldacchino e installato pannelli removibili per facilitare future operazioni di conservazione.

Un punto importante riguarda la tradizionale cerimonia della vestizione del crocifisso durante la festa della Santa Croce. Per questo rito antico sono stati studiati nuovi supporti che permettono di mettere corona, gioielli e pendenti senza danneggiare la delicata pittura restaurata.
Così, il Tempietto torna a essere il cuore spirituale e culturale di Lucca, mentre il Volto Santo riconferma il suo valore come capolavoro storico e artistico, prezioso testimone dell’arte carolingia e della scultura lignea medievale.

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