
Tre bassorilievi in cera rossa, firmati Antonio Canova, raccontano una storia rara e intensa. Sono conservati nella Gypsotheca di Possagno e rappresentano un frammento prezioso del lavoro dello scultore veneto sul monumento all’ammiraglio britannico Horatio Nelson, realizzato tra il 1806 e il 1808. Oggi questi bassorilievi sono in pericolo: la loro fragile condizione richiede un restauro urgente. Per questo motivo, il museo Canova ha lanciato una raccolta fondi, con l’obiettivo di raccogliere 5.500 euro entro fine giugno. Se non si interviene subito, dettagli fondamentali rischiano di andare perduti per sempre. L’idea è di riportarli al loro splendore e mostrarli al pubblico in una mostra speciale, in programma per novembre 2026.
Bassorilievi in cera rossa: uno sguardo diretto sul processo creativo di Canova
Questi tre bassorilievi non sono opere finite, ma veri e propri bozzetti allegorici che raccontano la nascita, la morte e la gloria di Horatio Nelson. Realizzati in cera rossa su lastre di ardesia nera, sono un esempio della ceroplastica neoclassica, tecnica molto diffusa tra fine Settecento e inizio Ottocento per creare studi preparatori. La cera permetteva a Canova di lavorare con precisione, modellando e affinando dettagli prima di passare al marmo o al bronzo.
Dietro c’è il progetto del monumento a Nelson, voluto dopo la vittoria di Trafalgar, dove questi bassorilievi trovano diretta corrispondenza nei rilievi del sarcofago conservato proprio nella Gypsotheca. Questi pezzi svolgono quindi un doppio ruolo: da un lato documentano una fase cruciale del lavoro di Canova, dall’altro rappresentano un patrimonio iconografico essenziale per capire la sua poetica.
Il tempo che segna e la fragilità della cera rossa
Nonostante il loro valore, i bassorilievi portano i segni dell’usura: l’esposizione agli agenti esterni e il naturale invecchiamento della cera rossa, pur ottima per i dettagli, l’hanno resa fragile e soggetta a fessurazioni, frammentazioni e distacchi. Questo rovina la leggibilità delle scene, impedendo di cogliere appieno la narrazione simbolica.
Anche le lastre di ardesia mostrano macchie e danni, mentre le cornici di legno sono minacciate dagli insetti xilofagi. La situazione richiede un restauro professionale per evitare che il degrado prosegua, con la perdita definitiva di parti fondamentali per capire il lavoro di Canova.
Il restauro sotto l’occhio attento della Soprintendenza
Il recupero sarà affidato alla ditta Passarella Restauri, esperta nel trattamento di materiali ceroplastici e nel restauro conservativo. Tutto avverrà sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Padova, Treviso e Belluno, a garanzia di rigore scientifico e metodologico.
Il lavoro prevederà il consolidamento delle zone più fragili, il recupero e il riposizionamento dei frammenti staccati, la sigillatura delle fessure più profonde e una pulitura controllata delle superfici. Verranno trattati anche i supporti in ardesia e le cornici di legno. Ogni fase sarà documentata e condivisa con il pubblico attraverso report e aggiornamenti, per sensibilizzare sull’importanza di questo prezioso patrimonio.
Crowdfunding e futuro: un’occasione per partecipare e una mostra da non perdere
La campagna di raccolta fondi, ospitata dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza, punta a coprire i costi del restauro raccogliendo 5.500 euro entro il 30 giugno 2024. Chi decide di contribuire riceverà riconoscimenti simbolici e potrà partecipare a eventi esclusivi organizzati dal museo, come visite guidate e approfondimenti.
Il culmine del progetto sarà la mostra “Antonio Canova e il Monumento a Horatio Nelson”, in programma dal 1° novembre 2026 al 25 aprile 2027 nella Gypsotheca di Possagno. Sarà la prima volta che i bassorilievi restaurati saranno esposti, offrendo un’occasione unica per avvicinarsi alla fase progettuale di Canova e a un episodio storico di grande rilievo.
La Gypsotheca di Possagno, custode dell’eredità di Canova
Il museo si trova nel paese natale di Canova ed è oggi il punto di riferimento per lo studio e la valorizzazione della sua arte. Oltre ai bassorilievi, conserva modelli in gesso, bozzetti in argilla e terracotta, disegni e documenti che raccontano ogni tappa del percorso creativo. La Gypsotheca nacque grazie al fratellastro di Canova, Giovanni Battista Sartori, che nel 1836 trasferì da Roma a Possagno i materiali dello studio.
Negli anni Cinquanta l’architetto Carlo Scarpa ampliò il complesso, creando un allestimento museale innovativo, con giochi di luce naturale e una distribuzione degli spazi studiata con cura. Oggi il museo ospita anche la casa natale di Canova, una biblioteca specializzata e un archivio di studi che permettono di approfondire continuamente la vita e l’opera dello scultore. La collezione è una risorsa fondamentale per capire ogni dettaglio del processo creativo, dal primo schizzo ai grandi modelli marmorei.
Le lastre di cera rossa oggetto del restauro sono dunque una testimonianza rara e preziosa della fase più intima e fragile del lavoro di Canova: un’occasione per toccare con mano l’invenzione artistica dietro alcuni dei monumenti neoclassici più famosi.



