
Il 22 maggio 2026, a Bologna, dentro il Padiglione Esprit Nouveau, qualcosa di insolito ha preso vita. Non era una mostra d’arte tradizionale, né una semplice partita a un gioco da tavolo. Era Dixit, quel gioco di carte illustrato che tutti conoscono, ma stavolta diventato un vero catalizzatore di immaginazione collettiva. In mezzo al festival PLAY e alla terza edizione di CLOSER – Becoming the City, le immagini surreali di Dixit si sono intrecciate con narrazioni condivise, creando un ponte tra gioco e arte contemporanea. Non si trattava più di divertimento fine a se stesso, ma di una riflessione concreta su cosa significhi abitare uno spazio, costruire comunità, e immaginare insieme un futuro possibile.
Gioco e arte: quando le immagini diventano linguaggio comune
Il progetto parte da un’idea chiara: l’immaginario condiviso. Da tempo l’arte contemporanea ha spostato il proprio sguardo da opere che trasmettono messaggi univoci a quelle che coinvolgono attivamente il pubblico, aprendo spazi di interpretazione e partecipazione. È qui che Dixit entra in gioco: le sue carte, popolate da simboli, architetture fantastiche e paesaggi sospesi tra realtà e sogno, invitano a costruire insieme un’immagine aperta, un “luogo” dove proiettare sensazioni e racconti personali.
Durante l’incontro al Padiglione, i partecipanti sono stati chiamati a rispondere a domande profonde come “Cos’è un’idea?”, “Com’è la città dei sogni?”, “Dov’è casa?”. Ma le risposte non sono arrivate dalle parole. Sono emerse dalle immagini scelte. Le carte hanno smesso di essere un semplice oggetto da decifrare per diventare uno spazio da abitare con la mente e l’immaginazione. La neuropsichiatra Chiara Coci ha spiegato come questo processo si basi sulla “proiezione”: desideri, ricordi e aspettative trovano nelle immagini di Dixit la superficie ideale per prendere forma, aggirando il pensiero razionale.
Il Padiglione Esprit Nouveau, laboratorio di nuove forme di comunità
Non è un caso che questa esperienza sia avvenuta al Padiglione Esprit Nouveau, unica ricostruzione italiana dell’edificio progettato da Le Corbusier per l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs del 1925. Qui, sotto lo sguardo attento di Adiacenze, curatore di CLOSER – Becoming the City, si riflette su cosa significhi oggi abitare uno spazio e costruire comunità.
Il gioco diventa uno strumento per facilitare nuove forme di partecipazione. Le immagini indefinite di Dixit superano i limiti del linguaggio tradizionale, offrendo un percorso sensoriale e simbolico per esplorare il concetto di abitare. Così, la città smette di essere solo materia o infrastruttura e diventa un’immagine simbolica da negoziare, un intreccio di sogni e storie costruite insieme.
PLAY, il gioco come ponte tra comunità temporanee e relazioni autentiche
Al festival PLAY si respira un’atmosfera che va oltre il semplice divertimento. Tavoli affollati di appassionati di giochi di ruolo e da tavolo si trasformano in luoghi di incontro e scambio, dove persone diverse si ritrovano e creano comunità temporanee. Il gioco diventa così una vera e propria infrastruttura sociale, capace di accogliere diversità attraverso un linguaggio universale e ludico.
Ma l’esperienza proposta da Adiacenze al Padiglione Esprit Nouveau spinge ancora più in là questa idea. Qui il gioco non è solo mezzo di socializzazione, ma una piattaforma per attivare un mondo immaginativo. Si passa dal semplice scambio tra persone alla costruzione di nuovi immaginari condivisi. Il gioco diventa lo specchio dove ognuno proietta i propri sogni e desideri, dando vita a un processo che invita a ripensare cosa vuol dire abitare e costruire città.
Daniele Catalli: i sogni diventano immagini da giocare
Al centro di questo esperimento c’è il lavoro di Daniele Catalli, artista coinvolto nel progetto. Grazie alla sua ricerca con il Museo del Sogno, Catalli trasforma sogni, desideri e ricordi in immagini originali, destinate a diventare carte di Dixit. Un processo che non solo arricchisce il gioco di significati simbolici, ma lo eleva a strumento di creazione artistica.
Con il suo contributo, la città non è più solo spazio fisico o sociale, ma un universo simbolico fatto di immagini e narrazioni condivise. L’idea di abitare si sposta verso quella di immaginare: il sogno e la proiezione diventano protagonisti nel definire l’esperienza urbana.
Adiacenze e Asmodee: il gioco come linguaggio culturale
La collaborazione tra Adiacenze e Asmodee Italia è un esempio concreto di come il gioco possa diventare linguaggio e strumento culturale. Da una parte, Adiacenze vede in Dixit un’opportunità per ampliare la partecipazione nei contesti artistici e sociali, usando il gioco per esplorare nuovi immaginari. Dall’altra, Asmodee riconosce nel gioco non un semplice prodotto, ma un mezzo per sperimentare nuove forme di interazione e comunicazione.
Questa sinergia va oltre la promozione di un gioco da tavolo: crea un terreno fertile dove ludico, arte e sociale si intrecciano. In questo spazio, il gioco diventa molto più di un momento di svago; diventa una vera e propria infrastruttura immaginativa, capace di far riflettere sul senso di abitare, costruire comunità e vivere la città oggi.



