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Biennale Gherdëina 2024: 20 Anni di Arte Contemporanea Trasformano le Dolomiti in un Giardino del Futuro

Redazione 14 Giugno 2026

Vent’anni fa, in Val Gardena, nasceva una piccola rassegna dedicata alla scultura lignea, radicata nelle tradizioni locali. Oggi, quella stessa rassegna è diventata la Biennale Gherdëina, un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea. Non un semplice evento collaterale, ma un protagonista capace di intrecciare passato e futuro, territorio e mondo. Alla sua decima edizione, la Biennale celebra due decenni di evoluzione con un tema che prende il giardino come simbolo di trasformazione e convivenza, riflettendo un viaggio che è molto più di una mostra.

Dalle origini alla scena globale: la crescita della Biennale Gherdëina

Tutto parte da un’intuizione di Doris Ghetta, gallerista con radici profonde nella Val Gardena. Nel 2008 la Biennale nasce come evento collaterale di Manifesta 7, legata al territorio tra Sud Tirolo e Trentino. Ma nel tempo si è emancipata, costruendo un’identità forte e riconoscibile.

Fin dall’inizio, il suo punto di forza è stato il legame con la tradizione locale: una terra dove la scultura lignea e l’artigianato raccontano storie antiche, stratificate nel tempo. Come ha spiegato la stessa Ghetta, mancava però un punto d’incontro tra queste radici e le pratiche dell’arte contemporanea internazionale. La Biennale si è fatta così ponte tra passato e presente, memoria e paesaggio, creando un dialogo autentico con il mondo dell’arte.

Questa tensione tra attaccamento al territorio e apertura verso il globale ha permesso all’evento di crescere e affermarsi, senza mai perdere di vista le questioni locali, dal turismo alla valorizzazione culturale. L’ultima edizione ne è la prova: un equilibrio delicato tra memoria e innovazione che si fa spazio vivo e dinamico.

BG 1-10: il catalogo che racconta vent’anni di arte e riflessione

In occasione della decima edizione è uscito “BG 1–10”, un catalogo che raccoglie testi critici, riflessioni e una panoramica degli artisti che hanno animato la Biennale nel corso degli anni. Un documento che mostra chiaramente come l’evento sia cresciuto, cambiando e adattandosi.

Le curatrici Lucia Pietroiusti e Filipa Ramos adottano una lettura che richiama quella del paleontologo: non solo uno studioso, ma un osservatore capace di leggere il territorio come un archivio vivo, fatto di strati temporali e culturali. Questa visione permette di capire la Biennale come un dispositivo che interroga il presente attraverso la memoria e il paesaggio.

Il catalogo diventa così uno strumento prezioso per chi vuole capire la complessità di questa manifestazione, che tiene insieme arte contemporanea e storia, natura e società della Val Gardena.

Paradise Gardens: il giardino come metafora di trasformazione

La decima edizione, curata da Samuel Leuenberger, si concentra sul tema “ Paradise Gardens”. Un’immagine insolita per le Dolomiti, ma carica di significati. Il giardino diventa qui un simbolo di cura, adattamento e convivenza.

Il progetto invita a ripensare il rapporto tra uomo e natura, scardinando l’idea tradizionale di dominio. Si parla di ibridazione tra umano e non umano, intrecciando scienza, introspezione e poesia. È una visione che guarda avanti, quasi utopica, ma che non perde di vista la fragilità delle Dolomiti, un ecosistema in continua evoluzione.

Il “paradiso” evocato non è un luogo statico, ma uno spazio aperto al confronto sulle trasformazioni ambientali e culturali, sulle tradizioni e sulle nuove conoscenze. La Biennale diventa così una piattaforma di riflessione e proposta, oltre la semplice estetica.

Tra paesaggio e memoria: gli artisti locali in mostra

Tra le iniziative più vive c’è il concorso dedicato agli artisti del territorio, che ha raccolto circa 250 candidature. Sei progetti sono stati scelti per la mostra, offrendo uno spaccato ricco e vario.

Masatoshi Noguchi, giapponese trapiantato in Alto Adige, ha trasformato un tunnel abbandonato in uno spazio leggero e poetico, dove terra e cielo, stagioni ed ecosistemi si incontrano in una dimensione sospesa.

Chanelle Adams e Augustas Serapinas esplorano il rapporto uomo-ambiente da angolazioni diverse. Adams con “Test Pit” scava nel terreno per rivelarne le stratificazioni temporali, come tracce di memorie mutevoli. Serapinas smonta un fienile tradizionale, lasciandone solo l’impronta, segno di un’architettura a rischio di sparizione.

“Sirocco” di Sandra Knecht evoca riti e maschere alpine, ma anche la memoria delle persecuzioni delle streghe, in un’opera che rompe con ogni normalizzazione.

Questi lavori site specific confermano l’attenzione della Biennale al dialogo tra paesaggio, tradizioni e contemporaneità.

Scambi internazionali e nuove prospettive artistiche

La Biennale Gherdëina guarda oltre i confini locali, aprendo collaborazioni con realtà come la Biennale di Kaunas in Lituania e il Museion di Bolzano.

Tra gli artisti internazionali spicca Andrius Arutiunian, che propone un’installazione sonora immersiva con un tavolo scolpito, popolato da figure legate al mondo dei morti, sospese tra mito e memoria. Evelyn Taocheng Wang, cinese residente in Olanda, intreccia scrittura, disegno e pittura figurativa, mescolando tradizioni orientali e occidentali.

Nel campo video, colpiscono due opere: “Green Grey Black Brown” di Yuyan Wang denuncia con immagini prese dal web l’impatto del capitalismo sulle risorse naturali, mentre “Ground Truthing” di Alice Bucknell usa il videogioco per creare un ecosistema immaginario, riflettendo sulle tecnologie di controllo ambientale.

Questi lavori evidenziano la profondità dei temi affrontati, tra ambiente, cultura e tecnologia.

Land Art e cambiamento climatico: l’arte che racconta la montagna

Il rapporto tra uomo e natura si fa tangibile nelle opere di Bas Smets ed Eliane Le Roux, che hanno realizzato un intervento di Land Art con trecento pali a segnare il livello più basso della neve negli anni, mostrando i segni concreti del cambiamento climatico.

Ana Prvački, con “Bee Memorial”, ha creato quattro sculture in marmo a grandezza naturale che riproducono alveari. Un omaggio silenzioso ma potente all’importanza delle api e alla loro minaccia crescente.

Questi lavori dimostrano come l’arte possa rendere visibili trasformazioni spesso difficili da percepire, invitando a una consapevolezza urgente.

Jacopo Belloni e il tempo lungo della natura

Jacopo Belloni, vincitore dell’Italian Council 2025, presenta “Dormancy”, un’installazione divisa in due parti: “The Sleepers”, borse di vetro con semi autoctoni pensate come capsule temporali da interrare e riesumare ogni venticinque anni; e “Nenie”*, distillatori in rame che estraggono l’essenza del cirmolo, simbolo di quiete.

Attraverso botanica, memoria e ritualità, Belloni riflette sui tempi lunghi della natura e sulla necessità di conservare e rigenerare. Il suo progetto parla di sopravvivenza e rinnovamento, in stretto legame con la storia e l’ambiente locale.

La Biennale Gherdëina 2026 conferma così il suo ruolo di crocevia tra innovazione e tradizione, natura e cultura, memoria e futuro. Le Dolomiti diventano un vero giardino di possibilità per l’arte contemporanea.

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