
A Napoli, un proverbio antico risuona con nuova forza: “Chi t’ama te rispett’”. Non è solo un detto popolare, ma un grido che attraversa arte, musica e politica. Anna Raimondo lo prende in mano e lo trasforma in un progetto potente. La frase che guida tutto arriva da bell hooks, scrittrice e attivista femminista americana: «Dove c’è violenza non c’è amore». Non è una semplice mostra, ma un intreccio di pittura, fotografia e le note vibranti del neomelodico. Un incontro insolito, forse inatteso, ma necessario. Nel mezzo, una canzone in napoletano che sfida stereotipi e parla di femminismo con voce autentica, grazie a due interpreti che danno dignità a un genere spesso sottovalutato. Un racconto fatto di corpi, suoni e parole che spingono a riflettere su amore e libertà, con urgenza e delicatezza.
Bell hooks, la bussola del progetto
Anna Raimondo si è ispirata a bell hooks, pseudonimo di Gloria Jean Watkins, una delle voci più autorevoli del femminismo del Novecento. Hooks scrive il suo nome in minuscolo per spostare l’attenzione dal singolo all’idea, ai contenuti forti che propone. Nel suo libro Tutto sull’amore. Nuove visioni, uscito in Italia nel 2022 per Il Saggiatore, definisce l’amore come una scelta consapevole e un impegno, distinguendolo nettamente da abusi o dipendenze che spesso vengono confuse con esso. La sua visione, fondata su etica e rispetto, diventa così una lente per guardare ai rapporti umani in modo più chiaro e profondo.
Raimondo ha lavorato per oltre tre anni su questo testo, traducendo i suoi spunti in un linguaggio artistico. La sua ricerca attraversa diversi media, da quelli visivi a quelli sonori, per dar vita a un progetto che non vuole essere solo bello da vedere, ma anche un messaggio politico e sociale. Grazie al supporto della Shazar Gallery di Napoli e alla cura di Sonia D’Alto e Kathryn Weir, la mostra resterà aperta fino a luglio 2026, con l’obiettivo di far riflettere a lungo nel contesto locale.
Il neomelodico al servizio del femminismo
Il vero cuore di “Chi t’ama te rispett’” è la musica, e in particolare una canzone nata dalla collaborazione tra più autori. Anna Raimondo ha coinvolto Nancy Coppola e Stefania Lay, due cantanti molto note nella scena neomelodica napoletana, conosciute per portare nei loro pezzi temi di solidarietà femminile e sorellanza. La scelta non è casuale: per Raimondo il neomelodico non è un corpo estraneo, ma un linguaggio che parla davvero di femminismo e inclusione, proprio come il progetto vuole sottolineare.
Insieme alle interpreti e al compositore Rolando Riera, con l’arrangiamento di Alessandro Sgambati, Raimondo ha dato vita a una traccia corale, registrata come opera collettiva dalla SIAE. Questa canzone è una dichiarazione chiara e potente. Spesso criticata e marginalizzata, la musica neomelodica qui si fa portavoce di un messaggio di libertà e rispetto, capace di raccontare temi sociali con immediatezza e intensità.
Il progetto crea un dialogo artistico che unisce la tradizione popolare del proverbio napoletano a una lettura femminista, rompendo le barriere culturali. Le curatrici parlano di un “abbattimento delle gerarchie stilistiche” che apre la strada a uno spazio dove il neomelodico e l’arte contemporanea si contaminano, restituendo all’amore il valore di un gesto concreto di rispetto e ascolto.
Mostra e iniziative sociali: l’arte che fa comunità
La performance della canzone è il fulcro della mostra, ma non l’unica esperienza per chi entra alla Shazar Gallery. Oltre al vinile e al videoclip, si possono vedere fotografie intime delle cantanti, disegni e oggetti come poster e t-shirt. Non sono semplici gadget, ma parte integrante del lavoro artistico e della sua missione sociale.
Una parte dei ricavi del merchandising andrà alle Lazzarelle, una cooperativa sociale napoletana che lavora con donne vittime di violenza. Questa realtà intreccia lavoro, giustizia sociale ed economia femminile, diventando un punto di riferimento concreto per la città. Il valore solidale rafforza così la dimensione politica e collettiva del progetto, che si propone come rete di sostegno e impegno attraverso l’arte.
La serata d’inaugurazione del 22 maggio ha coinvolto il pubblico con una performance dal vivo di Nancy Coppola e Stefania Lay, trasformando l’opera da esperimento artistico a momento di condivisione collettiva. Così la mostra si apre e si rinnova, in un dialogo continuo tra artisti, spettatori e comunità, dove l’arte diventa partecipazione vera.
L’ascolto femminista che cambia lo sguardo
Il lavoro di Anna Raimondo si basa su un ascolto attento, definito da lei stessa “ascolto femminista”. È una pratica che invita a immergersi nei suoni, negli accenti, nei silenzi, per scoprire le dinamiche sociali nascoste. La sua ricerca vuole rompere con stereotipi di genere e ruoli imposti, ripensando le storie che ci raccontiamo attraverso immagini e suoni.
Chi visita la mostra non è un semplice spettatore, ma parte di un’esperienza collettiva che si costruisce passo dopo passo. “Chi t’ama te rispett’” è dunque un’arte che coinvolge, che sfida i confini tra vita quotidiana e produzione culturale. E la scelta di unire il femminismo alla musica neomelodica – spesso vista come marginale anche dalla critica – dimostra come i confini tra cultura alta e popolare siano più fluidi di quanto si pensi, quando l’attenzione è rivolta alle persone e alle loro storie.
Questa mostra-concerto, che mette insieme Napoli, arte contemporanea, le voci femminili del neomelodico e un pensiero politico forte, si presenta come un laboratorio aperto di denuncia e speranza. Un invito a riascoltare l’amore con occhi nuovi, a trovare nelle pieghe più inaspettate storie da raccontare e, soprattutto, a praticare rispetto e libertà nelle relazioni di tutti i giorni.



